Il saggio indaga sull’attività didattica di Francesco Mancini (1679-1758) che nel corso del tempo ebbe in bottega diversi giovani variamente influenzati dalla sua attività La città di Fano del 1726 gli conferì la cittadinanza onoraria per l’insegnamento della pittura impartito a tre giovani fanesi: il ben noto Sebastiano Ceccarini, Girolamo Betti e un terzo di cui non si conosce il nome: nell’occasione della richiesta di aiuto da parte di Betti, che necessitava di un sussidio per continuare la sua formazione, due nobili fanesi si recarono a Roma dove constatarono l’effettiva indigenza di Betti e le doti di Francesco Mancini al quale con la motivazione che “cum tanto amore docet picturam” venne concessa la cittadinanza onoraria. Sebastiano Ceccarini e il calabrese Nicola Lapiccola effettuarono la stima dei materiali della pittura quando il maestro fece testamento e Lapiccola vent’anni dopo valutò tre dipinti che il nipote del pittore, Luca, vendeva al papa. Il teorico e pittore Giannandrea Lazzarini negli anni quaranta del Settecento si formò alla sua bottega e nei vari scritti ricordava del maestro le capacità artistiche ed umane, mentre Domenico Corvi riprese da lui i suggerimenti verso l’arte neoclassica. Il saggio ricostruisce i rapporti degli allievi con il maestro cogliendone le affinità sottolineando le specificità di ciascuno di loro.

Francesco Mancini Maestro, "qui tanto cum amore et diligentia docet picturam"

CLERI, BONITA
2012-01-01

Abstract

Il saggio indaga sull’attività didattica di Francesco Mancini (1679-1758) che nel corso del tempo ebbe in bottega diversi giovani variamente influenzati dalla sua attività La città di Fano del 1726 gli conferì la cittadinanza onoraria per l’insegnamento della pittura impartito a tre giovani fanesi: il ben noto Sebastiano Ceccarini, Girolamo Betti e un terzo di cui non si conosce il nome: nell’occasione della richiesta di aiuto da parte di Betti, che necessitava di un sussidio per continuare la sua formazione, due nobili fanesi si recarono a Roma dove constatarono l’effettiva indigenza di Betti e le doti di Francesco Mancini al quale con la motivazione che “cum tanto amore docet picturam” venne concessa la cittadinanza onoraria. Sebastiano Ceccarini e il calabrese Nicola Lapiccola effettuarono la stima dei materiali della pittura quando il maestro fece testamento e Lapiccola vent’anni dopo valutò tre dipinti che il nipote del pittore, Luca, vendeva al papa. Il teorico e pittore Giannandrea Lazzarini negli anni quaranta del Settecento si formò alla sua bottega e nei vari scritti ricordava del maestro le capacità artistiche ed umane, mentre Domenico Corvi riprese da lui i suggerimenti verso l’arte neoclassica. Il saggio ricostruisce i rapporti degli allievi con il maestro cogliendone le affinità sottolineando le specificità di ciascuno di loro.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2532375
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