La riorganizzazione dello spazio urbano, spesso avviata su impulso di un nuovo potere politico, è in realtà un evento ‘ciclico’ che segue visioni e pulsioni considerate ogni volta moderne. Le città sono un po’ come le traduzioni dei testi classici: giustamente elogiate appena uscite, ingiustamente esecrate dalla generazione successiva che le considera polverose e vecchie ed è pronta a farne, stando al suo giudizio (che farà la medesima fine), di migliori e di più moderne. Per questa ragione le città rispecchiano sempre la propria epoca e quel riflesso risulta talvolta quasi intollerabile all’epoca immediatamente successiva (si pensi, i.e., al movimento brutalista e alla sua considerazione oggi): ecco perché ogni città dell’immediato ieri è considerata una bruttura, tranne quando i secoli le hanno dotate di un aspetto antico che ricorda un tempo di grandezze divenute ormai soltanto lontano ricordo. E questo, per i centri dell’Italia, è cosa ben nota. In base a queste considerazioni, è possibile ammettere che le grandi trasformazioni urbane conducono a due differenti processi. Da una parte la topografia viene utilizzata come uno strumento in grado di influenzare gli abitanti di una città (o di un impero) così da farli sentire vivi in un presente che si sta ’svecchiando’ nel nome di una modernizzazione realizzata da un nuovo potere che sta reinterpretando il passato; dall’altra gli stessi abitanti che assistono a questo cambiamento vedono via via sparire i luoghi ai quali legano ricordi o avvenimenti della loro memoria. D’altronde, ognuno ha immagini d’infanzia fortemente ancorate a luoghi che oggi probabilmente sono spariti. E così, come Hugo, si inseguono nella memoria luoghi, paesi e città che non esistono più, perché sono trasformati in pochi anni. Eppure, il legame col passato delle città vive anche in modo differente: memorie di parenti ormai anziani ricordano, ad esempio, la Roma degli anni Trenta-Quaranta del secolo scorso. Ma questi stessi parenti sono a loro volta legati a uomini che hanno visto una Roma ben più antica: e così, nel 2025, alcuni hanno ancora vissuto la loro infanzia tra i racconti di chi è facilmente entrato in contatto con persone che hanno visto l’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, ossia 164 anni fa. Non si tratta, quindi, di un tempo storico così infinito come sembra essere e, soprattutto, non sono molti anni in più di quelli che passarono da quando Silla si accampò sotto le lunghe mura di Atene a quando l’imperatore Adriano salì al potere (86 a.C. – 117 d.C.). Eppure, esattamente come successo nel periodo compreso tra l’Unità d’Italia e oggi, durante quegli anni vi fu un cambiamento radicale della società romana e di quella greca, cambiamenti che si riversarono come un fiume sulla topografia della capitale culturale dell’Ellade la quale da una parte subì grandi trasformazioni urbane, dall’altra vide modificare i resti del suo grande passato in una studiata scenografia sulla quale si mosse il nuovo potere imperiale che trasformò le tante Atene che nel tempo si susseguirono in una unica città “traboccante di gloria”.
Atene tra Silla e Adriano
Fabio Cavallero
In corso di stampa
Abstract
La riorganizzazione dello spazio urbano, spesso avviata su impulso di un nuovo potere politico, è in realtà un evento ‘ciclico’ che segue visioni e pulsioni considerate ogni volta moderne. Le città sono un po’ come le traduzioni dei testi classici: giustamente elogiate appena uscite, ingiustamente esecrate dalla generazione successiva che le considera polverose e vecchie ed è pronta a farne, stando al suo giudizio (che farà la medesima fine), di migliori e di più moderne. Per questa ragione le città rispecchiano sempre la propria epoca e quel riflesso risulta talvolta quasi intollerabile all’epoca immediatamente successiva (si pensi, i.e., al movimento brutalista e alla sua considerazione oggi): ecco perché ogni città dell’immediato ieri è considerata una bruttura, tranne quando i secoli le hanno dotate di un aspetto antico che ricorda un tempo di grandezze divenute ormai soltanto lontano ricordo. E questo, per i centri dell’Italia, è cosa ben nota. In base a queste considerazioni, è possibile ammettere che le grandi trasformazioni urbane conducono a due differenti processi. Da una parte la topografia viene utilizzata come uno strumento in grado di influenzare gli abitanti di una città (o di un impero) così da farli sentire vivi in un presente che si sta ’svecchiando’ nel nome di una modernizzazione realizzata da un nuovo potere che sta reinterpretando il passato; dall’altra gli stessi abitanti che assistono a questo cambiamento vedono via via sparire i luoghi ai quali legano ricordi o avvenimenti della loro memoria. D’altronde, ognuno ha immagini d’infanzia fortemente ancorate a luoghi che oggi probabilmente sono spariti. E così, come Hugo, si inseguono nella memoria luoghi, paesi e città che non esistono più, perché sono trasformati in pochi anni. Eppure, il legame col passato delle città vive anche in modo differente: memorie di parenti ormai anziani ricordano, ad esempio, la Roma degli anni Trenta-Quaranta del secolo scorso. Ma questi stessi parenti sono a loro volta legati a uomini che hanno visto una Roma ben più antica: e così, nel 2025, alcuni hanno ancora vissuto la loro infanzia tra i racconti di chi è facilmente entrato in contatto con persone che hanno visto l’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, ossia 164 anni fa. Non si tratta, quindi, di un tempo storico così infinito come sembra essere e, soprattutto, non sono molti anni in più di quelli che passarono da quando Silla si accampò sotto le lunghe mura di Atene a quando l’imperatore Adriano salì al potere (86 a.C. – 117 d.C.). Eppure, esattamente come successo nel periodo compreso tra l’Unità d’Italia e oggi, durante quegli anni vi fu un cambiamento radicale della società romana e di quella greca, cambiamenti che si riversarono come un fiume sulla topografia della capitale culturale dell’Ellade la quale da una parte subì grandi trasformazioni urbane, dall’altra vide modificare i resti del suo grande passato in una studiata scenografia sulla quale si mosse il nuovo potere imperiale che trasformò le tante Atene che nel tempo si susseguirono in una unica città “traboccante di gloria”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


