Il volume, pubblicato nella collana diretta da M. Rusciano e T. Treu, analizza i profili giuridici relativi all’organizzazione ed alla tutela collettiva dei lavoratori “atipici” e dei disoccupati, tematiche, queste, che sembrano oggi individuare le nuove “frontiere” della rappresentanza sindacale. L’argomento è peraltro affrontato anche in chiave interdisciplinare, con considerazione degli aspetti sociologici ed economici rilevanti, ed in una prospettiva aperta all’indagine comparata (segnatamente con riguardo all’esperienza francese, specie in ragione delle analogie riscontrabili fra i modelli organizzativi prescelti, fin dall’origine, dal sindacato transalpino e da quello italiano, benché non manchino riferimenti a Paesi diversi), rivelandosi la comparazione funzionale ad una migliore comprensione delle vicende italiane, così da metterne più chiaramente a fuoco le specificità e l’originalità nel panorama europeo. Prendendo avvio dall’analisi, oggetto del primo capitolo, dell’attuale contesto socio-economico e culturale, caratterizzato dalla crescita costante di una serie di rapporti di lavoro che, in prima approssimazione, si è soliti definire “atipici”, in quanto diversi da quello subordinato a tempo pieno ed indeterminato, lo studio si interroga sul ruolo che il sindacato può ancora svolgere nella tutela collettiva di soggetti che si discostano decisamente dal paradigma tradizionale di prestatore di lavoro a misura del quale esso si è storicamente organizzato. In questa prospettiva, si inserisce l’indagine sulle iniziative del sindacalismo confederale italiano e francese, a partire dalla riflessione, condotta nel secondo capitolo, sulle strategie organizzative adottate, e adottabili, a tutela degli “atipici”, che consente di approfondire molteplici questioni, tra cui, in via del tutto esemplificativa: la rivisitazione di una classica tematica del diritto sindacale, quale quella dell’interesse collettivo, anche alla luce del superamento, nella costruzione del medesimo, di ogni rigida separazione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato, in nome di un concetto – quello di “dipendenza economica” – in grado di qualificare i destinatari delle recenti iniziative sindacali italiane (essenzialmente collaboratori coordinati e continuativi, ora a progetto, e lavoratori interinali, oggi somministrati); il rapporto fra le strutture deputate alla rappresentanza di tali lavoratori, ove esistenti, e le tradizionali categorie, e, più in generale, fra criterio organizzativo verticale e orizzontale; le ragioni che possono spiegare convergenze e divergenze fra esperienze maturate in Paesi diversi. L’indagine si indirizza poi verso le forme di azione utilizzate (e utilizzabili) dal sindacato nella tutela dei “nuovi lavori”, in primis quella contrattuale, cui è dedicato il terzo capitolo. Qui l’analisi si concentra specie sui numerosi accordi collettivi conclusi in tema di collaborazioni coordinate e continuative, introducendo essi regole e tutele in favore di lavoratori non subordinati, sì da individuare una cornice certamente sperimentale, ma assai significativa di una tendenza espansiva della fonte negoziale al di là dei confini tradizionali: ciò che rende il caso italiano particolarmente interessante, laddove in Europa le esperienze di contrattazione collettiva ad hoc per i lavoratori non standard risultano molto limitate, a tutto vantaggio delle attività di fornitura di servizi. Il capitolo, diviso in tre sezioni, spazia così, a titolo esemplificativo, dall’esame dei contenuti, che sembrano oscillare tra la ricerca di modelli specifici di protezione ed una sostanziale imitazione delle forme di tutela elaborate per il lavoro dipendente, all’analisi della natura giuridica degli accordi considerati, qualificabili come veri e propri contratti collettivi in quanto strumenti di ripristino dell’equilibrio economico-negoziale tra due parti in posizione non paritaria; dall’indagine sull’efficacia soggettiva ed oggettiva dei medesimi, alla riflessione sul dibattito in materia di derogabilità assistita; fino a toccare il tema dell’(embrionale) assetto contrattuale affermatosi in questi ambiti ed orientato ad un ridimensionamento del ruolo del ccnl. In