Si può ritenere verosimile l’esistenza di una pedagogia del non–fare? Se ne può pensare un impianto teoretico sufficientemente fondato e attrattivo al punto da pensare alla costruzione di un’educazione, anche formalizzata, incentrata su un simile, quanto rivoluzionario modello pedagogico? Per verificare in termini nient’altro che esplorativi quanto ipotizzato, proviamo a sondare innanzi tutto i concetti di spontaneità, ozio e lentezza importandoli nel campo delle teorie educative e quindi a riflettere più o meno approfonditamente se simili proposte teoriche possano sensatamente infiltrarsi nelle maglie del tessuto istituzionale di un’educazione che ancora oggi risente molto dei retaggi storici di un certo fare scuola e, in generale, di un certo anacronistico fare educativo.

La pedagogia del non-fare

Roberto Travaglini
2014-01-01

Abstract

Si può ritenere verosimile l’esistenza di una pedagogia del non–fare? Se ne può pensare un impianto teoretico sufficientemente fondato e attrattivo al punto da pensare alla costruzione di un’educazione, anche formalizzata, incentrata su un simile, quanto rivoluzionario modello pedagogico? Per verificare in termini nient’altro che esplorativi quanto ipotizzato, proviamo a sondare innanzi tutto i concetti di spontaneità, ozio e lentezza importandoli nel campo delle teorie educative e quindi a riflettere più o meno approfonditamente se simili proposte teoriche possano sensatamente infiltrarsi nelle maglie del tessuto istituzionale di un’educazione che ancora oggi risente molto dei retaggi storici di un certo fare scuola e, in generale, di un certo anacronistico fare educativo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2680339
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