La meritevolezza concorsuale è un criterio di interpretazione giudiziale utile a selezionare categorie di soggetti da sottrarre alle conseguenze più severe di applicazione della legge fallimentare. Per essere in grado di servire interessi mutevoli e di adattarsi a logiche punitive differenti, la meritevolezza deve necessariamente consistere in una clausola elastica. Non a caso, nell’arco dell’ultimo secolo, essa ha rappresentato il criterio di accesso al concordato preventivo del debitore commerciale onesto e sfortunato, altrimenti destinato al fallimento; poi il filtro attraverso il quale il sistema ha selezionato apparati produttivi e forza lavoro delle imprese in crisi da salvare; infine il limite di accesso alla esdebitazione per il debitore sovraindebitato. La sua continua metamorfosi ha accompagnato e facilitato la parabola storica del diritto concorsuale e la transizione da un diritto fallimentare fortemente punitivo e disgregativo degli apparati produttivi, a un diritto concorsuale che si fa carico dell’ascesa e del declino della grande impresa; che accentua la sua natura negoziale e concordataria rimettendo ai privati l’articolazione dei rispettivi interessi; che configura l’esdebitazione come conclusione del fallimento, ammettendo alle procedure concorsuali anche il debitore civile, finanche consumatore; che trasla, infine, nel versante creditorio con l’accoglimento di una prospettiva di responsible lending. Sul piano della ricerca comparata, lo studio attinge dalle esperienze afferenti ai sistemi di common law, che hanno introdotto il concetto di discharge e lo hanno condizionato ad una meritevolezza resa per la prima volta un principio di diritto cogente. Il modello concorsuale americano, in particolare, stemperando sempre più la carica etica della meritevolezza ha finito per produrre, nella sua storia recente, un paradosso in virtù del quale, osservato il sistema del credito su una scala sufficientemente ampia, non è più il debitore il soggetto che si giova della esdebitazione. Il piano della ricerca storica restituisce, invece, una minore distanza dalle esperienze concorsuali britannica e americana, vissute comunemente come archetipi di alterità. Attraverso una analisi del fallimento dalle origini al tardo Rinascimento, infatti, emerge un filo conduttore nello sviluppo di modalità di trattamento dell’insolvenza che accomuna Europa insulare e continentale, e che le rende per certi versi, reciprocamente, meno aliene. Ed è proprio il concetto di meritevolezza che salda, in un’unica matrice, esperienze che per altri versi vanno differenziandosi in civils e commons, trascorrendo dalla ciceroniana incolpevolezza dell’indebitamento, alla divisione tra debitori onesti e sfortunati e non dello Stracca, al medesimo honest but unfortunate debtor della tradizione anglosassone a partire dagli Stuart. Il piano della ricerca normativa evidenzia un notevole intervallo -prodotto dalla stratificazione degli interventi normativi- di declinazioni riconnesse alla meritevolezza (quella dell’accordo con i creditori, del piano del consumatore, della liquidazione dei beni, dell’incapiente e del credito) tutte contemporaneamente vigenti. Questa moltiplicazione di significati favorirà necessariamente l’intervento suppletivo della giurisprudenza, che dovrà esercitare una opzione interpretativa, avvertita tanto dei rischi connessi all’abbandono della tradizionale attitudine rigoristica, quanto della necessità di stemperarla in virtù non soltanto delle temperie economiche e sociali che minacciano il debito commerciale e civile, ma anche delle istanze solidaristiche che fondano il nostro sistema giuridico.

La meritevolezza concorsuale. Prospettive storiche e comparate dalle origini al nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza: un focus sul consumatore.

Novella Iezzi
2021-01-01

Abstract

La meritevolezza concorsuale è un criterio di interpretazione giudiziale utile a selezionare categorie di soggetti da sottrarre alle conseguenze più severe di applicazione della legge fallimentare. Per essere in grado di servire interessi mutevoli e di adattarsi a logiche punitive differenti, la meritevolezza deve necessariamente consistere in una clausola elastica. Non a caso, nell’arco dell’ultimo secolo, essa ha rappresentato il criterio di accesso al concordato preventivo del debitore commerciale onesto e sfortunato, altrimenti destinato al fallimento; poi il filtro attraverso il quale il sistema ha selezionato apparati produttivi e forza lavoro delle imprese in crisi da salvare; infine il limite di accesso alla esdebitazione per il debitore sovraindebitato. La sua continua metamorfosi ha accompagnato e facilitato la parabola storica del diritto concorsuale e la transizione da un diritto fallimentare fortemente punitivo e disgregativo degli apparati produttivi, a un diritto concorsuale che si fa carico dell’ascesa e del declino della grande impresa; che accentua la sua natura negoziale e concordataria rimettendo ai privati l’articolazione dei rispettivi interessi; che configura l’esdebitazione come conclusione del fallimento, ammettendo alle procedure concorsuali anche il debitore civile, finanche consumatore; che trasla, infine, nel versante creditorio con l’accoglimento di una prospettiva di responsible lending. Sul piano della ricerca comparata, lo studio attinge dalle esperienze afferenti ai sistemi di common law, che hanno introdotto il concetto di discharge e lo hanno condizionato ad una meritevolezza resa per la prima volta un principio di diritto cogente. Il modello concorsuale americano, in particolare, stemperando sempre più la carica etica della meritevolezza ha finito per produrre, nella sua storia recente, un paradosso in virtù del quale, osservato il sistema del credito su una scala sufficientemente ampia, non è più il debitore il soggetto che si giova della esdebitazione. Il piano della ricerca storica restituisce, invece, una minore distanza dalle esperienze concorsuali britannica e americana, vissute comunemente come archetipi di alterità. Attraverso una analisi del fallimento dalle origini al tardo Rinascimento, infatti, emerge un filo conduttore nello sviluppo di modalità di trattamento dell’insolvenza che accomuna Europa insulare e continentale, e che le rende per certi versi, reciprocamente, meno aliene. Ed è proprio il concetto di meritevolezza che salda, in un’unica matrice, esperienze che per altri versi vanno differenziandosi in civils e commons, trascorrendo dalla ciceroniana incolpevolezza dell’indebitamento, alla divisione tra debitori onesti e sfortunati e non dello Stracca, al medesimo honest but unfortunate debtor della tradizione anglosassone a partire dagli Stuart. Il piano della ricerca normativa evidenzia un notevole intervallo -prodotto dalla stratificazione degli interventi normativi- di declinazioni riconnesse alla meritevolezza (quella dell’accordo con i creditori, del piano del consumatore, della liquidazione dei beni, dell’incapiente e del credito) tutte contemporaneamente vigenti. Questa moltiplicazione di significati favorirà necessariamente l’intervento suppletivo della giurisprudenza, che dovrà esercitare una opzione interpretativa, avvertita tanto dei rischi connessi all’abbandono della tradizionale attitudine rigoristica, quanto della necessità di stemperarla in virtù non soltanto delle temperie economiche e sociali che minacciano il debito commerciale e civile, ma anche delle istanze solidaristiche che fondano il nostro sistema giuridico.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
phd_uniurb_275079.pdf

accesso aperto

Descrizione: Tesi di dottorato
Licenza: Creative commons
Dimensione 1.95 MB
Formato Adobe PDF
1.95 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2691277
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact