Tutto cominciò per caso e per curiosità, come si addice alle storie libere e innovative. La studentessa Lorenza Bagnarelli si trovò un giorno ad assistere ad una video-presentazione della nostra esperienza della Casa degli Artisti. Erano le giornate di orientamento post-laurea organizzate dall’Università di Urbino. Lorenza ne rimase toccata e le germogliò l’idea di farne oggetto della sua tesi. Cominciò un lavoro certosino della Bagnarelli, aiutata da tutto il collegio universitario della facoltà urbinate di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, in primis dal professor Elvio Moretti che ha “mappato” tutte le opere presenti nel Parco-Museo di Sant’Anna del Furlo, dotandole di GIS e di QrCode. Iniziò quindi la conoscenza, le analisi, i questionari. Nell’aprile di quest’anno la Bagnarelli ha discusso la sua tesi nuova e originale, si è laureata a pieni voti, e dal quel giorno nacque l’idea di trarre dal suo lavoro un libro, che grazie alla Aras Edizioni, e alla cura del professor Moretti, possiamo mostrare con orgoglio. La questione principe è: si può conservare e restaurare un’opera d’arte contemporanea, soprattutto quelle della Land Art, per loro natura, spesso, caduche? La coordinatrice della Scuola di Conservazione e Restauro dell’Università di Urbino, Laura Baratin°, sostiene che quando: “vengono prese in considerazione anche opere dell’arte contemporanea, una categoria davvero eterogenea per materiali, tecniche esecutive e percorso teorico-artistico che stimola un approccio, in caso di conservazione e restauro, particolarmente meditato e del tutto innovativo anche per la tipologia di istituzioni, associazioni ed enti coinvolti, ci deve essere un continuo confronto dialettico tra i diversi specialisti, i restauratori, la direzione lavori, gli enti proprietari e gli studenti stessi. La possibilità di salvare opere inedite, che inevitabilmente avrebbero seguito un destino di degrado e di abbandono, offre l’opportunità agli studenti di misurarsi nella didattica, affrontando un lavoro completo: dalle prime fasi di conoscenza, di analisi, alle scelte di intervento, correttamente seguite dalla docenza e dalla Soprintendenza fino all’esposizione finale” . E così è stato. Oggi, dopo anni di ostinata volontà nel proporre una vetrina di “opere sotto il cielo”, non ci sentiamo più soli.

Il parco museo Sant'Anna del Furlo. Land art tra conservazione e restauro

BARATIN, LAURA;MORETTI, ELVIO;
2014-01-01

Abstract

Tutto cominciò per caso e per curiosità, come si addice alle storie libere e innovative. La studentessa Lorenza Bagnarelli si trovò un giorno ad assistere ad una video-presentazione della nostra esperienza della Casa degli Artisti. Erano le giornate di orientamento post-laurea organizzate dall’Università di Urbino. Lorenza ne rimase toccata e le germogliò l’idea di farne oggetto della sua tesi. Cominciò un lavoro certosino della Bagnarelli, aiutata da tutto il collegio universitario della facoltà urbinate di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, in primis dal professor Elvio Moretti che ha “mappato” tutte le opere presenti nel Parco-Museo di Sant’Anna del Furlo, dotandole di GIS e di QrCode. Iniziò quindi la conoscenza, le analisi, i questionari. Nell’aprile di quest’anno la Bagnarelli ha discusso la sua tesi nuova e originale, si è laureata a pieni voti, e dal quel giorno nacque l’idea di trarre dal suo lavoro un libro, che grazie alla Aras Edizioni, e alla cura del professor Moretti, possiamo mostrare con orgoglio. La questione principe è: si può conservare e restaurare un’opera d’arte contemporanea, soprattutto quelle della Land Art, per loro natura, spesso, caduche? La coordinatrice della Scuola di Conservazione e Restauro dell’Università di Urbino, Laura Baratin°, sostiene che quando: “vengono prese in considerazione anche opere dell’arte contemporanea, una categoria davvero eterogenea per materiali, tecniche esecutive e percorso teorico-artistico che stimola un approccio, in caso di conservazione e restauro, particolarmente meditato e del tutto innovativo anche per la tipologia di istituzioni, associazioni ed enti coinvolti, ci deve essere un continuo confronto dialettico tra i diversi specialisti, i restauratori, la direzione lavori, gli enti proprietari e gli studenti stessi. La possibilità di salvare opere inedite, che inevitabilmente avrebbero seguito un destino di degrado e di abbandono, offre l’opportunità agli studenti di misurarsi nella didattica, affrontando un lavoro completo: dalle prime fasi di conoscenza, di analisi, alle scelte di intervento, correttamente seguite dalla docenza e dalla Soprintendenza fino all’esposizione finale” . E così è stato. Oggi, dopo anni di ostinata volontà nel proporre una vetrina di “opere sotto il cielo”, non ci sentiamo più soli.
9788898615278
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2597982
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