l contributo ricostruisce il processo di abolizione della censura letteraria negli Stati tedeschi tra la fine del Settecento e le rivoluzioni del 1848, concentrandosi sul ruolo svolto da editori e librai nella progressiva affermazione della libertà di stampa. Muovendo dalla trasformazione del sistema letterario e del mercato editoriale, il saggio mostra come la censura non si configurasse soltanto come controllo preventivo e repressivo esercitato dallo Stato e dalla Chiesa, ma anche come strumento di regolazione della circolazione delle idee e di orientamento del pubblico. Attraverso l'analisi delle principali tappe legislative – dalla stagione napoleonica ai Decreti di Karlsbad, fino agli accordi viennesi del 1834 – il contributo evidenzia il progressivo irrigidimento dei meccanismi censori e le strategie adottate dagli editori per aggirarli o contrastarli. Particolare attenzione è dedicata alle differenti politiche editoriali di case editrici come Cotta, Carl Löwenthal e Hoffmann & Campe, che mostrano come la resistenza alla censura nascesse dall'intreccio tra ideali liberali, innovazione culturale e interessi economici. Il saggio individua nel Denkschrift über Zensur und Preßfreiheit del Börsenverein des Deutschen Buchhandels il momento decisivo di una presa di coscienza collettiva del mondo del libro, capace di trasformare la difesa della libertà di stampa da rivendicazione corporativa a principio fondante della cultura moderna. L'abolizione della censura nel 1848 viene così interpretata non soltanto come conquista politica, ma come il risultato di una ridefinizione del ruolo pubblico di editori, librai e autori all'interno del sistema letterario tedesco.
La censura letteraria in Germania tra la fine del Settecento e il 1948. Il ruolo di librai ed editori nel processo di abolizione.
Paola Del Zoppo
2009
Abstract
l contributo ricostruisce il processo di abolizione della censura letteraria negli Stati tedeschi tra la fine del Settecento e le rivoluzioni del 1848, concentrandosi sul ruolo svolto da editori e librai nella progressiva affermazione della libertà di stampa. Muovendo dalla trasformazione del sistema letterario e del mercato editoriale, il saggio mostra come la censura non si configurasse soltanto come controllo preventivo e repressivo esercitato dallo Stato e dalla Chiesa, ma anche come strumento di regolazione della circolazione delle idee e di orientamento del pubblico. Attraverso l'analisi delle principali tappe legislative – dalla stagione napoleonica ai Decreti di Karlsbad, fino agli accordi viennesi del 1834 – il contributo evidenzia il progressivo irrigidimento dei meccanismi censori e le strategie adottate dagli editori per aggirarli o contrastarli. Particolare attenzione è dedicata alle differenti politiche editoriali di case editrici come Cotta, Carl Löwenthal e Hoffmann & Campe, che mostrano come la resistenza alla censura nascesse dall'intreccio tra ideali liberali, innovazione culturale e interessi economici. Il saggio individua nel Denkschrift über Zensur und Preßfreiheit del Börsenverein des Deutschen Buchhandels il momento decisivo di una presa di coscienza collettiva del mondo del libro, capace di trasformare la difesa della libertà di stampa da rivendicazione corporativa a principio fondante della cultura moderna. L'abolizione della censura nel 1848 viene così interpretata non soltanto come conquista politica, ma come il risultato di una ridefinizione del ruolo pubblico di editori, librai e autori all'interno del sistema letterario tedesco.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


