Giovanni Urbani (1925-1994) ha espresso il pensiero e l’azione più moderni e innovativi in materia di restauro, conservazione e tutela nel secolo appena chiuso. Questi scritti rivelano un Urbani critico dell’arte contemporanea, come fu dalla seconda metà degli anni cinquanta all’inizio del decennio successivo, ma soprattutto lo rivelano come “una straordinaria mente filosofica e un critico d’arte sotto ogni aspetto eccezionale” (Giorgio Agamben). Ad esempio quando con la sua “archeologia del presente”, che dà il titolo al volume, si pone in anticipo su Foucault o sui pensieri di Kojève circa la “fine della storia”, oppure dove precorre, in una prospettiva più filosofico-metafisica, le posizioni di Jean Clair sull’arte contemporanea, stigmatizzando “lo strepito e il furore dei suoi mille finti eventi”. Non si stupirà invece il lettore nel vedere che l’interesse di Urbani per l’arte contemporanea verte in primis sul chiedersi del senso della presenza del passato nel mondo d’oggi. A riprova di come l’intera sua produzione saggistica sia comunque finalizzata al decisivo tema della cura e della salvaguardia del patrimonio storico e artistico. Al sottrarle al ritardo culturale, al dilettantismo estetizzante e alle rigidità burocratiche che troppo spesso le opprimono. Giovanni Urbani (1925-1994) ha espresso il pensiero e l’azione più moderni e innovativi in materia di restauro, conservazione e tutela nel secolo appena chiuso. Questi scritti rivelano un Urbani critico dell’arte contemporanea, come fu dalla seconda metà degli anni cinquanta all’inizio del decennio successivo, ma soprattutto lo rivelano come “una straordinaria mente filosofica e un critico d’arte sotto ogni aspetto eccezionale” (Giorgio Agamben). Ad esempio quando con la sua “archeologia del presente”, che dà il titolo al volume, si pone in anticipo su Foucault o sui pensieri di Kojève circa la “fine della storia”, oppure dove precorre, in una prospettiva più filosofico-metafisica, le posizioni di Jean Clair sull’arte contemporanea, stigmatizzando “lo strepito e il furore dei suoi mille finti eventi”. Non si stupirà invece il lettore nel vedere che l’interesse di Urbani per l’arte contemporanea verte in primis sul chiedersi del senso della presenza del passato nel mondo d’oggi. A riprova di come l’intera sua produzione saggistica sia comunque finalizzata al decisivo tema della cura e della salvaguardia del patrimonio storico e artistico. Al sottrarle al ritardo culturale, al dilettantismo estetizzante e alle rigidità burocratiche che troppo spesso le opprimono.

Introduzione

ZANARDI, BRUNO
2012-01-01

Abstract

Giovanni Urbani (1925-1994) ha espresso il pensiero e l’azione più moderni e innovativi in materia di restauro, conservazione e tutela nel secolo appena chiuso. Questi scritti rivelano un Urbani critico dell’arte contemporanea, come fu dalla seconda metà degli anni cinquanta all’inizio del decennio successivo, ma soprattutto lo rivelano come “una straordinaria mente filosofica e un critico d’arte sotto ogni aspetto eccezionale” (Giorgio Agamben). Ad esempio quando con la sua “archeologia del presente”, che dà il titolo al volume, si pone in anticipo su Foucault o sui pensieri di Kojève circa la “fine della storia”, oppure dove precorre, in una prospettiva più filosofico-metafisica, le posizioni di Jean Clair sull’arte contemporanea, stigmatizzando “lo strepito e il furore dei suoi mille finti eventi”. Non si stupirà invece il lettore nel vedere che l’interesse di Urbani per l’arte contemporanea verte in primis sul chiedersi del senso della presenza del passato nel mondo d’oggi. A riprova di come l’intera sua produzione saggistica sia comunque finalizzata al decisivo tema della cura e della salvaguardia del patrimonio storico e artistico. Al sottrarle al ritardo culturale, al dilettantismo estetizzante e alle rigidità burocratiche che troppo spesso le opprimono. Giovanni Urbani (1925-1994) ha espresso il pensiero e l’azione più moderni e innovativi in materia di restauro, conservazione e tutela nel secolo appena chiuso. Questi scritti rivelano un Urbani critico dell’arte contemporanea, come fu dalla seconda metà degli anni cinquanta all’inizio del decennio successivo, ma soprattutto lo rivelano come “una straordinaria mente filosofica e un critico d’arte sotto ogni aspetto eccezionale” (Giorgio Agamben). Ad esempio quando con la sua “archeologia del presente”, che dà il titolo al volume, si pone in anticipo su Foucault o sui pensieri di Kojève circa la “fine della storia”, oppure dove precorre, in una prospettiva più filosofico-metafisica, le posizioni di Jean Clair sull’arte contemporanea, stigmatizzando “lo strepito e il furore dei suoi mille finti eventi”. Non si stupirà invece il lettore nel vedere che l’interesse di Urbani per l’arte contemporanea verte in primis sul chiedersi del senso della presenza del passato nel mondo d’oggi. A riprova di come l’intera sua produzione saggistica sia comunque finalizzata al decisivo tema della cura e della salvaguardia del patrimonio storico e artistico. Al sottrarle al ritardo culturale, al dilettantismo estetizzante e alle rigidità burocratiche che troppo spesso le opprimono.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2515334
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