mostra itinerante “Com’eri Vestita?” organizzata da Amnesty International. La mostra affronta il tema della violenza sessuale attraverso una prospettiva specifica: smantellare il pregiudizio secondo cui l’abbigliamento delle vittime possa essere una causa della violenza subita. Il titolo stesso, “Come eri vestita?”, richiama una delle domande più comuni e colpevolizzanti che le vittime di violenza sessuale si sentono rivolgere, implicando che la responsabilità dell’abuso sia parzialmente loro. Questo allestimento, nato negli Stati Uniti e successivamente adattato in Italia e in altri Paesi, ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico e combattere i luoghi comuni che circondano il fenomeno della violenza di genere. La mostra è composta da una serie di outfit “ordinari” accompagnati dalle testimonianze delle vittime di violenza sessuale. Gli abiti esposti non sono appariscenti o provocanti: si tratta di vestiti comuni, come jeans, t-shirt, vestiti da lavoro o abbigliamento sportivo, scelti per evidenziare quanto sia priva di fondamento l'idea che la violenza sia causata dall'aspetto o dal vestiario della vittima. Ogni abito è affiancato dalla storia di chi lo indossava al momento dell’aggressione, offrendo un impatto emotivo forte e una narrazione diretta della realtà delle vittime. L’obiettivo della mostra è quello di riflettere sul peso dei pregiudizi che colpevolizzano le vittime, distogliendo l'attenzione dal reale colpevole della violenza e promuovere una cultura che metta al centro il consenso, il rispetto e la responsabilità dell’aggressore, non della vittima.
Come eri vestita?
Acquarini Elena
Membro del Collaboration Group
;Chiarantini LauraMembro del Collaboration Group
;Gloria Quadri
Membro del Collaboration Group
;Lucio MautoneMembro del Collaboration Group
2026
Abstract
mostra itinerante “Com’eri Vestita?” organizzata da Amnesty International. La mostra affronta il tema della violenza sessuale attraverso una prospettiva specifica: smantellare il pregiudizio secondo cui l’abbigliamento delle vittime possa essere una causa della violenza subita. Il titolo stesso, “Come eri vestita?”, richiama una delle domande più comuni e colpevolizzanti che le vittime di violenza sessuale si sentono rivolgere, implicando che la responsabilità dell’abuso sia parzialmente loro. Questo allestimento, nato negli Stati Uniti e successivamente adattato in Italia e in altri Paesi, ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico e combattere i luoghi comuni che circondano il fenomeno della violenza di genere. La mostra è composta da una serie di outfit “ordinari” accompagnati dalle testimonianze delle vittime di violenza sessuale. Gli abiti esposti non sono appariscenti o provocanti: si tratta di vestiti comuni, come jeans, t-shirt, vestiti da lavoro o abbigliamento sportivo, scelti per evidenziare quanto sia priva di fondamento l'idea che la violenza sia causata dall'aspetto o dal vestiario della vittima. Ogni abito è affiancato dalla storia di chi lo indossava al momento dell’aggressione, offrendo un impatto emotivo forte e una narrazione diretta della realtà delle vittime. L’obiettivo della mostra è quello di riflettere sul peso dei pregiudizi che colpevolizzano le vittime, distogliendo l'attenzione dal reale colpevole della violenza e promuovere una cultura che metta al centro il consenso, il rispetto e la responsabilità dell’aggressore, non della vittima.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


