Teoria etica è un’opera sistematica, in cui i problemi fondamentali della Filosofia morale — intesa sensu latiori, cioè come la disciplina filosofica che tematizza la totalità del processo di oggettivazione del volere, e perciò comprende in sé anche l’oggetto della Filosofia del diritto e della Filosofia politica — vengono articolati ed avviati a soluzione nella prospettiva teoretico–metafisica dell’“idealismo speculativo”. Dopo aver esposto e fondato le tesi fondamentali in cui questa concezione filosofica si articola (Introduzione, Cap. 1 e 2), ed averla difesa contro l’opposto orientamento del pensiero antimetafisico contemporaneo di Nietzsche, Adorno e Heidegger (Introduzione, Cap. 3 e 4), l’Autore svolge le implicazioni fondamentali per la costruzione di un’etica filosofica derivanti dall’assunzione dell’accennata prospettiva idealistico–metafisica (Parte I, Cap. 1). Una volta così chiariti gli imprescindibili presupposti metafisici della Filosofia morale, diviene possibile sviluppare le determinazioni fondamentali del principio etico, cui è dedicata l’intera Parte I (“Metafisica dei costumi”) di questo saggio. Vengono così messi in rilievo l’essenziale immanenza del pensiero puro nella volontà etica (Cap. 2); il carattere ideale ed incondizionato del principio etico (Cap. 3); il significato metafisico della libertà — intesa non già come libero arbitrio, bensì come assoluta autodeterminazione del volere — quale fondamentale condizione di possibilità del mondo morale (Cap. 4); la necessaria differenziazione del principio etico nelle categorie del Diritto astratto, della Moralità e dell’Eticità (Cap. 5); ed infine l’unità dialettica del Bene e del male, implicante il riconoscimento della necessità ma anche dell’inattualità del negativo nel processo di realizzazione dell’ideale morale (Cap. 6). La Parte II (“Apparenza e parvenza del volere nel mondo sensibile — Filosofia del diritto”) analizza in dettaglio le fondamentali determinazioni concettuali in cui si articola la necessaria oggettivazione o alienazione del volere nel mondo sensibile (Cap. 1): la Proprietà e il Contratto (Cap. 2); le relazioni sociali o intersoggettive (Cap. 3); il Sistema dei bisogni e delle specie del lavoro (Cap. 4); la funzione economico–sociale della tecnica e del capitale (Cap. 5), ed infine la necessaria sussunzione della sfera dei rapporti economici sotto l’idea normativa della giustizia, realizzantesi nella sua amministrazione da parte dello “Stato esterno” e culminante nella negazione della loro immediatezza nella sfera del Diritto penale. La Parte III (“Attualità e concretezza del volere nella storia dello spirito — Morale e politica”) tematizza invece la realizzazione del principio etico nelle sfere intellettuali o “spirituali” stricto sensu della Moralità e dell’Eticità. Il problema fondamentale di ogni teoria della Moralità viene identificato con la deduzione del sistema dei doveri determinati dall’unità e universalità del principio etico (Parte III, Cap. 1). Vengono messi in luce significato e limiti di tradizionali soluzioni quali la teoria aristotelica delle virtù e il Decalogo mosaico, e si scorge per contro nella teoria dei doveri determinati sviluppata da Fichte nel System der Sittlichkeit del 1798 la formulazione più consistente e compiuta mai storicamente elaborata di questa cruciale problematica filosofica. La dottrina dell’Eticità, delineata nei Cap. 2 e 3, identifica nello Stato in quanto “supremo organismo etico” il fondamento ultimo dell’intero processo dell’Eticità, che genera, legittima e risolve in sé stesso formazioni etiche più elementari ed unilaterali quali la famiglia e la società civile, costituendo così il soggetto ultimo della storia universale (Cap. 5). Ma lo Stato non è solo sostanzialità etica, bensì pure autocoscienza della propria essenza, e la forma adeguata di tale autocoscienza non può esser costituita né dal sapere umanistico, né da quello scientifico, né dalla religione (Cap. 4), bensì solo dalla filosofia. Teoria etica è stata presentata in un convegno ad essa