Nella prima parte del volume Anna Falcioni ha trattato la figura di Pandolfo III Malatesti (1370-1427), signore di Fano, Brescia, Bergamo e Lecco, nel contesto signorile italiano del Tre-Quattrocento, soffermandosi, soprattutto sui registri della serie “Codici Malatestiani”, conservati nella Sezione dell’Archivio di Stato di Fano. In effetti, essi costituiscono la documentazione primaria per indagare sia il funzionamento della corte e della cancelleria di Pandolfo III, che interagisce con quella comunale, sia i rapporti istituzionali, militari, economici, culturali vissuti e letti nelle varie fasi della vita politica cittadina e comitale. I “Codici Malatestiani” rimandano anche a un fatto culturale fondamentale, cioè alla dimestichezza che Pandolfo III aveva con la scrittura, esattamente come altre famiglie coeve (ad esempio gli Strozzi, i Visconti), che hanno lasciato documenti contabili in forma di registro, destinati a tenere memoria privata e personale della quotidiana attività economica. Tali scritture volute per riportare fatti economici (debiti, crediti, acquisti, vendite, fiscalità), includono spesso notizie su proprie vicende familiari, militari e storiche, al punto da superare l’orizzonte dell’interesse personale e manifestare l’ambizione di offrire una testimonianza del casato ad un pubblico più vasto. Da questa prospettiva metodologica le novità, scaturite da un attento studio condotto sui “Codici Malatestiani”, costituiscono il necessario sfondo per capire quanto l’azione di Pandolfo III fosse stata incisiva nei territori lombardi e marchigiani a lui soggetti. Sicuramente lo è stata in campo economico e culturale, almeno per ciò che si ricava dalle ordinazioni di codici miniati documentate da più di un giornale di spese, dalla qualità dei gioielli e degli abiti sfarzosi indossati dall’entourage politico malatestiano, dalla rilevanza degli artisti chiamati alla corte di Brescia nella fase cruciale della sua signoria. Nella seconda parte del volume (pp. 175-441) Anna Falcioni ha curato l’edizione integrale di un inedito registro contabile, considerato il più importante della signoria bresciana di Pandolfo III Malatesti, che porta il titolo di “Liber viridis rationum curie domini” (1407-1409). Nel suo saggio Massimo Ciambotti ha delineato, in generale, i registri contabili della serie malatestiana che da sempre sono stati considerati dagli storici come mastri partitari di entrate-uscite, riconducibili al metodo tabulare di tipo lombardo (con le due sezioni Dare e Avere contrapposte nella stessa pagina), tipico delle contabilità dell’amministrazione viscontea nei secoli XIV e XV. In particolare ha indagato gli aspetti formali ed esteriori del “Liber viridis”, la sua strutturazione, la metodologia contabile seguita e i contenuti. È stato, inoltre, descritto l’impianto complessivo delle rilevazioni contabili (analogo a quello di altri registri contabili che compongono la serie malatestiana), operando una classificazione tipologica delle scritture di addebito/accredito e una classificazione dei conti del mastro in tre gruppi (familiari, commensali e personale stipendiato, fattori, cancellieri). Dall’esame del registro si è rilevata la presenza di numerosi collegamenti (in contropartita o come semplici richiami) con molti altri registri che dovevano far parte del complesso sistema amministrativo malatestiano. Le indicazioni emerse hanno confermato l’esistenza di diversi livelli di complessità delle rilevazioni contabili medievali: da libri elementari contenenti le distinte analitiche degli incassi e dei pagamenti monetari, a libri riassuntivi dei dazi o delle varie taglie, pene, grazie, ecc., a libri-giornali contenenti rilevazioni in sequenza cronologica delle entrate e delle uscite della corte signorile, a libri mastri tabulari, pluriennali e di sintesi delle scritture analitiche più specifiche registrate nei libri di contabilità elementare.

