L’articolo interpreta il rapporto tra umano e artificiale non come alternativa tra sostituzione e potenziamento, ma come campo di co-evoluzione che trasforma le condizioni cognitive, culturali ed educative del pensare. L’intelligenza artificiale generativa viene analizzata come ambiente discorsivo e dispositivo epistemico, capace di intervenire sui criteri di credibilità, affidabilità e rilevanza del sapere, normalizzando forme di enunciazione e rendendo meno visibili conflitti interpretativi e saperi situati. In questa prospettiva, la questione decisiva non riguarda la “performance” delle macchine, bensì le forme di razionalità che esse incorporano e rendono operative, insieme agli effetti di delega cognitiva e di ristrutturazione delle pratiche di conoscenza. Il contributo propone quindi un riposizionamento teorico: dall’intelligenza all’artificialità, dalla prestazione alla relazione comunicativa, leggendo l’IA come partner nella comunicazione. Ne deriva un’agenda educativa centrata sulla comunicazione con l’artificiale e sulla qualità del prompting come pratica riflessiva e progettuale (distant writing), volta a mantenere attivi giudizio, contestabilità e responsabilità, evitando che la fluidità conversazionale si traduca in autorità epistemica incontestata.

Educare il pensiero nella comunicazione con l’artificiale

Giovanni Boccia Artieri
2026

Abstract

L’articolo interpreta il rapporto tra umano e artificiale non come alternativa tra sostituzione e potenziamento, ma come campo di co-evoluzione che trasforma le condizioni cognitive, culturali ed educative del pensare. L’intelligenza artificiale generativa viene analizzata come ambiente discorsivo e dispositivo epistemico, capace di intervenire sui criteri di credibilità, affidabilità e rilevanza del sapere, normalizzando forme di enunciazione e rendendo meno visibili conflitti interpretativi e saperi situati. In questa prospettiva, la questione decisiva non riguarda la “performance” delle macchine, bensì le forme di razionalità che esse incorporano e rendono operative, insieme agli effetti di delega cognitiva e di ristrutturazione delle pratiche di conoscenza. Il contributo propone quindi un riposizionamento teorico: dall’intelligenza all’artificialità, dalla prestazione alla relazione comunicativa, leggendo l’IA come partner nella comunicazione. Ne deriva un’agenda educativa centrata sulla comunicazione con l’artificiale e sulla qualità del prompting come pratica riflessiva e progettuale (distant writing), volta a mantenere attivi giudizio, contestabilità e responsabilità, evitando che la fluidità conversazionale si traduca in autorità epistemica incontestata.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2777016
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