interamente dedicato che ebbe luogo il 14 aprile 2005 presso l’Università di Urbino, cui parteciparono diversi relatori, tra i quali i prof. Piergiorgio Grassi e Giuseppe Cantillo. Dall’anno della sua pubblicazione essa viene regolarmente adottata come libro di testo per corsi universitari di Filosofia morale, Filosofia teoretica ed Etica della comunicazione. L’interesse degli studiosi per i risultati conseguiti da Teoria etica si è manifestato in numerose ed ampie recensioni. Tra le recensioni finora pervenute al sottoscritto si segnalano quelle di A. Aguti e Th. Posch, apparse, rispettivamente, nella «Rivista di filosofia neoscolastica», anno XCVIII, gennaio–marzo 2006, pp. 201–207 e nel «Wiener Jahrbuch für Philosophie», Bd. XXXIX, 2007, pp. 209–216; l’articolo di L. De Vos Ethik oder Metaphysik? Zu G. Rinaldis Teoria etica, «Jahrbuch für Hegelforscung», Bd. 12–14, anno , pp. 315–322; e la recensione di Vittorio Hösle, apparsa nella rivista «Humanitas», anno LXII, n. 5–6, settembre–dicembre 2007, pp. 1174–1177 e ristampata nel «Magazzino di filosofia», n. 18, 2005–2010, pp. 61–64. Particolarmente lusinghiero ed impegnativo è il giudizio formulato da Hösle, secondo cui essa è una delle pochissime opere teoreticamente significative prodotte dalla più recente cultura filosofica italiana. Alla critica della sua impostazione metafisica formulata da De Vos l’Autore ha risposto negandone la plausibilità e rivendicandone la genuina aderenza allo spirito della filosofia hegeliana, chiamata a tale proposito in causa dal recensore, in un articolo apparso in italiano nel «Magazzino di filosofia» (Scetticismo e metafisica in Hegel. A proposito di una critica fraintendente di Teoria etica, n. 18, 2005–2010, pp. 165–184) e in tedesco nel volume del sottoscritto Absoluter Idealismus und zeitgenössische Philosophie. Bedeutung und Aktualität von Hegels Logik, Peter Lang, Frankfurt a. M. 2012, Parte I, Cap. 6, pp. 139–163.

Teoria etica, Trieste, Edizioni Goliardiche 2004, pp. xii-532.

RINALDI, GIACOMO
2004-01-01

Abstract

Teoria etica è un’opera sistematica, in cui i problemi fondamentali della Filosofia morale — intesa sensu latiori, cioè come la disciplina filosofica che tematizza la totalità del processo di oggettivazione del volere, e perciò comprende in sé anche l’oggetto della Filosofia del diritto e della Filosofia politica — vengono articolati ed avviati a soluzione nella prospettiva teoretico–metafisica dell’“idealismo speculativo”. Dopo aver esposto e fondato le tesi fondamentali in cui questa concezione filosofica si articola (Introduzione, Cap. 1 e 2), ed averla difesa contro l’opposto orientamento del pensiero antimetafisico contemporaneo di Nietzsche, Adorno e Heidegger (Introduzione, Cap. 3 e 4), l’Autore svolge le implicazioni fondamentali per la costruzione di un’etica filosofica derivanti dall’assunzione dell’accennata prospettiva idealistico–metafisica (Parte I, Cap. 1). Una volta così chiariti gli imprescindibili presupposti metafisici della Filosofia morale, diviene possibile sviluppare le determinazioni fondamentali del principio etico, cui è dedicata l’intera Parte I (“Metafisica dei costumi”) di questo saggio. Vengono così messi in rilievo l’essenziale immanenza del pensiero puro nella volontà etica (Cap. 2); il carattere ideale ed incondizionato del principio etico (Cap. 3); il significato metafisico della libertà — intesa non già come libero arbitrio, bensì come assoluta autodeterminazione del volere — quale fondamentale condizione di possibilità del mondo morale (Cap. 4); la necessaria differenziazione del principio etico nelle categorie del Diritto astratto, della Moralità e dell’Eticità (Cap. 5); ed infine l’unità dialettica del Bene e del male, implicante il riconoscimento della necessità ma anche dell’inattualità del negativo nel processo di realizzazione dell’ideale morale (Cap. 6). La Parte II (“Apparenza e parvenza del volere nel mondo sensibile — Filosofia del diritto”) analizza in dettaglio le fondamentali determinazioni concettuali in cui si articola la