Non pochi interpreti, anche in tempi recenti, hanno cercato di ricostruire a posteriori l’innocenza di Martin Heidegger attraverso una strategia di sterilizzazione e cioè circoscrivendone i testi in un ambito esclusivamente filosofico e derubricando il suo sostegno al nazismo ad un equivoco durato pochi mesi. Nonostante questi tentativi reiterati, però, la forza dell’oggettività ha sempre fatto sì che il dibattito sul filosofo di Meßkirch abbia finito per essere ogni volta un dibattito anche e prevalen-temente politico, perché tutta politica è in realtà la parte più originale della sua filosofia. Ovvero di una riflessione che da Essere e tempo sino alla fine della Seconda guerra mondiale si è configurata come un’interrogazione sulla storia e su quelle sue «leggi» fondamentali di movimento che segnano il passaggio tra un’epoca e l’altra. Era così già negli anni Trenta ed è così ancora oggi, come con-fermano i famigerati Schwarze Hefte, i taccuini filosofici che Heidegger ha elaborato dal 1931 agli inizi degli anni Settanta e dei quali sono usciti da poco tempo nella Gesamtausgabe i primi tre vo-lumi (fino al 1941), curati da Peter Trawny nell’ambito di una meticolosa programmazione delle opere del Maestro che ha essa stessa un rilievo politico.

Heidegger "innocente": un esorcismo della sinistra postmoderna

AZZARA', GIUSEPPE STEFANO
2015-01-01

Abstract

Non pochi interpreti, anche in tempi recenti, hanno cercato di ricostruire a posteriori l’innocenza di Martin Heidegger attraverso una strategia di sterilizzazione e cioè circoscrivendone i testi in un ambito esclusivamente filosofico e derubricando il suo sostegno al nazismo ad un equivoco durato pochi mesi. Nonostante questi tentativi reiterati, però, la forza dell’oggettività ha sempre fatto sì che il dibattito sul filosofo di Meßkirch abbia finito per essere ogni volta un dibattito anche e prevalen-temente politico, perché tutta politica è in realtà la parte più originale della sua filosofia. Ovvero di una riflessione che da Essere e tempo sino alla fine della Seconda guerra mondiale si è configurata come un’interrogazione sulla storia e su quelle sue «leggi» fondamentali di movimento che segnano il passaggio tra un’epoca e l’altra. Era così già negli anni Trenta ed è così ancora oggi, come con-fermano i famigerati Schwarze Hefte, i taccuini filosofici che Heidegger ha elaborato dal 1931 agli inizi degli anni Settanta e dei quali sono usciti da poco tempo nella Gesamtausgabe i primi tre vo-lumi (fino al 1941), curati da Peter Trawny nell’ambito di una meticolosa programmazione delle opere del Maestro che ha essa stessa un rilievo politico.
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