questo quadro si colloca altresì la riflessione sul d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, a partire dalla disciplina del lavoro a progetto, esaminata dal punto di vista del suo impatto sulla tematica della rappresentanza collettiva degli “atipici”. Alle forme di azione “altre”, adottate dal sindacato nella tutela di tali lavoratori, è dedicato il quarto capitolo, anche al fine d’indagare la maggiore, o minore, idoneità delle stesse, rispetto alla contrattazione collettiva, a coagulare ed organizzare interessi – quelli degli “atipici” – che non necessariamente sollecitano lo svolgimento dell’attività negoziale: prassi concertative, fornitura di servizi, forme partecipative, con particolare riferimento, sotto quest’ultimo profilo, al ruolo degli enti bilaterali, considerati alla luce sia delle disposizioni poste in materia dal d.lgs. n. 276/2003, sia dell’esperienza sindacale francese, che si caratterizza, nella gestione del lavoro temporaneo tramite agenzia, per un ampio ricorso alle istituzioni paritetiche. L’analisi comparata trova poi spazio anche nella riflessione svolta sulla collocazione della risorsa formazione nelle varie forme di azione ricordate, stante la sua riconosciuta centralità nella tutela degli “atipici”. Il tema, quasi del tutto inesplorato sul piano giuridico, della rappresentanza dei disoccupati è infine oggetto dell’ultima parte del volume. Il quinto capitolo, infatti, dopo aver ripercorso, anche dal punto di vista della storia del sindacato, le tappe principali della questione sia in Italia che in Francia, si concentra sulle novità recate in proposito dall’art. 2 della loi d’orientation relative à la lutte contre les exclusions n. 98-657 del 29 luglio 1998 con la creazione dei cd. comités de liaison, cui è affidato il compito di dare voce ai “sans travail”, per chiudere con una riflessione sull’insufficienza della legislazione italiana a fornire un contributo soddisfacente alla costruzione del versante collettivo dell’inclusione sociale.

Nuovi lavori e rappresentanza sindacale

LAZZARI, CHIARA
2006-01-01

Abstract

Il volume, pubblicato nella collana diretta da M. Rusciano e T. Treu, analizza i profili giuridici relativi all’organizzazione ed alla tutela collettiva dei lavoratori “atipici” e dei disoccupati, tematiche, queste, che sembrano oggi individuare le nuove “frontiere” della rappresentanza sindacale. L’argomento è peraltro affrontato anche in chiave interdisciplinare, con considerazione degli aspetti sociologici ed economici rilevanti, ed in una prospettiva aperta all’indagine comparata (segnatamente con riguardo all’esperienza francese, specie in ragione delle analogie riscontrabili fra i modelli organizzativi prescelti, fin dall’origine, dal sindacato transalpino e da quello italiano, benché non manchino riferimenti a Paesi diversi), rivelandosi la comparazione funzionale ad una migliore comprensione delle vicende italiane, così da metterne più chiaramente a fuoco le specificità e l’originalità nel panorama europeo. Prendendo avvio dall’analisi, oggetto del primo capitolo, dell’attuale contesto socio-economico e culturale, caratterizzato dalla crescita costante di una serie di rapporti di lavoro che, in prima approssimazione, si è soliti definire “atipici”, in quanto diversi da quello subordinato a tempo pieno ed indeterminato, lo studio si interroga sul ruolo che il sindacato può ancora svolgere nella tutela collettiva di soggetti che si discostano decisamente dal paradigma tradizionale di prestatore di lavoro a misura del quale esso si è storicamente organizzato. In questa prospettiva, si inserisce l’indagine sulle iniziative del sindacalismo confederale italiano e francese, a partire dalla riflessione, condotta nel secondo capitolo, sulle strategie organizzative adottate, e adottabili, a tutela degli “atipici”, che consente di approfondire molteplici questioni, tra cui, in via del tutto esemplificativa: la rivisitazione di una classica tematica del diritto sindacale, quale quella dell’interesse collettivo, anche alla luce del superamento, nella costruzione del medesimo, di ogni rigida separazione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato, in nome di un concetto – quello di “dipendenza