necessaria oggettivazione o alienazione del volere nel mondo sensibile (Cap. 1): la Proprietà e il Contratto (Cap. 2); le relazioni sociali o intersoggettive (Cap. 3); il Sistema dei bisogni e delle specie del lavoro (Cap. 4); la funzione economico–sociale della tecnica e del capitale (Cap. 5), ed infine la necessaria sussunzione della sfera dei rapporti economici sotto l’idea normativa della giustizia, realizzantesi nella sua amministrazione da parte dello “Stato esterno” e culminante nella negazione della loro immediatezza nella sfera del Diritto penale. La Parte III (“Attualità e concretezza del volere nella storia dello spirito — Morale e politica”) tematizza invece la realizzazione del principio etico nelle sfere intellettuali o “spirituali” stricto sensu della Moralità e dell’Eticità. Il problema fondamentale di ogni teoria della Moralità viene identificato con la deduzione del sistema dei doveri determinati dall’unità e universalità del principio etico (Parte III, Cap. 1). Vengono messi in luce significato e limiti di tradizionali soluzioni quali la teoria aristotelica delle virtù e il Decalogo mosaico, e si scorge per contro nella teoria dei doveri determinati sviluppata da Fichte nel System der Sittlichkeit del 1798 la formulazione più consistente e compiuta mai storicamente elaborata di questa cruciale problematica filosofica. La dottrina dell’Eticità, delineata nei Cap. 2 e 3, identifica nello Stato in quanto “supremo organismo etico” il fondamento ultimo dell’intero processo dell’Eticità, che genera, legittima e risolve in sé stesso formazioni etiche più elementari ed unilaterali quali la famiglia e la società civile, costituendo così il soggetto ultimo della storia universale (Cap. 5). Ma lo Stato non è solo sostanzialità etica, bensì pure autocoscienza della propria essenza, e la forma adeguata di tale autocoscienza non può esser costituita né dal sapere umanistico, né da quello scientifico, né dalla religione (Cap. 4), bensì solo dalla filosofia. Teoria etica è stata presentata in un convegno ad essa interamente dedicato che ebbe luogo il 14 aprile 2005 presso l’Università di Urbino, cui parteciparono diversi relatori, tra i quali i prof. Piergiorgio Grassi e Giuseppe Cantillo. Dall’anno della sua pubblicazione essa viene regolarmente adottata come libro di testo per corsi universitari di Filosofia morale, Filosofia teoretica ed Etica della comunicazione. L’interesse degli studiosi per i risultati conseguiti da Teoria etica si è manifestato in numerose ed ampie recensioni. Tra le recensioni finora pervenute al sottoscritto si segnalano quelle di A. Aguti e Th. Posch, apparse, rispettivamente, nella «Rivista di filosofia neoscolastica», anno XCVIII, gennaio–marzo 2006, pp. 201–207 e nel «Wiener Jahrbuch für Philosophie», Bd. XXXIX, 2007, pp. 209–216; l’articolo di L. De Vos Ethik oder Metaphysik? Zu G. Rinaldis Teoria etica, «Jahrbuch für Hegelforscung», Bd. 12–14, anno , pp. 315–322; e la recensione di Vittorio Hösle, apparsa nella rivista «Humanitas», anno LXII, n. 5–6, settembre–dicembre 2007, pp. 1174–1177 e ristampata nel «Magazzino di filosofia», n. 18, 2005–2010, pp. 61–64. Particolarmente lusinghiero ed impegnativo è il giudizio formulato da Hösle, secondo cui essa è una delle pochissime opere teoreticamente significative prodotte dalla più recente cultura filosofica italiana. Alla critica della sua impostazione metafisica formulata da De Vos l’Autore ha risposto negandone la plausibilità e rivendicandone la genuina aderenza allo spirito della filosofia hegeliana, chiamata a tale proposito in causa dal recensore, in un articolo apparso in italiano nel «Magazzino di filosofia» (Scetticismo e metafisica in Hegel. A proposito di una critica fraintendente di Teoria etica, n. 18, 2005–2010, pp. 165–184) e in tedesco nel volume del sottoscritto Absoluter Idealismus und zeitgenössische Philosophie. Bedeutung und Aktualität von Hegels Logik, Peter Lang, Frankfurt a. M. 2012, Parte I, Cap. 6, pp. 139–163.
9788888171890
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