Nell’odierna società, sempre più globalizzata, l’uomo moderno, alienato e solitario, sta perdendo la potenza evocativa della parola, e conseguentemente la capacità di essere un soggetto critico, in grado di non accettare con passività tutto ciò che gli viene proposto. In questo scenario, diremmo culturalmente apocalittico, occorre dunque cercare di elevare i livelli di competenza e conoscenza dell’uomo, per tramite delle due grandi agenzie formative, depositarie di cultura: la famiglia e ovviamente la scuola. Nell’attuale dibattito pedagogico, intorno a questa urgente tematica culturale, si distingue il contributo di Piaget, i cui riferimenti sono chiaramente evidenti anche nei Programma della scuola Elementare del 1985, il quale ha saputo offrire, con i suoi studi sullo sviluppo della mente del bambino, un contributo ancora assai valido nella prassi educativa. Secondo lo studioso ginevrino, il bambino, infatti, creatura sociale, innanzitutto, nel costruirsi le proprie strutture mentali, stabilisce un’interazione continua con l’esterno, assimilando aspetti del proprio ambiente. L’educazione quindi diventa importante per adattare l’individuo all’ambiente che lo circonda, forgiandolo come “creatore, inventore e scopritore”. Sempre secondo la teoria piagetiana, diventa impellente la necessità di maturare una consapevolezza ecologica, ovvero sviluppare nel singolo individuo, attraverso il processo educativo, abilità e competenze, per stabilire una corretta relazione uomo-ambiente, non solo naturale, ma antropica, in modo da diventare un cittadino ecologicamente alfabetizzato. Ciò attraverso lo sviluppo di un agire consapevole, fondato sul linguaggio, inteso come strumento del pensiero, e un’educazione che punti alla creatività, come molla per individuare e risolvere problemi e incertezze.

Piaget e lo sviluppo della mente ecologica del bambino.

MARINI, CARLO
2007

Abstract

Nell’odierna società, sempre più globalizzata, l’uomo moderno, alienato e solitario, sta perdendo la potenza evocativa della parola, e conseguentemente la capacità di essere un soggetto critico, in grado di non accettare con passività tutto ciò che gli viene proposto. In questo scenario, diremmo culturalmente apocalittico, occorre dunque cercare di elevare i livelli di competenza e conoscenza dell’uomo, per tramite delle due grandi agenzie formative, depositarie di cultura: la famiglia e ovviamente la scuola. Nell’attuale dibattito pedagogico, intorno a questa urgente tematica culturale, si distingue il contributo di Piaget, i cui riferimenti sono chiaramente evidenti anche nei Programma della scuola Elementare del 1985, il quale ha saputo offrire, con i suoi studi sullo sviluppo della mente del bambino, un contributo ancora assai valido nella prassi educativa. Secondo lo studioso ginevrino, il bambino, infatti, creatura sociale, innanzitutto, nel costruirsi le proprie strutture mentali, stabilisce un’interazione continua con l’esterno, assimilando aspetti del proprio ambiente. L’educazione quindi diventa importante per adattare l’individuo all’ambiente che lo circonda, forgiandolo come “creatore, inventore e scopritore”. Sempre secondo la teoria piagetiana, diventa impellente la necessità di maturare una consapevolezza ecologica, ovvero sviluppare nel singolo individuo, attraverso il processo educativo, abilità e competenze, per stabilire una corretta relazione uomo-ambiente, non solo naturale, ma antropica, in modo da diventare un cittadino ecologicamente alfabetizzato. Ciò attraverso lo sviluppo di un agire consapevole, fondato sul linguaggio, inteso come strumento del pensiero, e un’educazione che punti alla creatività, come molla per individuare e risolvere problemi e incertezze.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11576/2300338
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