Tra gli ectoparassiti dei Chirotteri presenti in Italia, una specie ancora poco indagata dal punto di vista morfologico ed ecologico è Cimex pipistrelli Jenyns, 1839 (Insecta, Rhynchota, Cimicidae). La specie, la cui descrizione originale risale all’800, è stata recentemente ri-descritta e mostra un’ecologia parassitaria particolare e una morfologia specifica. Nell’ambito di un ampio studio sull’ecologia parassitaria dei chirotteri italiani, diversi esemplari di C. pipistrelli sono stati osservati nei loro comportamenti e poi raccolti nella colonia di Myotis myotis e M. blythii presente nel sottotetto della chiesa di Vezzano (BZ). Alcuni esemplari adulti di C. pipistrelli, sia di sesso maschile che femminile, sono stati preparati per l’osservazione al microscopio elettronico a scansione (S.E.M.). L’osservazione al S.E.M. ha permesso di evidenziare numerosi caratteri anatomici ed in particolare di riconoscere e misurare i caratteri significativi per il differenziamento tra le specie. In C. pipistrelli il pronoto presenta due caratteristiche espansioni laterali notevolmente sviluppate e separate dal capo da un profondo incavo e il rapporto tra larghezza e lunghezza si attesta significativamente tra 2.0 e 2.5. Le antenne di C. pipistrelli mostrano la classica divisione in quattro segmenti tipica di tutti gli appartenenti al genere Cimex. Sulle antenne sono stati osservati cinque tipi di sensilli (S1, S2, S3, S4, S5). Quattro di essi sono stati già descritti in altre specie di Cimex, mentre il tipo S4 è qui descritto per la prima volta. Data la a particolare posizione e morfologia di questo tipo di sensilli è possibile ipotizzare una funzione termo-recettrice. Sulle zampe di C. pipistrelli, in corrispondenza dell’articolazione tibio-tarsica, sono state descritte particolari strutture a sperone e, in corrispondeza del pretarso, due unghie unciniformi che possono essere interpretate come adattamenti alla vita parassitaria. C. pipistrelli, infatti, ha un regime dietetico ematofago ma non vive sempre sul corpo dell’ospite: si insidia in microambienti in prossimità dell’ospite sul quale sale solo per alimentarsi e su cui si aggrappa grazie alle due unghie unciniformi. Le strutture a forma di sperone invece facilitano la sua deambulazione quando non è attaccato all’ospite. La forma particolarmente acuminata dell’organo copulatore e la presenza del seno paragenitale nella femmina confermano che C. pipistrelli, come C. lectularius, attua un’inseminazione traumatica con penetrazione extragenitale e successivo movimento degli spermatozoi direttamente nell’emocele della femmina. L’alto grado di infestazione delle colonie di “grandi” Myotis in Alto Adige è correlato alla struttura stessa dei roost dato che il substrato in travi di legno è in grado di ospitare e “proteggere” un gran numero di cimici che mostrano, dalla primavera all’estate, un continuo susseguirsi di generazioni. A confronto i roost ipogei che le stesse specie di chirotteri hanno nell’ambito mediterraneo, più freddi e umidi, si rivelano praticamente privi di questi ectoparassiti.

Morfologia esterna di Cimex pipistrelli Jenyns, 1839 con note ecologiche

PRIORI, PAMELA;
2015-01-01

Abstract

Tra gli ectoparassiti dei Chirotteri presenti in Italia, una specie ancora poco indagata dal punto di vista morfologico ed ecologico è Cimex pipistrelli Jenyns, 1839 (Insecta, Rhynchota, Cimicidae). La specie, la cui descrizione originale risale all’800, è stata recentemente ri-descritta e mostra un’ecologia parassitaria particolare e una morfologia specifica. Nell’ambito di un ampio studio sull’ecologia parassitaria dei chirotteri italiani, diversi esemplari di C. pipistrelli sono stati osservati nei loro comportamenti e poi raccolti nella colonia di Myotis myotis e M. blythii presente nel sottotetto della chiesa di Vezzano (BZ). Alcuni esemplari adulti di C. pipistrelli, sia di sesso maschile che femminile, sono stati preparati per l’osservazione al microscopio elettronico a scansione (S.E.M.). L’osservazione al S.E.M. ha permesso di evidenziare numerosi caratteri anatomici ed in particolare di riconoscere e misurare i caratteri significativi per il differenziamento tra le specie. In C. pipistrelli il pronoto presenta due caratteristiche espansioni laterali notevolmente sviluppate e separate dal capo da un profondo incavo e il rapporto tra larghezza e lunghezza si attesta significativamente tra 2.0 e 2.5. Le antenne di C. pipistrelli mostrano la classica divisione in quattro segmenti tipica di tutti gli appartenenti al genere Cimex. Sulle antenne sono stati osservati cinque tipi di sensilli (S1, S2, S3, S4, S5). Quattro di essi sono stati già descritti in altre specie di Cimex, mentre il tipo S4 è qui descritto per la prima volta. Data la a particolare posizione e morfologia di questo tipo di sensilli è possibile ipotizzare una funzione termo-recettrice. Sulle zampe di C. pipistrelli, in corrispondenza dell’articolazione tibio-tarsica, sono state descritte particolari strutture a sperone e, in corrispondeza del pretarso, due unghie unciniformi che possono essere interpretate come adattamenti alla vita parassitaria. C. pipistrelli, infatti, ha un regime dietetico ematofago ma non vive sempre sul corpo dell’ospite: si insidia in microambienti in prossimità dell’ospite sul quale sale solo per alimentarsi e su cui si aggrappa grazie alle due unghie unciniformi. Le strutture a forma di sperone invece facilitano la sua deambulazione quando non è attaccato all’ospite. La forma particolarmente acuminata dell’organo copulatore e la presenza del seno paragenitale nella femmina confermano che C. pipistrelli, come C. lectularius, attua un’inseminazione traumatica con penetrazione extragenitale e successivo movimento degli spermatozoi direttamente nell’emocele della femmina. L’alto grado di infestazione delle colonie di “grandi” Myotis in Alto Adige è correlato alla struttura stessa dei roost dato che il substrato in travi di legno è in grado di ospitare e “proteggere” un gran numero di cimici che mostrano, dalla primavera all’estate, un continuo susseguirsi di generazioni. A confronto i roost ipogei che le stesse specie di chirotteri hanno nell’ambito mediterraneo, più freddi e umidi, si rivelano praticamente privi di questi ectoparassiti.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2632275
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