Il Museo Archeologico di Cantiano è un museo strettamente legato al territorio ed alla Via Flaminia, da cui la denominazione di "Museo Archeologico e della Via Flaminia". In questo senso i materiali conservati nel museo stesso sono solo quelli strettamente legati al territorio, in gran parte recuperati da cultori e appassionati locali; in particolare il nucleo più consistente dei reperti è frutto delle ricognizioni e della collezione di Giulio Cesare Corsi, cittadino di Cantiano, ora scomparso, che ha donato la sua raccolta al comune e a cui perciò è stato intitolato il museo. Il Museo si articola essenzialmente in quattro sezioni: preistorica, protostorica, romana e medievale e gli oggetti esposti sono in gran parte manufatti di piccole dimensioni, proprio perché frutto in gran parte di raccolte di superficie. Interessante, per quanto riguarda la sezione preistorica, la collezione di selci lavorate, anche di pregevole fattura, mentre più limitati sono i dati riguardanti la fase protostorica, anche se la presenza di un frammento di bronzetto di fattura etrusca getta uno spiraglio di luce su un territorio che costituiva un crocevia, punto obbligato di transito, ma anche di incontro, fra popolazioni umbre, etrusche e picene. Per quanto riguarda l'età romana si tratta in prevalenza di instrumentum domesticum e di elementi di rivestimento o da costruzione molto frammentari, provenienti in gran parte dall'edilizia abitativa legata agli insediamenti sparsi, soprattutto piccole fattorie. Alcuni reperti, rinvenuti in anni precedenti, erano conservati nell'atrio del Palazzo del Comune. Tra questi è da segnalare il cippo stradale (C.I.L. IX, 6621), che menziona i cesari Valerio Severo e Massimino Daia (305-306 d.C.), che risarcirono la via consolare, con l'indicazione della distanza in miglia da Roma (CXL). Anche per quanto riguarda la fase medievale: si tratta in prevalenza di oggetti di piccole dimensioni, in gran parte legate alla guerra, come punte di freccia, punte di lancia, monete, ma anche di elementi architettonici legati alla presenza religiosa nel territorio. Si tratta nell'insieme di un materiale molto eterogeneo e sicuramente decontestualizzato, ma la puntualità con cui è stata registrata la provenienza dei singoli reperti permette di ricostruire, almeno in linea di massima, la rete degli insediamenti, di diversa natura e consistenza, succedutisi nel corso dei secoli. La recenziorità del Museo non corrisponde all'antichità della tradizione di studi su Cantiano che, situata lungo la Via Flaminia, già nel Rinascimento è legata ad un'autorevole tradizione di studi (Biondo Flavio (1392-1463) e Leandro Alberti), che la vuole erede dell'antico centro di Luceolis, attestato dalle fonti letterarie solo dalla fine del VI d.C.

Cantiano (PU), Museo Archeologico e della Via Flaminia G.C.CorsiAllestimento e apertura al pubblicoDirezione scientifica del Museo

ERMETI, ANNA LIA
2001-01-01

Abstract

Il Museo Archeologico di Cantiano è un museo strettamente legato al territorio ed alla Via Flaminia, da cui la denominazione di "Museo Archeologico e della Via Flaminia". In questo senso i materiali conservati nel museo stesso sono solo quelli strettamente legati al territorio, in gran parte recuperati da cultori e appassionati locali; in particolare il nucleo più consistente dei reperti è frutto delle ricognizioni e della collezione di Giulio Cesare Corsi, cittadino di Cantiano, ora scomparso, che ha donato la sua raccolta al comune e a cui perciò è stato intitolato il museo. Il Museo si articola essenzialmente in quattro sezioni: preistorica, protostorica, romana e medievale e gli oggetti esposti sono in gran parte manufatti di piccole dimensioni, proprio perché frutto in gran parte di raccolte di superficie. Interessante, per quanto riguarda la sezione preistorica, la collezione di selci lavorate, anche di pregevole fattura, mentre più limitati sono i dati riguardanti la fase protostorica, anche se la presenza di un frammento di bronzetto di fattura etrusca getta uno spiraglio di luce su un territorio che costituiva un crocevia, punto obbligato di transito, ma anche di incontro, fra popolazioni umbre, etrusche e picene. Per quanto riguarda l'età romana si tratta in prevalenza di instrumentum domesticum e di elementi di rivestimento o da costruzione molto frammentari, provenienti in gran parte dall'edilizia abitativa legata agli insediamenti sparsi, soprattutto piccole fattorie. Alcuni reperti, rinvenuti in anni precedenti, erano conservati nell'atrio del Palazzo del Comune. Tra questi è da segnalare il cippo stradale (C.I.L. IX, 6621), che menziona i cesari Valerio Severo e Massimino Daia (305-306 d.C.), che risarcirono la via consolare, con l'indicazione della distanza in miglia da Roma (CXL). Anche per quanto riguarda la fase medievale: si tratta in prevalenza di oggetti di piccole dimensioni, in gran parte legate alla guerra, come punte di freccia, punte di lancia, monete, ma anche di elementi architettonici legati alla presenza religiosa nel territorio. Si tratta nell'insieme di un materiale molto eterogeneo e sicuramente decontestualizzato, ma la puntualità con cui è stata registrata la provenienza dei singoli reperti permette di ricostruire, almeno in linea di massima, la rete degli insediamenti, di diversa natura e consistenza, succedutisi nel corso dei secoli. La recenziorità del Museo non corrisponde all'antichità della tradizione di studi su Cantiano che, situata lungo la Via Flaminia, già nel Rinascimento è legata ad un'autorevole tradizione di studi (Biondo Flavio (1392-1463) e Leandro Alberti), che la vuole erede dell'antico centro di Luceolis, attestato dalle fonti letterarie solo dalla fine del VI d.C.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2509691
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