Il tema dell'articolo è la messa a punto delle acquisizioni linguistiche nel corpus dell'osco-lucano, tra riletture di fatti scrittorii e contenutistici del notum (Rossano di Vaglio, III-II a.C., Bantia, I a.C.) e interpretazione del novum (Tortora, VI sec. a.C., Roccagloriosa, IV sec. a.C.) proveniente da nuove campagne di scavo nell'area della Lucania storica e del mondo indigeno magnogreco (Enotri). Poiché fatti di scrittura (alfabeti) segnano la diversa posizione del lucano, polarizzato verso l'area culturale magnogreca, rispetto al resto del mondo dell'italico sannita, la problematica concerne la definizione dei limiti di un 'lucano' a fronte di varianti scrittorie significativamente diverse all'interno di uno stesso (?) modello alfabetico di base o nel passaggio ad altro alfabeto: da un lato, il testo di Roccagloriosa e la sua posizione verso il resto del corpus oscolucano (Rossano di Vaglio), dall'altro, la posizione della tavola di Bantia (osco scritto in alfabeto latino) da sempre considerata il testo principe della romanizzazione degli italici del sud, riletta dalla scrivente nella prospettiva di una operazione culturale in un sistema linguistico (osco) sostanzialmente omogeneo al modello (latino) di contenuti giuridici, e perciò in grado di attingere alle proprie risorse lessicali e sintattiche. Il testo giuridico, di Roccagloriosa, analizzato nelle sue componenti più significative rispetto al notum (alfabeto, ortografia, morfologia, strutture testuali) conferma l'esistenza di una intersezione di modelli alfabetici e norme scrittorie in area (enotrio)lucana, contro l'idea di una 'riforma' ortografica che ne abbia fissato lo standard intorno al 300 a.C.

ANNOTAZIONI IN MARGINE AL TESTO DI ROCCAGLORIOSA

DEL TUTTO, LORETTA
2006

Abstract

Il tema dell'articolo è la messa a punto delle acquisizioni linguistiche nel corpus dell'osco-lucano, tra riletture di fatti scrittorii e contenutistici del notum (Rossano di Vaglio, III-II a.C., Bantia, I a.C.) e interpretazione del novum (Tortora, VI sec. a.C., Roccagloriosa, IV sec. a.C.) proveniente da nuove campagne di scavo nell'area della Lucania storica e del mondo indigeno magnogreco (Enotri). Poiché fatti di scrittura (alfabeti) segnano la diversa posizione del lucano, polarizzato verso l'area culturale magnogreca, rispetto al resto del mondo dell'italico sannita, la problematica concerne la definizione dei limiti di un 'lucano' a fronte di varianti scrittorie significativamente diverse all'interno di uno stesso (?) modello alfabetico di base o nel passaggio ad altro alfabeto: da un lato, il testo di Roccagloriosa e la sua posizione verso il resto del corpus oscolucano (Rossano di Vaglio), dall'altro, la posizione della tavola di Bantia (osco scritto in alfabeto latino) da sempre considerata il testo principe della romanizzazione degli italici del sud, riletta dalla scrivente nella prospettiva di una operazione culturale in un sistema linguistico (osco) sostanzialmente omogeneo al modello (latino) di contenuti giuridici, e perciò in grado di attingere alle proprie risorse lessicali e sintattiche. Il testo giuridico, di Roccagloriosa, analizzato nelle sue componenti più significative rispetto al notum (alfabeto, ortografia, morfologia, strutture testuali) conferma l'esistenza di una intersezione di modelli alfabetici e norme scrittorie in area (enotrio)lucana, contro l'idea di una 'riforma' ortografica che ne abbia fissato lo standard intorno al 300 a.C.
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