Il saggio indaga la traiettoria che, negli universi digitali, conduce dalla performance al sacrificio, mostrando come le piattaforme non producano passioni inedite, ma ricodifichino entro una nuova infrastruttura dinamiche antropologiche più antiche, come il desiderio mimetico, la metamorfosi e il meccanismo sacrificale. L’analisi si concentra su tre figure tra loro reversibili — il corpo performativo, il corpo discepolare e il corpo bersaglio — per mettere a fuoco il modo in cui la ricerca di riconoscimento si trasforma in disciplina del sé e può infine rovesciarsi in esposizione punitiva. Attraverso il confronto con René Girard ed Elias Canetti, il contributo mostra come la visibilità digitale intensifichi la comparazione, renda instabile il riconoscimento e favorisca la formazione di una massa algoritmica mobile e intermittente, nella quale la violenza non ristabilisce un ordine, ma rinnova il conflitto. In questa prospettiva, anche l’iper-sessualizzazione dei corpi e la “sessualità senza sesso” vengono lette come forme specifiche di un desiderio esposto, misurato e frustrato, che può facilmente convertirsi in stigma e aggressività. Ne emerge così una lettura filosofico-politica dei social network come ambienti nei quali il legame, anziché consolidarsi, tende sempre più spesso a ricomporsi attraverso la prestazione, la normazione e la ricerca di un bersaglio comune.
Dalla performance al sacrificio. I corpi politici nel digitale: performativo, discepolare, bersaglio
Cristiano Maria Bellei
2026
Abstract
Il saggio indaga la traiettoria che, negli universi digitali, conduce dalla performance al sacrificio, mostrando come le piattaforme non producano passioni inedite, ma ricodifichino entro una nuova infrastruttura dinamiche antropologiche più antiche, come il desiderio mimetico, la metamorfosi e il meccanismo sacrificale. L’analisi si concentra su tre figure tra loro reversibili — il corpo performativo, il corpo discepolare e il corpo bersaglio — per mettere a fuoco il modo in cui la ricerca di riconoscimento si trasforma in disciplina del sé e può infine rovesciarsi in esposizione punitiva. Attraverso il confronto con René Girard ed Elias Canetti, il contributo mostra come la visibilità digitale intensifichi la comparazione, renda instabile il riconoscimento e favorisca la formazione di una massa algoritmica mobile e intermittente, nella quale la violenza non ristabilisce un ordine, ma rinnova il conflitto. In questa prospettiva, anche l’iper-sessualizzazione dei corpi e la “sessualità senza sesso” vengono lette come forme specifiche di un desiderio esposto, misurato e frustrato, che può facilmente convertirsi in stigma e aggressività. Ne emerge così una lettura filosofico-politica dei social network come ambienti nei quali il legame, anziché consolidarsi, tende sempre più spesso a ricomporsi attraverso la prestazione, la normazione e la ricerca di un bersaglio comune.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


