Il saggio verte sul nesso storico e concettuale di pastorato e ragion di stato nel pensiero di Foucault. Senza di esso non si comprenderebbe la genesi dell’idea economica di governo elaborata dal pensatore francese in opposizione o come complemento di quella giuridico-politica di Stato. In particolare si indaga un suo corso di lezione del 1977-1978 dal titolo Sicurezza, territorio, popolazione, alla luce delle indicazioni o delle segnature teologiche-politiche di Giorgio Agamben, Il Regno e la Gloria. Sullo sfondo il vecchio il libro di Meinecke L’idea della ragion di stato nella storia moderna; in primo piano l’interpretazione da parte di Foucault di Machiavelli e Hobbes. È il pensatore inglese del Leviatano – la rappresentazione del potere che tiene in mano la spada e il pastorale - il termine di confronto decisivo del saggio. È la sua idea di religione, ma, soprattutto, di Stato cristiano, ad essere posti in tensione con la genealogia della governamentalità di marca foucaultiana. Emergono aporie e direzioni impreviste dell’ordine del discorso. All’inizio e alla fine del saggio l’idea del nome proprio in politica, motivata attraverso l’antica festa di poplifugia, che i Romani celebravano a commemorazione dell’apoteosi di Romolo, nella leggenda della fondazione di Roma. Un rito evocato da Tito Livio e raccontato da Michel Serres in un libro decisivo, benché sconosciuto sulla genesi della politica, Roma, il libro delle fondazioni. Evento della nascita dei nomi che il saggio riprende e a cui corrisponde.

L'assedio dei nomi. Foucault, la ragion di stato, il potere pastorale.

Domenico Scalzo
2020-01-01

Abstract

Il saggio verte sul nesso storico e concettuale di pastorato e ragion di stato nel pensiero di Foucault. Senza di esso non si comprenderebbe la genesi dell’idea economica di governo elaborata dal pensatore francese in opposizione o come complemento di quella giuridico-politica di Stato. In particolare si indaga un suo corso di lezione del 1977-1978 dal titolo Sicurezza, territorio, popolazione, alla luce delle indicazioni o delle segnature teologiche-politiche di Giorgio Agamben, Il Regno e la Gloria. Sullo sfondo il vecchio il libro di Meinecke L’idea della ragion di stato nella storia moderna; in primo piano l’interpretazione da parte di Foucault di Machiavelli e Hobbes. È il pensatore inglese del Leviatano – la rappresentazione del potere che tiene in mano la spada e il pastorale - il termine di confronto decisivo del saggio. È la sua idea di religione, ma, soprattutto, di Stato cristiano, ad essere posti in tensione con la genealogia della governamentalità di marca foucaultiana. Emergono aporie e direzioni impreviste dell’ordine del discorso. All’inizio e alla fine del saggio l’idea del nome proprio in politica, motivata attraverso l’antica festa di poplifugia, che i Romani celebravano a commemorazione dell’apoteosi di Romolo, nella leggenda della fondazione di Roma. Un rito evocato da Tito Livio e raccontato da Michel Serres in un libro decisivo, benché sconosciuto sulla genesi della politica, Roma, il libro delle fondazioni. Evento della nascita dei nomi che il saggio riprende e a cui corrisponde.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2677834
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