Il saggio, inserito in un volume di scritti per Marzio Barbagli, trae ispirazione dalle riflessioni di quest’ultimo sulla nascita e le caratteristiche della famiglia coniugale intima. Analizza le trasformazioni delle relazioni e delle violenze coniugali nel passaggio tra Sette e Ottocento a partire da uno specifico caso di studio, quello delle relazioni coniugali del nobile bolognese e drammaturgo Francesco Albergati Capacelli con le sue tre mogli, la contessa Teresa Orsi, la borghese, probabilmente attrice, Caterina Boccabadati e la ballerina Teresa Checchi Zampieri. Suggerisce che la crescente stigmatizzazione dei matrimoni combinati tra persone di pari ceto sociale e la crescente legittimazione dei cosiddetti matrimoni d’inclinazione o d’amore non portarono necessariamente a relazioni coniugali più egalitarie. Resero infatti possibili relazioni fortemente asimmetriche quanto a estrazione sociale dei coniugi. Se questa trasformazione aprì, soprattutto alle donne, nuove possibilità di mobilità sociale ascendente grazie al matrimonio, espose però quelle che sposavano uomini di ceto superiore o di classe sociale più elevata a nuove forme di dipendenza e subordinazione.
Amore, autorità e violenza: riflessioni sulle relazioni coniugali
Raffaella Sarti
2026
Abstract
Il saggio, inserito in un volume di scritti per Marzio Barbagli, trae ispirazione dalle riflessioni di quest’ultimo sulla nascita e le caratteristiche della famiglia coniugale intima. Analizza le trasformazioni delle relazioni e delle violenze coniugali nel passaggio tra Sette e Ottocento a partire da uno specifico caso di studio, quello delle relazioni coniugali del nobile bolognese e drammaturgo Francesco Albergati Capacelli con le sue tre mogli, la contessa Teresa Orsi, la borghese, probabilmente attrice, Caterina Boccabadati e la ballerina Teresa Checchi Zampieri. Suggerisce che la crescente stigmatizzazione dei matrimoni combinati tra persone di pari ceto sociale e la crescente legittimazione dei cosiddetti matrimoni d’inclinazione o d’amore non portarono necessariamente a relazioni coniugali più egalitarie. Resero infatti possibili relazioni fortemente asimmetriche quanto a estrazione sociale dei coniugi. Se questa trasformazione aprì, soprattutto alle donne, nuove possibilità di mobilità sociale ascendente grazie al matrimonio, espose però quelle che sposavano uomini di ceto superiore o di classe sociale più elevata a nuove forme di dipendenza e subordinazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


