Il contributo affronta la delicata e quanto mai attuale questione della rappresentatività necessaria al sindacato per la costituzione nel proprio ambito di rappresentanze sindacali aziendali ai sensi dello Statuto dei lavoratori. Si tratta, in particolare, di verificare cosa debba intendersi per “contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva” ex art. 19 St. lav., giacché ciò appare controverso, specie in relazione ai c.d. contratti collettivi gestionali. Con riguardo a questi ultimi, lo studio sottopone, anzitutto, a disamina critica la tesi che ne esclude la natura strictu sensu contrattuale, ritenendo, invece, tali intese pienamente riconducibili nel novero dell’art. 39, 1° comma, Cost. Poi, confuta la teoria che a priori nega rilevanza a detti contratti nell’ambito dell’art. 19 St. lav., ritenendoli espressione di una forza rappresentativa “dimidiata”: mancando una definizione legale di contratto collettivo, tutti i prodotti del consenso tra le parti sociali vi sono riconducibili; né è consentito distinguere tra diversi livelli o gradi rappresentatività sindacale, essendo quest’ultima concepita dalla norma statutaria in senso assoluto ed effettivo. Di qui la necessità di ritenerla sussistente ogni qualvolta siano stati sottoscritti “contratti collettivi di lavoro” fondati sul reciproco riconoscimento, cioè indicativi della capacità del sindacato di imporsi effettivamente alla controparte; il che andrebbe verificato di volta in volta, sulla base della rilevanza quantitativa e qualitativa dei singoli contenuti contrattuali.

Natura del contratto collettivo gestionale e rappresentatività per la costituzione di rappresentanze sindacali aziendali (nota a Cass. 11 gennaio 2008, n. 520 e Cass. 11 luglio 2008, n. 19275)

CAMPANELLA, PIERA
2009-01-01

Abstract

Il contributo affronta la delicata e quanto mai attuale questione della rappresentatività necessaria al sindacato per la costituzione nel proprio ambito di rappresentanze sindacali aziendali ai sensi dello Statuto dei lavoratori. Si tratta, in particolare, di verificare cosa debba intendersi per “contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva” ex art. 19 St. lav., giacché ciò appare controverso, specie in relazione ai c.d. contratti collettivi gestionali. Con riguardo a questi ultimi, lo studio sottopone, anzitutto, a disamina critica la tesi che ne esclude la natura strictu sensu contrattuale, ritenendo, invece, tali intese pienamente riconducibili nel novero dell’art. 39, 1° comma, Cost. Poi, confuta la teoria che a priori nega rilevanza a detti contratti nell’ambito dell’art. 19 St. lav., ritenendoli espressione di una forza rappresentativa “dimidiata”: mancando una definizione legale di contratto collettivo, tutti i prodotti del consenso tra le parti sociali vi sono riconducibili; né è consentito distinguere tra diversi livelli o gradi rappresentatività sindacale, essendo quest’ultima concepita dalla norma statutaria in senso assoluto ed effettivo. Di qui la necessità di ritenerla sussistente ogni qualvolta siano stati sottoscritti “contratti collettivi di lavoro” fondati sul reciproco riconoscimento, cioè indicativi della capacità del sindacato di imporsi effettivamente alla controparte; il che andrebbe verificato di volta in volta, sulla base della rilevanza quantitativa e qualitativa dei singoli contenuti contrattuali.
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