Liber viridis rationum curie domini. Un registro contabile della cancelleria di Pandolfo III Malatesti

CIAMBOTTI, MASSIMO;FALCIONI, ANNA
2007

Abstract

Nella prima parte del volume Anna Falcioni ha trattato la figura di Pandolfo III Malatesti (1370-1427), signore di Fano, Brescia, Bergamo e Lecco, nel contesto signorile italiano del Tre-Quattrocento, soffermandosi, soprattutto sui registri della serie “Codici Malatestiani”, conservati nella Sezione dell’Archivio di Stato di Fano. In effetti, essi costituiscono la documentazione primaria per indagare sia il funzionamento della corte e della cancelleria di Pandolfo III, che interagisce con quella comunale, sia i rapporti istituzionali, militari, economici, culturali vissuti e letti nelle varie fasi della vita politica cittadina e comitale. I “Codici Malatestiani” rimandano anche a un fatto culturale fondamentale, cioè alla dimestichezza che Pandolfo III aveva con la scrittura, esattamente come altre famiglie coeve (ad esempio gli Strozzi, i Visconti), che hanno lasciato documenti contabili in forma di registro, destinati a tenere memoria privata e personale della quotidiana attività economica. Tali scritture volute per riportare fatti economici (debiti, crediti, acquisti, vendite, fiscalità), includono spesso notizie su proprie vicende familiari, militari e storiche, al punto da superare l’orizzonte dell’interesse personale e manifestare l’ambizione di offrire una testimonianza del casato ad un pubblico più vasto. Da questa prospettiva metodologica le novità, scaturite da un attento studio condotto sui “Codici Malatestiani”, costituiscono il necessario sfondo per capire quanto l’azione di Pandolfo III fosse stata incisiva nei territori lombardi e marchigiani a lui soggetti. Sicuramente lo è stata in campo economico e culturale, almeno per ciò che si ricava dalle ordinazioni di codici miniati documentate da più di un giornale di spese, dalla qualità dei gioielli e degli abiti sfarzosi indossati dall’entourage politico malatestiano, dalla rilevanza degli artisti chiamati alla corte di Brescia nella fase cruciale della sua signoria. Nella seconda parte del volume (pp. 175-441) Anna Falcioni ha curato l’edizione integrale di un inedito registro contabile, considerato il più importante della signoria bresciana di Pandolfo III Malatesti, che porta il titolo di “Liber viridis rationum curie domini” (1407-1409). Nel suo saggio Massimo Ciambotti ha delineato, in generale, i registri contabili della serie malatestiana che da sempre sono stati considerati dagli storici come mastri partitari di entrate-uscite, riconducibili al metodo tabulare di tipo lombardo (con le due sezioni Dare e Avere contrapposte nella stessa pagina), tipico delle contabilità dell’amministrazione viscontea nei secoli XIV e XV. In particolare ha indagato gli aspetti formali ed esteriori del “Liber viridis”, la sua strutturazione, la metodologia contabile seguita e i contenuti. È stato, inoltre, descritto l’impianto complessivo delle rilevazioni contabili (analogo a quello di altri registri contabili che compongono la serie malatestiana), operando una classificazione tipologica delle scritture di addebito/accredito e una classificazione dei conti del mastro in tre gruppi (familiari, commensali e personale stipendiato, fattori, cancellieri). Dall’esame del registro si è rilevata la presenza di numerosi collegamenti (in contropartita o come semplici richiami) con molti altri registri che dovevano far parte del complesso sistema amministrativo malatestiano. Le indicazioni emerse hanno confermato l’esistenza di diversi livelli di complessità delle rilevazioni contabili medievali: da libri elementari contenenti le distinte analitiche degli incassi e dei pagamenti monetari, a libri riassuntivi dei dazi o delle varie taglie, pene, grazie, ecc., a libri-giornali contenenti rilevazioni in sequenza cronologica delle entrate e delle uscite della corte signorile, a libri mastri tabulari, pluriennali e di sintesi delle scritture analitiche più specifiche registrate nei libri di contabilità elementare.
9788889731123
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11576/1890583
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