Al di là delle naturali differenze che intercorrono tra un romanzo e l’altro, l’opera di Jean-Philippe Toussaint mantiene piuttosto inalterata la toile de fond su cui tesse le singole motivazioni narrative. Permane, infatti, una certa coerenza argomentativa e strutturale nella comune arbitrarietà degli eventi riportati, nello statuto di assoluta genericità del soggetto, nel gusto dell’atarassia ma anche in quell’élan furieux, o sua parodia, che sempre insorge nei personaggi e sempre si risolve in gesti modesti e poco aggressivi, nella ricorrenza di luoghi, o meglio ‘non luoghi’, appartenenti a una modernità irriducibile, nell’utilizzo del paradosso, dell’humour e dell’ironia. Tutti ingredienti variamente calibrati in una scrittura che fa largo uso del passato remoto e che si ramifica in ripetute divagazioni. Alla luce di questi presupposti si intende analizzare il rapporto tra i personaggi e il tempo: dal semplice dato anagrafico, non sempre facile da individuare, a quel vago anonimo malessere che assale i protagonisti e che, non a caso, si identifica con un « décalage horaire permanent », attraverso i simboli, disseminati nei vari romanzi, dell’azione corrosiva del tempo che degrada, separa e incalza minaccioso. Unico rimedio al divenire per immobilizzare il tempo senza rendersi alla morte è la scrittura, che rinunciando a chiudere definitivamente l’opera, conserva il potere di sospenderlo e prolungarlo all’infinito.

Jean-Philippe Toussaint e la scrittura del tempo sospeso

M. Amatulli
2009-01-01

Abstract

Al di là delle naturali differenze che intercorrono tra un romanzo e l’altro, l’opera di Jean-Philippe Toussaint mantiene piuttosto inalterata la toile de fond su cui tesse le singole motivazioni narrative. Permane, infatti, una certa coerenza argomentativa e strutturale nella comune arbitrarietà degli eventi riportati, nello statuto di assoluta genericità del soggetto, nel gusto dell’atarassia ma anche in quell’élan furieux, o sua parodia, che sempre insorge nei personaggi e sempre si risolve in gesti modesti e poco aggressivi, nella ricorrenza di luoghi, o meglio ‘non luoghi’, appartenenti a una modernità irriducibile, nell’utilizzo del paradosso, dell’humour e dell’ironia. Tutti ingredienti variamente calibrati in una scrittura che fa largo uso del passato remoto e che si ramifica in ripetute divagazioni. Alla luce di questi presupposti si intende analizzare il rapporto tra i personaggi e il tempo: dal semplice dato anagrafico, non sempre facile da individuare, a quel vago anonimo malessere che assale i protagonisti e che, non a caso, si identifica con un « décalage horaire permanent », attraverso i simboli, disseminati nei vari romanzi, dell’azione corrosiva del tempo che degrada, separa e incalza minaccioso. Unico rimedio al divenire per immobilizzare il tempo senza rendersi alla morte è la scrittura, che rinunciando a chiudere definitivamente l’opera, conserva il potere di sospenderlo e prolungarlo all’infinito.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2502794
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