Il saggio problematizza la nozione di individuo e propone di intenderlo in maniera nuova rispetto alla tradizione, e cioè come determinato non soltanto dalle proprietà, ma anche dalle relazioni. Prendendo le mosse dalle riflessioni filosofiche espresse dallo scrittore Carlo Emilio Gadda nella sua Meditazione milanese, viene criticata la concezione dell’individuo, risalente ad Aristotele, inteso come qualcosa di determinato, separato e autonomo. Gadda sostiene che un individuo è piuttosto un elemento che è inserito in una molteplicità di relazioni con altri elementi del sistema all’interno del quale esiste. Questa idea è sviluppata sulla base del trattatello di fisica contenuto nell’Etica di Spinoza, per il quale un individuo è un “groviglio” di corpi semplici comunicanti fra loro. Questa tesi trova un’espressione forte e filosoficamente ben fondata nella concezione dell’individuo e del continuo di Charles S. Peirce. Le idee di Peirce vengono discusse sia in relazione alle nozioni di individuo e continuo di Aristotele e Kant, sia a quelle di continuo matematico di Dedekind e Cantor. Facendo propria la tesi di Peirce, che ha cercato di estendere la nozione di continuo matematico – continua è una serie ordinata, densa e sezionabile – a tutti gli ambiti della realtà, il saggio propone una concezione dell’individuo come un continuo, ossia come qualcosa che è in una continuità di reazioni e relazioni con altri oggetti, più precisamente con gli oggetti del contesto fenomenologico (spazio-temporale) in cui esiste e con quelli del contesto dialettico, vale a dire della rete di oggetti che possono essere identificati a partire dalle proprietà relazionali dell'oggetto. Questa concezione relazionale della realtà ha dei risvolti anche a livello logico. Dal momento che la logica matematica classica, quale è stata sviluppata a partire da Frege, lavora o su individui o su classi di individui dai confini ben delimitati, operare su oggetti che non sono individui, per i quali nascono fenomeni classici connessi all’indeterminatezza e alla vaghezza, richiede di sviluppare logiche alternative, che assumono altri valori di verità accanto al vero e al falso, oppure gradi di verità. Ne deriva che un determinato sistema logico è appropriato per un certo tipo di oggetti. Di qui, il saggio propone l’idea di un’ontologia pluralistica, un’ontologia a più modelli, corrispondenti a diverse situazioni epistemiche, a seconda cioè se l’oggetto è inteso nel senso tradizionale di individuo oppure come un continuo.

Individui e continui

RASPA, VENANZIO
2008-01-01

Abstract

Il saggio problematizza la nozione di individuo e propone di intenderlo in maniera nuova rispetto alla tradizione, e cioè come determinato non soltanto dalle proprietà, ma anche dalle relazioni. Prendendo le mosse dalle riflessioni filosofiche espresse dallo scrittore Carlo Emilio Gadda nella sua Meditazione milanese, viene criticata la concezione dell’individuo, risalente ad Aristotele, inteso come qualcosa di determinato, separato e autonomo. Gadda sostiene che un individuo è piuttosto un elemento che è inserito in una molteplicità di relazioni con altri elementi del sistema all’interno del quale esiste. Questa idea è sviluppata sulla base del trattatello di fisica contenuto nell’Etica di Spinoza, per il quale un individuo è un “groviglio” di corpi semplici comunicanti fra loro. Questa tesi trova un’espressione forte e filosoficamente ben fondata nella concezione dell’individuo e del continuo di Charles S. Peirce. Le idee di Peirce vengono discusse sia in relazione alle nozioni di individuo e continuo di Aristotele e Kant, sia a quelle di continuo matematico di Dedekind e Cantor. Facendo propria la tesi di Peirce, che ha cercato di estendere la nozione di continuo matematico – continua è una serie ordinata, densa e sezionabile – a tutti gli ambiti della realtà, il saggio propone una concezione dell’individuo come un continuo, ossia come qualcosa che è in una continuità di reazioni e relazioni con altri oggetti, più precisamente con gli oggetti del contesto fenomenologico (spazio-temporale) in cui esiste e con quelli del contesto dialettico, vale a dire della rete di oggetti che possono essere identificati a partire dalle proprietà relazionali dell'oggetto. Questa concezione relazionale della realtà ha dei risvolti anche a livello logico. Dal momento che la logica matematica classica, quale è stata sviluppata a partire da Frege, lavora o su individui o su classi di individui dai confini ben delimitati, operare su oggetti che non sono individui, per i quali nascono fenomeni classici connessi all’indeterminatezza e alla vaghezza, richiede di sviluppare logiche alternative, che assumono altri valori di verità accanto al vero e al falso, oppure gradi di verità. Ne deriva che un determinato sistema logico è appropriato per un certo tipo di oggetti. Di qui, il saggio propone l’idea di un’ontologia pluralistica, un’ontologia a più modelli, corrispondenti a diverse situazioni epistemiche, a seconda cioè se l’oggetto è inteso nel senso tradizionale di individuo oppure come un continuo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/1885582
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