Il saggio propone letture selezionate di testi letterari dal Trecento al Cinquecento, che narrano da prospettive diverse l’accesso agli Inferi. In alcuni scambi epistolari di Petrarca si individua un atteggiamento pre-umanistico che ignora i motivi metafisici o religiosi della tradizione medioevale per concentrarsi con metodo filologico sui testi classici e sulle loro discrepanze. Diversamente, la letteratura volgare quattro e cinquecentesca, in particolare entro la materia cavalleresca, recupera a vario titolo l’immaginario infero medioevale, intersecandosi con la Commedia dantesca. Il caso più eloquente è nella persistenza, in pieno Quattrocento, della leggenda del pozzo di San Patrizio, qui esaminata attraverso la riscrittura del VI libro del Guerrin meschino di Andrea da Barberino. Anche nel Baldus di Teofilo Folengo la rivisitazione dei luoghi inferi tiene conto del retaggio delle fonti medioevali, creando però una degradazione ridicola dove l’Inferno non è il luogo della giustizia divina (elemento di ordine) ma quello dello smarrimento nel magico. Nei poemi cavallereschi di Pulci e Ariosto, infine, gli eroi paladini (Orlando, Morgante, Astolfo) provano a intraprendere il viaggio per poi rinunciare. L’Astolfo ariostesco, in particolare, serra simbolicamente le porte dell’Inferno in vista di una meta tutta diversa, il cielo sconfinato che lo porterà al mondo lunare.

Le porte dell’Inferno. Geografie e topografie medioevali

Antonio Corsaro
2020-01-01

Abstract

Il saggio propone letture selezionate di testi letterari dal Trecento al Cinquecento, che narrano da prospettive diverse l’accesso agli Inferi. In alcuni scambi epistolari di Petrarca si individua un atteggiamento pre-umanistico che ignora i motivi metafisici o religiosi della tradizione medioevale per concentrarsi con metodo filologico sui testi classici e sulle loro discrepanze. Diversamente, la letteratura volgare quattro e cinquecentesca, in particolare entro la materia cavalleresca, recupera a vario titolo l’immaginario infero medioevale, intersecandosi con la Commedia dantesca. Il caso più eloquente è nella persistenza, in pieno Quattrocento, della leggenda del pozzo di San Patrizio, qui esaminata attraverso la riscrittura del VI libro del Guerrin meschino di Andrea da Barberino. Anche nel Baldus di Teofilo Folengo la rivisitazione dei luoghi inferi tiene conto del retaggio delle fonti medioevali, creando però una degradazione ridicola dove l’Inferno non è il luogo della giustizia divina (elemento di ordine) ma quello dello smarrimento nel magico. Nei poemi cavallereschi di Pulci e Ariosto, infine, gli eroi paladini (Orlando, Morgante, Astolfo) provano a intraprendere il viaggio per poi rinunciare. L’Astolfo ariostesco, in particolare, serra simbolicamente le porte dell’Inferno in vista di una meta tutta diversa, il cielo sconfinato che lo porterà al mondo lunare.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2690704
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