economica” – in grado di qualificare i destinatari delle recenti iniziative sindacali italiane (essenzialmente collaboratori coordinati e continuativi, ora a progetto, e lavoratori interinali, oggi somministrati); il rapporto fra le strutture deputate alla rappresentanza di tali lavoratori, ove esistenti, e le tradizionali categorie, e, più in generale, fra criterio organizzativo verticale e orizzontale; le ragioni che possono spiegare convergenze e divergenze fra esperienze maturate in Paesi diversi. L’indagine si indirizza poi verso le forme di azione utilizzate (e utilizzabili) dal sindacato nella tutela dei “nuovi lavori”, in primis quella contrattuale, cui è dedicato il terzo capitolo. Qui l’analisi si concentra specie sui numerosi accordi collettivi conclusi in tema di collaborazioni coordinate e continuative, introducendo essi regole e tutele in favore di lavoratori non subordinati, sì da individuare una cornice certamente sperimentale, ma assai significativa di una tendenza espansiva della fonte negoziale al di là dei confini tradizionali: ciò che rende il caso italiano particolarmente interessante, laddove in Europa le esperienze di contrattazione collettiva ad hoc per i lavoratori non standard risultano molto limitate, a tutto vantaggio delle attività di fornitura di servizi. Il capitolo, diviso in tre sezioni, spazia così, a titolo esemplificativo, dall’esame dei contenuti, che sembrano oscillare tra la ricerca di modelli specifici di protezione ed una sostanziale imitazione delle forme di tutela elaborate per il lavoro dipendente, all’analisi della natura giuridica degli accordi considerati, qualificabili come veri e propri contratti collettivi in quanto strumenti di ripristino dell’equilibrio economico-negoziale tra due parti in posizione non paritaria; dall’indagine sull’efficacia soggettiva ed oggettiva dei medesimi, alla riflessione sul dibattito in materia di derogabilità assistita; fino a toccare il tema dell’(embrionale) assetto contrattuale affermatosi in questi ambiti ed orientato ad un ridimensionamento del ruolo del ccnl. In questo quadro si colloca altresì la riflessione sul d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, a partire dalla disciplina del lavoro a progetto, esaminata dal punto di vista del suo impatto sulla tematica della rappresentanza collettiva degli “atipici”. Alle forme di azione “altre”, adottate dal sindacato nella tutela di tali lavoratori, è dedicato il quarto capitolo, anche al fine d’indagare la maggiore, o minore, idoneità delle stesse, rispetto alla contrattazione collettiva, a coagulare ed organizzare interessi – quelli degli “atipici” – che non necessariamente sollecitano lo svolgimento dell’attività negoziale: prassi concertative, fornitura di servizi, forme partecipative, con particolare riferimento, sotto quest’ultimo profilo, al ruolo degli enti bilaterali, considerati alla luce sia delle disposizioni poste in materia dal d.lgs. n. 276/2003, sia dell’esperienza sindacale francese, che si caratterizza, nella gestione del lavoro temporaneo tramite agenzia, per un ampio ricorso alle istituzioni paritetiche. L’analisi comparata trova poi spazio anche nella riflessione svolta sulla collocazione della risorsa formazione nelle varie forme di azione ricordate, stante la sua riconosciuta centralità nella tutela degli “atipici”. Il tema, quasi del tutto inesplorato sul piano giuridico, della rappresentanza dei disoccupati è infine oggetto dell’ultima parte del volume. Il quinto capitolo, infatti, dopo aver ripercorso, anche dal punto di vista della storia del sindacato, le tappe principali della questione sia in Italia che in Francia, si concentra sulle novità recate in proposito dall’art. 2 della loi d’orientation relative à la lutte contre les exclusions n. 98-657 del 29 luglio 1998 con la creazione dei cd. comités de liaison, cui è affidato il compito di dare voce ai “sans travail”, per chiudere con una riflessione sull’insufficienza della legislazione italiana a fornire un contributo soddisfacente alla costruzione del versante collettivo dell’inclusione sociale.
88-348-5780-1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2504783
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