1. Educazione fisica versus educazione intellettuale: un problema secolare La secolare tradizione storico-filosofica dell’Occidente vede sovrana la divisione tra la testa e il corpo, da cui discendono non poche separazioni in diversi campi culturali dell’espressione e dell’educazione umana. Negli ambiti educativi istituzionali, come la scuola, gli insegnamenti sono frammentati, perché discendenti dalla descritta divisione filosofico-culturale dell’uomo occidentale, che nel modo di intendere, tra l’altro, l’educazione fisica trovano un esemplare caso di netta separazione dalle discipline a sfondo teorico, come la matematica o la filosofia. 2. Pensiero orientale e pensiero occidentale Una certa ispirazione per una simile, quanto utopica rivoluzione culturale e socioeducativa si può trarre da altre formae mentis antropologiche, lontane dalla nostra, in cui questa separazione testa/corpo non è presente e in cui teorico e pratico, in società storicamente evolute come per esempio il Giappone, sono due termini molto coesi e tradizionalmente indissolubili. 3. Il rinnovato concetto di sport e di “pedagogia dello sport” È pure vero, però, che il concetto di attività sportiva si è andato evolvendo nel mondo occidentale, forse in parte riuscendo a integrare in questa attività concetti che di solito sono correlati con altre dimensioni rispetto a quella strettamente fisica. Una recente idea di pedagogia dello sport è effettivamente sempre più convinta che il corpo sia l’espressione di un vissuto, un’entità integrale e integrata non isolabile né educabile se non attraverso un approccio globale, orientato a tener conto dei livelli di complessità dell’individuo al fine di considerarlo in modo “umanizzato”. 4. Per un approccio globale all’educazione delle attività sportive – e dell’aikidō L’educazione sportiva dovrebbe tenere in alta considerazione questo rinnovato modello teoretico teso a una visione olistica dell’Essere e si può senz’altro ispirare all’arte dell’aikidō, per il suo carattere insieme teorico e pratico (spirituale e materico), mentale e corporeo, morale e ludico: si potrebbe dire globale. In effetti, l’aikidō, per definizione (significando “cammino di vita per unificare l’energia individuale e collettiva”), è in grado di combinare dinamicamente aspetti vitali (come il gioco e la disciplina) apparentemente antitetici. 5. L’aspetto etico e etichettale Il senso dell’etica (e la possibilità di introiettare una reale etichetta comportamentale) è una predisposizione innata che, però, ha bisogno di un adeguato ambiente socioeducativo per manifestarsi e svilupparsi. La formula dell’etichetta, per esempio all’interno del dōjō (luogo della pratica dell’aikidō), dovrebbe assumere la forma della proposta dialogica piuttosto che divenire un’imposizione autoritaria, voluta dal docente. 6. Il ruolo educativo dell’adulto e la didattica individualizzata L’insegnante sportivo (e quello di aikidō) dovrebbe conoscere a fondo il diverso modo di “comprendere” e “vivere” il mondo da parte della struttura mentale e fisica infantile e adolescenziale nei diversi livelli di sviluppo, allo scopo di avvicinarsi al giovane nei modi relazionali più adeguati per facilitarlo nel difficile compito formativo. 7. I princìpi educativi dell’aikidō Nella pratica aikidoistica l’energia psicofisica è portata verso il basso in una condizione generale di contatto con l’attività sensoriale, di avvicinamento alla realtà del corpo, in modo che si ricomponga la perduta unità mente-corpo e si potrebbe sostenere che alcuni princìpi di fondo di questa arte vadano proprio in questa direzione attraverso: «la visualizzazione, la respirazione addominale, la postura, la decontrazione, l’azione intransitiva, la concentrazione, il principio di non-resistenza, il principio di non-avversario» (Tsuda, 2014, p. 142). 8. Per un’educazione integrale: tra sport e aikidō L’aikidō, espressione aggiornata di un’arte di combattimento centenaria di esclusiva appartenenza alla casta dei samurai che, seppur lontana da noi soprattutto culturalmente, costituisce in via potenziale una risorsa con cui attivare un possibile percorso di integrazione creativa e funzionale tra le due culture, secondo le dinamiche tipiche di un adeguato approccio interculturale, invece che multiculturale. La dimensione energetica, molto presente nell’educare con l’aikidō (che nell’ideogramma ki trova la sua migliore rappresentazione concettuale), raffigura l’ulteriore elemento di distinzione rispetto alle pratiche sportive di origine occidentale. Queste ultime, in realtà, potrebbero trarre non poca ispirazione proprio da questo elemento tipicizzante le tradizionali attività giapponesi come l’aikidō. Molti elementi derivanti dalla descritta visione olistica dell’arte dell’aikidō potrebbero senz’altro integrarsi a quanto individuabile nella rinnovata disciplina che teorizza l’attività sportiva nella sua generalità e che nella denominazione di pedagogia dello sport, come si accennava, trova molti aspetti ascrivibili a un sempre più ampio paradigma scientifico in grado, ora più che mai, di assorbire le tante peculiarità valoriali e formative della pratica aikidoistica, di origine giapponese ma diffusa in modo crescente in tutto il mondo, un’arte “cavalleresca” antica e moderna insieme.

