Il saggio presenta il testo di una relazione tenuta, su invito, al Convegno “La Letteratura del Mare”, organizzato dal «Centro Pio Rajna. Centro di studi per la ricerca letteraria, linguistica e filologica». Il tema della navigatio presenta, se analizzato dal punto di vista del medievista, non poche peculiarità. A dispetto delle numerose e spesso contraddittorie valenze metaforiche di cui è stato fatto oggetto, esso appare infatti scarsamente sfruttato dalla letteratura romanza delle origini i cui generi narrativi centrali – epica e romanzo arturiano - sono generi sostanzialmente di terra, nei quali la scena è occupata dall’eroe che combatte a cavallo. A partire da questa constatazione, ampiamente discussa e documentata nella prima parte del saggio, G. Z. passa ad analizzare un settore della letteratura enciclopedica medievale (Isidoro di Siviglia, Ugo di San Vittore, Vincenzo di Beauvais), che della navigatio, descritta come attività di scoperta e di scambio rivolta al bene comune, fa un’attività essenzialmente pacifica. Questa divagazione su un corpus extra-letterario serve all’autrice per classificare altre immagini del tema discusso sulla base di un’opposizione tra materia di guerra e materia di pace. Nella seconda parte del saggio si dimostra infatti come i testi narrativi che tematizzano i passaggi per mare espellano dal proprio orizzonte eventi di guerra, selezionando un tipo di eroe che, per necessità o per scelta, rinuncia alle armi. Si dispongono su questa linea opere che, se traguardate da altri punti di vista, difficilmente possono costituirsi in serie. Tra queste le più antiche versioni del Romanzo di Tristano e Isotta, il Guillaume d’Angleterre, l’Apollonio di Tiro e la Queste del Saint Graal, testo lontanissimo dai precedenti per ambiente di produzione, tradizione, cultura e finalità, ma nel quale il passaggio dalla cavalleria terrestre a quella celeste è narrato schiudendo orizzonti marittimi inessenziali per la fase eroica del mondo arturiano. Il saggio ha permesso all’autrice di porre le basi per una ridefinizione del canone narrativo medievale, sviluppata in lavori successivi.

"Navigatio" medievale

ZAGANELLI, GIOIA
2006

Abstract

Il saggio presenta il testo di una relazione tenuta, su invito, al Convegno “La Letteratura del Mare”, organizzato dal «Centro Pio Rajna. Centro di studi per la ricerca letteraria, linguistica e filologica». Il tema della navigatio presenta, se analizzato dal punto di vista del medievista, non poche peculiarità. A dispetto delle numerose e spesso contraddittorie valenze metaforiche di cui è stato fatto oggetto, esso appare infatti scarsamente sfruttato dalla letteratura romanza delle origini i cui generi narrativi centrali – epica e romanzo arturiano - sono generi sostanzialmente di terra, nei quali la scena è occupata dall’eroe che combatte a cavallo. A partire da questa constatazione, ampiamente discussa e documentata nella prima parte del saggio, G. Z. passa ad analizzare un settore della letteratura enciclopedica medievale (Isidoro di Siviglia, Ugo di San Vittore, Vincenzo di Beauvais), che della navigatio, descritta come attività di scoperta e di scambio rivolta al bene comune, fa un’attività essenzialmente pacifica. Questa divagazione su un corpus extra-letterario serve all’autrice per classificare altre immagini del tema discusso sulla base di un’opposizione tra materia di guerra e materia di pace. Nella seconda parte del saggio si dimostra infatti come i testi narrativi che tematizzano i passaggi per mare espellano dal proprio orizzonte eventi di guerra, selezionando un tipo di eroe che, per necessità o per scelta, rinuncia alle armi. Si dispongono su questa linea opere che, se traguardate da altri punti di vista, difficilmente possono costituirsi in serie. Tra queste le più antiche versioni del Romanzo di Tristano e Isotta, il Guillaume d’Angleterre, l’Apollonio di Tiro e la Queste del Saint Graal, testo lontanissimo dai precedenti per ambiente di produzione, tradizione, cultura e finalità, ma nel quale il passaggio dalla cavalleria terrestre a quella celeste è narrato schiudendo orizzonti marittimi inessenziali per la fase eroica del mondo arturiano. Il saggio ha permesso all’autrice di porre le basi per una ridefinizione del canone narrativo medievale, sviluppata in lavori successivi.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11576/1893279
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