Il mito del Passatore, iniziato a dieci anni dalla morte del brigante, nel 1851, si estende per un secolo e mezzo, fino alla deidelogizzazione della società seguita al 1989, attraversando diverse fasi. Si forma per opera di scrittori "minori", diffuso da editrici popolari come Salani e Nerbini, con impronta garibaldina e anticlericale. Si accostava poi al movimento socialista al tempo di Andrea Costa e Giovanni Pascoli (del poeta la definizione di "cortese"), come ribelle "proletario", subendo negli anni '20 e '30 l'ostracismo del fascismo. Riprendeva lena nel secondo dopoguerra, con un profilo regionale romagnolo, come marchio commerciale, comparendo sulle etichette dei vini e nella promozione turistica della riviera. Sarà messo da parte dal trionfo simbolico della sua più celebre vittima, l'"inventore" della cucina italiana, l'"avaro" borghese Pellegrino Artusi, ai primi del XXI secolo.
Il "Passator cortese". Mito di un brigante anticlericale "figlio" di Pio IX, 1851-2007
Dino Mengozzi
2026
Abstract
Il mito del Passatore, iniziato a dieci anni dalla morte del brigante, nel 1851, si estende per un secolo e mezzo, fino alla deidelogizzazione della società seguita al 1989, attraversando diverse fasi. Si forma per opera di scrittori "minori", diffuso da editrici popolari come Salani e Nerbini, con impronta garibaldina e anticlericale. Si accostava poi al movimento socialista al tempo di Andrea Costa e Giovanni Pascoli (del poeta la definizione di "cortese"), come ribelle "proletario", subendo negli anni '20 e '30 l'ostracismo del fascismo. Riprendeva lena nel secondo dopoguerra, con un profilo regionale romagnolo, come marchio commerciale, comparendo sulle etichette dei vini e nella promozione turistica della riviera. Sarà messo da parte dal trionfo simbolico della sua più celebre vittima, l'"inventore" della cucina italiana, l'"avaro" borghese Pellegrino Artusi, ai primi del XXI secolo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


