L’introduzione legge Il Passaggio a Nord-Ovest di Michel Serres come un testo di soglia per ripensare il rapporto tra scienze esatte e scienze umane oltre lo schema oppositivo delle “due culture”. A partire dalla diagnosi di C.P. Snow e dal dibattito novecentesco sulla separazione tra cultura scientifica e cultura umanistica, il saggio mostra come Serres non cerchi una semplice conciliazione interdisciplinare, né una sintesi pacificata dei saperi, ma proponga il “passaggio” come metodo: una pratica di attraversamento, traduzione e orientamento dentro spazi instabili, segnati da attriti, rumori, discontinuità e resistenze. La metafora geografica del Passaggio a Nord-Ovest diventa così un modello epistemologico, capace di descrivere la conoscenza come navigazione in un arcipelago di saperi, dove i transiti sono rari, locali e sempre esposti al rischio dell’errore. Attraverso le figure della randonnée, del rumore, dell’entropia, della turbolenza e della smarginatura dei confini disciplinari, l’introduzione evidenzia la specificità del pensiero serresiano: un pensiero che non separa formalizzazione e racconto, scienza e mito, rigore e immaginazione, ma ne osserva le interferenze operative. In questa prospettiva, Il Passaggio a Nord-Ovest appare come una teoria della comunicazione tra saperi e, insieme, come un’etica della conoscenza, fondata sulla capacità di abitare il disordine senza ridurlo a relativismo e di costruire condizioni locali di intelligibilità tra noi e il mondo.
Oltre le due culture. Il “passaggio” come metodo in Michel Serres
Giovanni Boccia Artieri
2026
Abstract
L’introduzione legge Il Passaggio a Nord-Ovest di Michel Serres come un testo di soglia per ripensare il rapporto tra scienze esatte e scienze umane oltre lo schema oppositivo delle “due culture”. A partire dalla diagnosi di C.P. Snow e dal dibattito novecentesco sulla separazione tra cultura scientifica e cultura umanistica, il saggio mostra come Serres non cerchi una semplice conciliazione interdisciplinare, né una sintesi pacificata dei saperi, ma proponga il “passaggio” come metodo: una pratica di attraversamento, traduzione e orientamento dentro spazi instabili, segnati da attriti, rumori, discontinuità e resistenze. La metafora geografica del Passaggio a Nord-Ovest diventa così un modello epistemologico, capace di descrivere la conoscenza come navigazione in un arcipelago di saperi, dove i transiti sono rari, locali e sempre esposti al rischio dell’errore. Attraverso le figure della randonnée, del rumore, dell’entropia, della turbolenza e della smarginatura dei confini disciplinari, l’introduzione evidenzia la specificità del pensiero serresiano: un pensiero che non separa formalizzazione e racconto, scienza e mito, rigore e immaginazione, ma ne osserva le interferenze operative. In questa prospettiva, Il Passaggio a Nord-Ovest appare come una teoria della comunicazione tra saperi e, insieme, come un’etica della conoscenza, fondata sulla capacità di abitare il disordine senza ridurlo a relativismo e di costruire condizioni locali di intelligibilità tra noi e il mondo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


