La corrente Law and Literature, che si è sviluppata per lo più negli Stati Uniti, sta cominciando ad affrontare il problema della costruzione di uno strumentario utile all’analisi del fenomeno giuridico nella prospettiva della complessità sociale, sebbene risenta a tratti di un atteggiamento epistemologico ancora legato a suddivisioni di campo a volte ingenue e limitanti. Il presente contributo intende rielaborarne in parte la metodologia, proponendo un possibile impianto di una teoria delle narrazioni giuridiche, da verificare, dopo averne definiti l’oggetto, l’universo, il campo, le categorie, attraverso l’analisi di un testo letterario tra i più significativi per la tradizione giuridica occidentale, ovvero l’Orestea di Eschilo, preziosa testimonianza del terreno in cui affondano le radici delle istituzioni giuridiche e politiche degli ordinamenti contemporanei: una terra intrisa di sangue, violenza e legge sacra, di vendetta e giustizia. Le ragioni della scelta dell’opera discendono dal genere, dalle modalità di composizione dell’opera e dalle finalità che Eschilo vi imprime. Queste sono strettamente collegate alle condizioni, alle esigenze e alle aspettative sociali nell’Atene nella prima metà del V secolo. Ci sembra, in sintesi, che l’Orestea riassuma un caso rappresentativo di narrazione giuridica nei termini da noi elaborati e quindi adatto come campo di verifica di teoria e metodo di analisi. Su un altro fronte si va a verificare l’adeguatezza dell’approccio a far emergere dai contenuti della narrazione quelle informazioni che più rivelano le origini degli ordinamenti giuridici attuali, e di alcuni paradossi del legame sociale.

Raccontando il possibile. Eschilo e le narrazioni giuridiche

MITTICA, MARIA PAOLA
2006-01-01

Abstract

La corrente Law and Literature, che si è sviluppata per lo più negli Stati Uniti, sta cominciando ad affrontare il problema della costruzione di uno strumentario utile all’analisi del fenomeno giuridico nella prospettiva della complessità sociale, sebbene risenta a tratti di un atteggiamento epistemologico ancora legato a suddivisioni di campo a volte ingenue e limitanti. Il presente contributo intende rielaborarne in parte la metodologia, proponendo un possibile impianto di una teoria delle narrazioni giuridiche, da verificare, dopo averne definiti l’oggetto, l’universo, il campo, le categorie, attraverso l’analisi di un testo letterario tra i più significativi per la tradizione giuridica occidentale, ovvero l’Orestea di Eschilo, preziosa testimonianza del terreno in cui affondano le radici delle istituzioni giuridiche e politiche degli ordinamenti contemporanei: una terra intrisa di sangue, violenza e legge sacra, di vendetta e giustizia. Le ragioni della scelta dell’opera discendono dal genere, dalle modalità di composizione dell’opera e dalle finalità che Eschilo vi imprime. Queste sono strettamente collegate alle condizioni, alle esigenze e alle aspettative sociali nell’Atene nella prima metà del V secolo. Ci sembra, in sintesi, che l’Orestea riassuma un caso rappresentativo di narrazione giuridica nei termini da noi elaborati e quindi adatto come campo di verifica di teoria e metodo di analisi. Su un altro fronte si va a verificare l’adeguatezza dell’approccio a far emergere dai contenuti della narrazione quelle informazioni che più rivelano le origini degli ordinamenti giuridici attuali, e di alcuni paradossi del legame sociale.
9788814131332
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