Riflettere sulla rilevanza pedagogica del laboratorio e sulle sue problematiche di natura teorica significa porsi legittimi interrogativi epistemologici su un modello di costruzione della conoscenza non sempre esaurientemente soddisfatto nei consueti luoghi scolastici. Nei contesti educativi tradizionali i processi di storica intellettualizzazione del sapere spesso dimenticano o mettono in secondo piano il celebre motto deweyano dell’“imparare facendo”, per nulla anacronistico se ripensato all’insegna di una scuola del fare, della ricerca e della scoperta, imperniata intorno all’idea di una scuola-laboratorio. Ripercorrere le principali note storiche del movimento pedagogico che ha contraddistinto l’attivismo consente di rivitalizzare un pensiero educativo centrato su un agire didattico che in particolare nel modello dell’apprendistato, tipico degli apprendimenti artistico-artigianali di epoca medievale e rinascimentale, può trovare molti confortanti e attualizzabili sostegni teorici e didattico-metodologici: in questo modello, se integrato al modello pedagogico del comprendere – com’è immaginato dallo psicopedagogista Howard Gardner –, si possono osservare, a ragione, importanti connotati formativi, riscontrabili soprattutto nella valorizzazione dell’esperienza, nella speciale relazione insegnante-alunno, nell’esempio di qualità proposto dal maestro e nel particolare contesto socio-relazionale creato per formare competenze qualitativamente significative. Una scuola laboratorializzata può dimostrarsi un valido approccio alla crescente complessità e alle correlate richieste della società educativa, cui deve corrispondere un parallelo processo di formazione alla complessità: le intrinseche e plurali potenzialità cognitive e sociocognitive del laboratorio possono essere attivate da una metodologia della costruzione del sapere che solo in una forma di ricerca aperta e flessibile come il metodo della ricerca-azione può fornire le migliori risposte alla complessità educativa. In appendice, l’iter legislativo di una scuola (quella italiana) alle prese con le novità sempre crescenti del laboratorio didattico (in un percorso a dire il vero piuttosto tortuoso) e la testimonianza di alcune esperienze laboratoriali a scuola consentono di “toccare con mano” alcune concrete vicissitudini, nonché le problematiche di una scuola sempre più attenta (ma anche non sempre esaurientemente aperta) alle reali potenzialità formative del laboratorio.

Il laboratorio didattico. L'attiva ricerca della conoscenza.

TRAVAGLINI, ROBERTO
2009

Abstract

Riflettere sulla rilevanza pedagogica del laboratorio e sulle sue problematiche di natura teorica significa porsi legittimi interrogativi epistemologici su un modello di costruzione della conoscenza non sempre esaurientemente soddisfatto nei consueti luoghi scolastici. Nei contesti educativi tradizionali i processi di storica intellettualizzazione del sapere spesso dimenticano o mettono in secondo piano il celebre motto deweyano dell’“imparare facendo”, per nulla anacronistico se ripensato all’insegna di una scuola del fare, della ricerca e della scoperta, imperniata intorno all’idea di una scuola-laboratorio. Ripercorrere le principali note storiche del movimento pedagogico che ha contraddistinto l’attivismo consente di rivitalizzare un pensiero educativo centrato su un agire didattico che in particolare nel modello dell’apprendistato, tipico degli apprendimenti artistico-artigianali di epoca medievale e rinascimentale, può trovare molti confortanti e attualizzabili sostegni teorici e didattico-metodologici: in questo modello, se integrato al modello pedagogico del comprendere – com’è immaginato dallo psicopedagogista Howard Gardner –, si possono osservare, a ragione, importanti connotati formativi, riscontrabili soprattutto nella valorizzazione dell’esperienza, nella speciale relazione insegnante-alunno, nell’esempio di qualità proposto dal maestro e nel particolare contesto socio-relazionale creato per formare competenze qualitativamente significative. Una scuola laboratorializzata può dimostrarsi un valido approccio alla crescente complessità e alle correlate richieste della società educativa, cui deve corrispondere un parallelo processo di formazione alla complessità: le intrinseche e plurali potenzialità cognitive e sociocognitive del laboratorio possono essere attivate da una metodologia della costruzione del sapere che solo in una forma di ricerca aperta e flessibile come il metodo della ricerca-azione può fornire le migliori risposte alla complessità educativa. In appendice, l’iter legislativo di una scuola (quella italiana) alle prese con le novità sempre crescenti del laboratorio didattico (in un percorso a dire il vero piuttosto tortuoso) e la testimonianza di alcune esperienze laboratoriali a scuola consentono di “toccare con mano” alcune concrete vicissitudini, nonché le problematiche di una scuola sempre più attenta (ma anche non sempre esaurientemente aperta) alle reali potenzialità formative del laboratorio.
9788881072712
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