Lungo l’arco dell’ultimo ventennio la democrazia ha vissuto un momento di acuto travaglio. Dopo avere vinto quella che pareva essere la prova di sé definitiva contro il totalitarismo, proprio i risultati storici che da tale vittoria si sono ingenerati si presentano come nuove e cospicue contestazioni. Le questioni che così si pongono alla riflessione politica sono almeno due. La prima di esse è rappresentata dalla sfida lanciata dal sempre più accentuato pluralismo culturale della polis occidentale, a cui si è affiancata – o perlomeno si è acuita a partire dall’11 settembre 2011 – anche quella che si condensa nel tema della proponibilità della democrazia al di fuori dei suoi tradizionali e consolidati confini atlantici. Multiculturalismo domestico e globalismo internazionale: sono questi i temi con cui la democrazia è oggi chiamata a misurarsi e da ciò essa è costretta ad una rinnovata discussione sulla propria identità essenziale. Ciò che viene posto in discussine è infatti, da una parte, la capacità della democrazia di “unificare” il corpo politico domestico e, dall’altra parte, la legittimità stessa dell’idea di “estendibilità” della democrazia presso quelle popolazioni che non appartengano al versante occidentale del mondo. Quello che in entrambi i casi rimane stabilito è che alla democrazia viene contestato il diritto di definirsi in termini di principio dotato di universalità sostantiva (multiculturalismo) o di universalità tanto sostantiva quanto procedurale (globalismo). Ma con ciò viene posto in risalto proprio il tema dell’universalità come elemento costitutivo della sua stessa identità. Questo libro affronta tale problematica argomentando: nel primo capitolo, la tesi dello statuto di universalità “logico-ontologica” delle democrazia attraverso una discussione dello statuto stesso della politica in chiave antropologica; nel secondo capitolo, la tesi del suo statuto di universalità “assiologico-morale” attraverso una analisi critica del sostanziale fallimento della proposta proceduralista rawlsiana; nel terzo capitolo, la tesi della necessità per la democrazia di una positiva relazione con una religione civile, intesa in senso tocquevilleiano, attraverso una analisi del fallimento degli altri modelli di rapporto fra religione e politica elaborati in epoca moderna.

Sull’Universalità della democrazia

CANGIOTTI, MARCO
2008

Abstract

Lungo l’arco dell’ultimo ventennio la democrazia ha vissuto un momento di acuto travaglio. Dopo avere vinto quella che pareva essere la prova di sé definitiva contro il totalitarismo, proprio i risultati storici che da tale vittoria si sono ingenerati si presentano come nuove e cospicue contestazioni. Le questioni che così si pongono alla riflessione politica sono almeno due. La prima di esse è rappresentata dalla sfida lanciata dal sempre più accentuato pluralismo culturale della polis occidentale, a cui si è affiancata – o perlomeno si è acuita a partire dall’11 settembre 2011 – anche quella che si condensa nel tema della proponibilità della democrazia al di fuori dei suoi tradizionali e consolidati confini atlantici. Multiculturalismo domestico e globalismo internazionale: sono questi i temi con cui la democrazia è oggi chiamata a misurarsi e da ciò essa è costretta ad una rinnovata discussione sulla propria identità essenziale. Ciò che viene posto in discussine è infatti, da una parte, la capacità della democrazia di “unificare” il corpo politico domestico e, dall’altra parte, la legittimità stessa dell’idea di “estendibilità” della democrazia presso quelle popolazioni che non appartengano al versante occidentale del mondo. Quello che in entrambi i casi rimane stabilito è che alla democrazia viene contestato il diritto di definirsi in termini di principio dotato di universalità sostantiva (multiculturalismo) o di universalità tanto sostantiva quanto procedurale (globalismo). Ma con ciò viene posto in risalto proprio il tema dell’universalità come elemento costitutivo della sua stessa identità. Questo libro affronta tale problematica argomentando: nel primo capitolo, la tesi dello statuto di universalità “logico-ontologica” delle democrazia attraverso una discussione dello statuto stesso della politica in chiave antropologica; nel secondo capitolo, la tesi del suo statuto di universalità “assiologico-morale” attraverso una analisi critica del sostanziale fallimento della proposta proceduralista rawlsiana; nel terzo capitolo, la tesi della necessità per la democrazia di una positiva relazione con una religione civile, intesa in senso tocquevilleiano, attraverso una analisi del fallimento degli altri modelli di rapporto fra religione e politica elaborati in epoca moderna.
2008
9788837222116
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/1890589
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