Pedagogia e sport in età evolutiva. Dal ludus all’aikidō

Roberto Travaglini
2019-01-01

Abstract

1. Educazione fisica versus educazione intellettuale: un problema secolare La secolare tradizione storico-filosofica dell’Occidente vede sovrana la divisione tra la testa e il corpo, da cui discendono non poche separazioni in diversi campi culturali dell’espressione e dell’educazione umana. Negli ambiti educativi istituzionali, come la scuola, gli insegnamenti sono frammentati, perché discendenti dalla descritta divisione filosofico-culturale dell’uomo occidentale, che nel modo di intendere, tra l’altro, l’educazione fisica trovano un esemplare caso di netta separazione dalle discipline a sfondo teorico, come la matematica o la filosofia. 2. Pensiero orientale e pensiero occidentale Una certa ispirazione per una simile, quanto utopica rivoluzione culturale e socioeducativa si può trarre da altre formae mentis antropologiche, lontane dalla nostra, in cui questa separazione testa/corpo non è presente e in cui teorico e pratico, in società storicamente evolute come per esempio il Giappone, sono due termini molto coesi e tradizionalmente indissolubili. 3. Il rinnovato concetto di sport e di “pedagogia dello sport” È pure vero, però, che il concetto di attività sportiva si è andato evolvendo nel mondo occidentale, forse in parte riuscendo a integrare in questa attività concetti che di solito sono correlati con altre dimensioni rispetto a quella strettamente fisica. Una recente idea di pedagogia dello sport è effettivamente sempre più convinta che il corpo sia l’espressione di un vissuto, un’entità integrale e integrata non isolabile né educabile se non attraverso un approccio globale, orientato a tener conto dei livelli di complessità dell’individuo al fine di considerarlo in modo “umanizzato”. 4. Per un approccio globale all’educazione delle attività sportive – e dell’aikidō L’educazione sportiva dovrebbe tenere in alta considerazione questo rinnovato modello teoretico teso a una visione olistica dell’Essere e si può senz’altro ispirare all’arte dell’aikidō, per il suo carattere insieme teorico e pratico (spirituale e materico), mentale e corporeo, morale e ludico: si potrebbe dire globale. In effetti, l’aikidō, per definizione (significando “cammino di vita per unificare l’energia individuale e collettiva”), è in grado di combinare dinamicamente aspetti vitali (come il gioco e la disciplina) apparentemente antitetici. 5. L’aspetto etico e etichettale Il senso dell’etica (e la possibilità di introiettare una reale etichetta comportamentale) è una predisposizione innata che, però, ha bisogno di un adeguato ambiente socioeducativo per manifestarsi e svilupparsi. La formula dell’etichetta, per esempio all’interno del dōjō (luogo della pratica dell’aikidō), dovrebbe assumere la forma della proposta dialogica piuttosto che divenire un’imposizione autoritaria, voluta dal docente. 6. Il ruolo educativo dell’adulto e la didattica individualizzata L’insegnante sportivo (e quello di aikidō) dovrebbe conoscere a fondo il diverso modo di “comprendere” e “vivere” il mondo da parte della struttura mentale e fisica infantile e adolescenziale nei diversi livelli di sviluppo, allo scopo di avvicinarsi al giovane nei modi relazionali più adeguati per facilitarlo nel difficile compito formativo. 7. I princìpi educativi dell’aikidō Nella pratica aikidoistica l’energia psicofisica è portata verso il basso in una condizione generale di contatto con l’attività sensoriale, di avvicinamento alla realtà del corpo, in modo che si ricomponga la perduta unità mente-corpo e si potrebbe sostenere che alcuni princìpi di fondo di questa arte vadano proprio in questa direzione attraverso: «la visualizzazione, la respirazione addominale, la postura, la decontrazione, l’azione intransitiva, la concentrazione, il principio di non-resistenza, il principio di non-avversario» (Tsuda, 2014, p. 142). 8. Per un’educazione integrale: tra sport e aikidō L’aikidō, espressione aggiornata di un’arte di combattimento centenaria di esclusiva appartenenza alla casta dei samurai che, seppur lontana da noi soprattutto culturalmente, costituisce in via potenziale una risorsa con cui attivare un possibile percorso di integrazione creativa e funzionale tra le due culture, secondo le dinamiche tipiche di un adeguato approccio interculturale, invece che multiculturale. La dimensione energetica, molto presente nell’educare con l’aikidō (che nell’ideogramma ki trova la sua migliore rappresentazione concettuale), raffigura l’ulteriore elemento di distinzione rispetto alle pratiche sportive di origine occidentale. Queste ultime, in realtà, potrebbero trarre non poca ispirazione proprio da questo elemento tipicizzante le tradizionali attività giapponesi come l’aikidō. Molti elementi derivanti dalla descritta visione olistica dell’arte dell’aikidō potrebbero senz’altro integrarsi a quanto individuabile nella rinnovata disciplina che teorizza l’attività sportiva nella sua generalità e che nella denominazione di pedagogia dello sport, come si accennava, trova molti aspetti ascrivibili a un sempre più ampio paradigma scientifico in grado, ora più che mai, di assorbire le tante peculiarità valoriali e formative della pratica aikidoistica, di origine giapponese ma diffusa in modo crescente in tutto il mondo, un’arte “cavalleresca” antica e moderna insieme.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2674606
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