Lo scopo della attività filologica ed ecdotica è quello di ricostruire un testo il più possibile prossimo all’originale. Nell’ambito specifico delle letterature antiche, questa formulazione, comune nella trattatistica sull’argomento, diviene ambivalente, nel senso che la sua interpretazione è strettamente legata al valore che si dà al termine “originale”: 1. l’originale come l’autore (il poeta, il prosatore) l’aveva concepito e composto (per iscritto a partire da una certa epoca)? 2. oppure l’esemplare che in qualità di capostipite della tradizione di un determinato testo (paradosis) lo riproduca con il maggior grado di prossimità? La prima istanza (1.), quella il cui interesse ultimo è il recupero pieno dell’originale d’autore, è la più problematica, in qualunque vicenda di trasmissione testuale ma particolarmente nel caso dei classici greci, dove di norma la distanza temporale tra l’autore e la prima edizione ufficiale del suo testo, cioè, come di solito si assume, l’edizione redatta dai grammatici ad Alessandria nella seconda metà del iii secolo a.C. (ekdosis), è assai ampia. Nel caso della poesia lirica e dei cantica nella poesia drammatica (tragica, comica), l’aspetto ritmico-metrico e melodico dei canti, concepiti dal principio per essere intonati, fa parte integrante di quel “testo”, è cioè “testo” esso stesso. Intendo dire che la versificazione (al pari della musica) è pienamente inclusa nella testualità di quelle opere. Ne consegue che anche la disposizione delle articolazioni metriche (i cola) è da trattarsi, in sede critico-testuale, alla stessa stregua di quello che solitamente si considera il “vero” testo, cioè le lectiones carminis, nel senso che anche sotto il profilo della versificazione si avverte l’esigenza di restituire un assetto il più possibile esatto. Ora, si dà il caso che, proprio come accade per le lectiones carminis, anche l’articolazione metrica delle sezioni liriche sia documentata dai testimoni della tradizione manoscritta (papiri e codici pergamenacei). In questa luce, parrebbe ovvio riservare al taglio (misurazione) dei cola, o “colometria”, così come tramandata nella paradosis, il medesimo trattamento che la critica del testo destina all’aspetto verbale, ovvero la recensio dei testimoni (di tutti o dei più autorevoli, nel senso dei capostipiti di famiglie di codici differenti), sì da ottenere il miglior testo ricavabile da questo procedimento di comparazione, e quindi procedere, ove appaia necessario, alla emendatio. Per influenza degli studi di G. Hermann e di A. Boeckh sulla versificazione di Pindaro e della tragedia (in particolare eschilea), questo aspetto del testo tramandato (paradosis) non fu più preso in considerazione. E tale situazione permane ancora nella maggior parte delle edizioni dei testi

Metrica e critica del testo (Introduzione alla Tavola rotonda)

LOMIENTO, LIANA
2008-01-01

Abstract

Lo scopo della attività filologica ed ecdotica è quello di ricostruire un testo il più possibile prossimo all’originale. Nell’ambito specifico delle letterature antiche, questa formulazione, comune nella trattatistica sull’argomento, diviene ambivalente, nel senso che la sua interpretazione è strettamente legata al valore che si dà al termine “originale”: 1. l’originale come l’autore (il poeta, il prosatore) l’aveva concepito e composto (per iscritto a partire da una certa epoca)? 2. oppure l’esemplare che in qualità di capostipite della tradizione di un determinato testo (paradosis) lo riproduca con il maggior grado di prossimità? La prima istanza (1.), quella il cui interesse ultimo è il recupero pieno dell’originale d’autore, è la più problematica, in qualunque vicenda di trasmissione testuale ma particolarmente nel caso dei classici greci, dove di norma la distanza temporale tra l’autore e la prima edizione ufficiale del suo testo, cioè, come di solito si assume, l’edizione redatta dai grammatici ad Alessandria nella seconda metà del iii secolo a.C. (ekdosis), è assai ampia. Nel caso della poesia lirica e dei cantica nella poesia drammatica (tragica, comica), l’aspetto ritmico-metrico e melodico dei canti, concepiti dal principio per essere intonati, fa parte integrante di quel “testo”, è cioè “testo” esso stesso. Intendo dire che la versificazione (al pari della musica) è pienamente inclusa nella testualità di quelle opere. Ne consegue che anche la disposizione delle articolazioni metriche (i cola) è da trattarsi, in sede critico-testuale, alla stessa stregua di quello che solitamente si considera il “vero” testo, cioè le lectiones carminis, nel senso che anche sotto il profilo della versificazione si avverte l’esigenza di restituire un assetto il più possibile esatto. Ora, si dà il caso che, proprio come accade per le lectiones carminis, anche l’articolazione metrica delle sezioni liriche sia documentata dai testimoni della tradizione manoscritta (papiri e codici pergamenacei). In questa luce, parrebbe ovvio riservare al taglio (misurazione) dei cola, o “colometria”, così come tramandata nella paradosis, il medesimo trattamento che la critica del testo destina all’aspetto verbale, ovvero la recensio dei testimoni (di tutti o dei più autorevoli, nel senso dei capostipiti di famiglie di codici differenti), sì da ottenere il miglior testo ricavabile da questo procedimento di comparazione, e quindi procedere, ove appaia necessario, alla emendatio. Per influenza degli studi di G. Hermann e di A. Boeckh sulla versificazione di Pindaro e della tragedia (in particolare eschilea), questo aspetto del testo tramandato (paradosis) non fu più preso in considerazione. E tale situazione permane ancora nella maggior parte delle edizioni dei testi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2301914
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