Ancora di recente capita di sentir riferire il binomio “Diritto e letteratura” a una nuova disciplina. Si tratta di una definizione impropria laddove per disciplina si intenda un insieme di categorie e ipotesi organizzate secondo una logica sistemica. La prima caratteristica di Diritto e letteratura è quella di sfuggire, infatti, a uno dei processi più tipici del pensiero scientifico della modernità, ovvero alla strutturazione della conoscenza in sistemi di sapere destinati a divenire progressivamente autoreferenziali per effetto della specializzazione di linguaggi e tecniche, rispondente alla necessità di ordinare – riducendola – la complessità dei mondi di vita. Contravvenendo alla tendenziale chiusura operativa dei sistemi delle “discipline”, Diritto e letteratura si muove nella direzione opposta, scommettendo sulla possibilità di reintrodurre consapevolmente la dimensione della complessità nell’analisi dei fatti dell’uomo e delle sue relazioni. È più corretto quindi limitarsi a descriverne le caratteristiche riferendosi a un approccio di ricerca, e meglio ancora a una metodologia impiegata da diverse discipline (in prima istanza giuridiche e letterarie), per penetrare la complessità dei “testi” in cui consistono le azioni, le prassi cognitive ed espressive dell’uomo sociale. Diritto e letteratura, in definitiva, mette in questione il testo, rielaborando categorie e competenze mutuate dai diversi saperi in un nuovo e stretto rapporto con teorie e metodi delle scienze sociali e umane, che pongono al centro delle proprie analisi le componenti simboliche della realtà e le strutture narrative dei contesti della vita individuale e in comune. Il presente contributo si prefigge di fornire le indicazioni principali per un primo quadro critico di riferimento con una messa a fuoco della situazione italiana, senza rinunciare all’opportunità di mettere sul tavolo anche alcuni primi elementi per una ricerca metodologica interdisciplinare.

Tra-discipline

MITTICA, MARIA PAOLA
2013-01-01

Abstract

Ancora di recente capita di sentir riferire il binomio “Diritto e letteratura” a una nuova disciplina. Si tratta di una definizione impropria laddove per disciplina si intenda un insieme di categorie e ipotesi organizzate secondo una logica sistemica. La prima caratteristica di Diritto e letteratura è quella di sfuggire, infatti, a uno dei processi più tipici del pensiero scientifico della modernità, ovvero alla strutturazione della conoscenza in sistemi di sapere destinati a divenire progressivamente autoreferenziali per effetto della specializzazione di linguaggi e tecniche, rispondente alla necessità di ordinare – riducendola – la complessità dei mondi di vita. Contravvenendo alla tendenziale chiusura operativa dei sistemi delle “discipline”, Diritto e letteratura si muove nella direzione opposta, scommettendo sulla possibilità di reintrodurre consapevolmente la dimensione della complessità nell’analisi dei fatti dell’uomo e delle sue relazioni. È più corretto quindi limitarsi a descriverne le caratteristiche riferendosi a un approccio di ricerca, e meglio ancora a una metodologia impiegata da diverse discipline (in prima istanza giuridiche e letterarie), per penetrare la complessità dei “testi” in cui consistono le azioni, le prassi cognitive ed espressive dell’uomo sociale. Diritto e letteratura, in definitiva, mette in questione il testo, rielaborando categorie e competenze mutuate dai diversi saperi in un nuovo e stretto rapporto con teorie e metodi delle scienze sociali e umane, che pongono al centro delle proprie analisi le componenti simboliche della realtà e le strutture narrative dei contesti della vita individuale e in comune. Il presente contributo si prefigge di fornire le indicazioni principali per un primo quadro critico di riferimento con una messa a fuoco della situazione italiana, senza rinunciare all’opportunità di mettere sul tavolo anche alcuni primi elementi per una ricerca metodologica interdisciplinare.
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