Prendendo le mosse da un fascio di lettere e paragrafi dei Quaderni del carcere, scritti da Antonio Gramsci tra l’aprile e il giugno del 1932, si ricostruisce una vicenda complessa, nella quale il ruolo svolto dal grande fi losofo liberale Benedetto Croce è visto sullo sfondo dell’Italia fascista e dello Stato totalitario. Sollecitato dalla cognata Tatiana Schucht, che il 12 aprile 1932 gli chiede per lettera una «recensione» dell’appena pubblicata Storia d’Europa nel secolo decimonono, scritta da Croce come un “manifesto” etico-politico contro il fascismo, Gramsci sviluppa una sottile e complessa analisi del contenuto e delle intenzioni più o meno riposte del libro, della sua collocazione nella biografi a del fi losofo e del suo signifi cato nel contesto del fascismo trionfante, che si accinge a celebrare il decennale della marcia su Roma. Ne risulta un quadro, nel quale molte certezze (come il cristallino antifascismo del liberale Croce) vengono messe in discussione, e il fascismo stesso è investito da un’analisi che ne fa apparire, sotto la categoria di “rivoluzione passiva”, le capacità propulsive ed egemoniche, accanto all’impulso reazionario e conservatore.

La «Storia d’Europa» di Benedetto Croce e il fascismo, a cura di Fabio Frosini

Fabio Frosini
2019-01-01

Abstract

Prendendo le mosse da un fascio di lettere e paragrafi dei Quaderni del carcere, scritti da Antonio Gramsci tra l’aprile e il giugno del 1932, si ricostruisce una vicenda complessa, nella quale il ruolo svolto dal grande fi losofo liberale Benedetto Croce è visto sullo sfondo dell’Italia fascista e dello Stato totalitario. Sollecitato dalla cognata Tatiana Schucht, che il 12 aprile 1932 gli chiede per lettera una «recensione» dell’appena pubblicata Storia d’Europa nel secolo decimonono, scritta da Croce come un “manifesto” etico-politico contro il fascismo, Gramsci sviluppa una sottile e complessa analisi del contenuto e delle intenzioni più o meno riposte del libro, della sua collocazione nella biografi a del fi losofo e del suo signifi cato nel contesto del fascismo trionfante, che si accinge a celebrare il decennale della marcia su Roma. Ne risulta un quadro, nel quale molte certezze (come il cristallino antifascismo del liberale Croce) vengono messe in discussione, e il fascismo stesso è investito da un’analisi che ne fa apparire, sotto la categoria di “rivoluzione passiva”, le capacità propulsive ed egemoniche, accanto all’impulso reazionario e conservatore.
9788840020938
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2672269
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