Il lavoro intende esaminare criticamente le interrelazioni tra modelli di gestione del rischio e diritto penale, utilizzando come "caso studio" la disciplina della sicurezza sul lavoro. Materia nella quale gli sviluppi di logiche regolamentari diverse dalla classica impostazione 'command and control' ha trovato più ampia realizzazione. L'analisi verte, in particolare, sui rapporti del sistema penale con: (i) modelli regolamentari incentrati sulla definizione degli obbiettivi che l'ordinamento impone ai privati di raggiungere, lasciandoli però liberi di identificare le modalità più opportune (c.d. regolamentazione per principi); (ii) modelli regolamentari che facoltizzano i destinatari privati a modulare le proprie condotte cautelative in relazione all'entità del rischio dagli stessi rilevato in relazione alle diverse circostanze che sono tenuti a fronteggiare nel corso della propria attività (c.d. regolamentazione basata sul rischio). Schemi che, nonostante i profili differenziali che li connotano, trovano un minimo comune denominatore nell'esistenza di obblighi di collaborazione attiva, da parte dei privati, con le istituzioni pubbliche, al fine di garantire elevati livelli di tutela dei beni giuridici esposti a rischio. Circostanza che modifica in profondità alcuni degli elementi che definiscono la razionalità dell'intervento penalistico. Al fine di identificare possibilità e limiti di tale nuovo orizzonte di intervento del diritto penale sono criticamente discusse - utilizzando come chiave di lettura 'normativa' il principio di extrema ratio e come chiave di lettura 'empirica' la teoria delle decisioni in condizioni di incertezza - le implicazioni in tema di scelte di criminalizzazione e di definizione dei criteri di imputazione soggettiva, con particolare riferimento al tema della colpa, individuale e organizzativa (dlgs n. 231/01).

Prevenzione mediante organizzazione e diritto penale. Tre studi sulla tutela della sicurezza sul lavoro

MARRA, GABRIELE
2009

Abstract

Il lavoro intende esaminare criticamente le interrelazioni tra modelli di gestione del rischio e diritto penale, utilizzando come "caso studio" la disciplina della sicurezza sul lavoro. Materia nella quale gli sviluppi di logiche regolamentari diverse dalla classica impostazione 'command and control' ha trovato più ampia realizzazione. L'analisi verte, in particolare, sui rapporti del sistema penale con: (i) modelli regolamentari incentrati sulla definizione degli obbiettivi che l'ordinamento impone ai privati di raggiungere, lasciandoli però liberi di identificare le modalità più opportune (c.d. regolamentazione per principi); (ii) modelli regolamentari che facoltizzano i destinatari privati a modulare le proprie condotte cautelative in relazione all'entità del rischio dagli stessi rilevato in relazione alle diverse circostanze che sono tenuti a fronteggiare nel corso della propria attività (c.d. regolamentazione basata sul rischio). Schemi che, nonostante i profili differenziali che li connotano, trovano un minimo comune denominatore nell'esistenza di obblighi di collaborazione attiva, da parte dei privati, con le istituzioni pubbliche, al fine di garantire elevati livelli di tutela dei beni giuridici esposti a rischio. Circostanza che modifica in profondità alcuni degli elementi che definiscono la razionalità dell'intervento penalistico. Al fine di identificare possibilità e limiti di tale nuovo orizzonte di intervento del diritto penale sono criticamente discusse - utilizzando come chiave di lettura 'normativa' il principio di extrema ratio e come chiave di lettura 'empirica' la teoria delle decisioni in condizioni di incertezza - le implicazioni in tema di scelte di criminalizzazione e di definizione dei criteri di imputazione soggettiva, con particolare riferimento al tema della colpa, individuale e organizzativa (dlgs n. 231/01).
9788834894101
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11576/2299602
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