Lo scopo di questo lavoro è affrontare il tema della disuguaglianza di genere (gender rimanda a un’idea generativa che evoca la differenza tra i sessi in termini di relazione sociale distinguendosi da sex, che connota più strettamente le differenze tra i sessi iscritte nella materialità biologica (Barazzetti, 2002). Rispetto alle varie proposte concettuali accogliamo in questo lavoro la posizione di Sala che considera le discriminazioni di genere come «disparità oggettive e sistematiche esistenti fra uomini e donne nelle condizioni materiali e immateriali di vita e nelle possibilità di influenzare il comportamento altrui» (Sala, 2008) nel percorso accademico, scientifico e disciplinare delle donne studiose di economia aziendale e ragioneria in Italia e, in particolare, indagare le ragioni (le cause) che ne sono alla base. Le evidenze quantitative, contenute in lavori precedenti (Baldarelli et al., 2015), sottolineano, in una prospettiva storica, la scarsa presenza in Italia delle studiose di economia aziendale e ragioneria, sia in termini di pubblicazioni, che di progressione di carriera e di partecipazione ai consigli direttivi delle principali associazioni di studiosi italiani. Questi aspetti, che a nostro parere danno il segno di un gap, ci hanno portato a sviluppare altri fronti di indagine, per approfondire le ragioni del fenomeno. Lo studio è stato pertanto sviluppato attraverso un approccio qualitativo, seguendo una tradizione consolidata del settore disciplinare economico-aziendale (Ferraris Franceschi, 1978) e si è focalizzato sulle figure, sui percorsi scientifici ed accademici di quelle che vogliamo chiamare a pieno titolo “Maestre” della ragioneria e dell’economia aziendale nel nostro Paese, iniziando, in questo lavoro, da Isa Marchini. La scelta di questa direzione di ricerca trova una conferma, con riguardo alla validità del campo di indagine e dell’impostazione seguita, nei lavori, fra gli altri, di Broadbent, Kirkham (2008) e Broadbent(1998, 2015) che, nell’ambito degli studi sul genere (Pulejo, 2012; Paoloni, 2011), sviluppa il filone di studi sull’accounting and gender (come meglio specificato nei successivi paragrafi), presentando una lucida ed interessante agenda di ricerca, in cui il nostro contributo si colloca, con il proposito di contribuire a colmare gli ancora numerosi gap. Non ci risulta infatti che tale argomento sia stato toccato in altri lavori, né in Italia, né all’estero. Cogliendo l’invito di Broadbent (2015) ribadiamo la necessità di un maggiore impegno di ricerca per scoprire le ragioni che affondano nella cultura aziendale e antropologica del nostro Paese e che hanno a che fare sia con la teoria aziendale, che con le prassi strutturatesi nel tempo. Attraverso il caso proviamo a rispondere alla seguente domanda di ricerca: «Quali sono le motivazioni che portano alla scarsa presenza e alla ridotta visibilità delle studiose nella disciplina economico-aziendale nel nostro Paese?» Il lavoro offre una serie di riflessioni attraverso l’analisi di un caso (Guthrie et al., 2014) relativo all’esperienza di Isa Marchini, il cui percorso, maturato a partire dagli anni Cinquanta e sino ai nostri giorni, consente di toccare, in una prospettiva storica, le dinamiche (e quindi i fattori e le cause) sociali, culturali e istituzionali che hanno “forgiato” la ragioneria e l’economia aziendale. Il percorso di Marchini abbraccia decenni caratterizzati da profondi mutamenti, che hanno avuto un riflesso sia sulla condizione delle donne nel contesto lavorativo generale, che su quello particolare delle accademiche italiane nella disciplina dell’economia aziendale. Alla base deduttiva della ricerca si affianca quindi lo studio induttivo, realizzato attraverso l’analisi documentale di articoli, documenti (verbali di consigli accademici, pubblicazione su riviste e testi) che riportano le scelte e le dichiarazioni di Isa, e attraverso interviste dirette e conversazioni informali, che sono state sviluppate negli anni, prendendo in esame una prospettiva storica che va dal 1940 al 2010. Il lavoro è così strutturato: nel successivo paragrafo (2) viene presentato il macro-contesto teorico di riferimento (theoretical background) ed è il risultato di un’analisi della letteratura che si è occupata di disuguaglianza di genere in ambito universitario e accademico. Nel paragrafo 3 viene delineato il costrutto teorico di riferimento, focalizzandosi sulla disuguaglianza di genere nell’ambito accademico e scientifico dell’economia aziendale, così come affrontata nei filoni di studio che emergono. Nella seconda parte del lavoro viene presentato e discusso il caso, a cui seguono le conclusioni e le prospettive future della ricerca.

Disuguaglianza di genere nel contesto accademico e universitario in Italia: Il contributo delle studiose di Economia Aziendale.

DEL BALDO, MARA;
2016-01-01

Abstract

Lo scopo di questo lavoro è affrontare il tema della disuguaglianza di genere (gender rimanda a un’idea generativa che evoca la differenza tra i sessi in termini di relazione sociale distinguendosi da sex, che connota più strettamente le differenze tra i sessi iscritte nella materialità biologica (Barazzetti, 2002). Rispetto alle varie proposte concettuali accogliamo in questo lavoro la posizione di Sala che considera le discriminazioni di genere come «disparità oggettive e sistematiche esistenti fra uomini e donne nelle condizioni materiali e immateriali di vita e nelle possibilità di influenzare il comportamento altrui» (Sala, 2008) nel percorso accademico, scientifico e disciplinare delle donne studiose di economia aziendale e ragioneria in Italia e, in particolare, indagare le ragioni (le cause) che ne sono alla base. Le evidenze quantitative, contenute in lavori precedenti (Baldarelli et al., 2015), sottolineano, in una prospettiva storica, la scarsa presenza in Italia delle studiose di economia aziendale e ragioneria, sia in termini di pubblicazioni, che di progressione di carriera e di partecipazione ai consigli direttivi delle principali associazioni di studiosi italiani. Questi aspetti, che a nostro parere danno il segno di un gap, ci hanno portato a sviluppare altri fronti di indagine, per approfondire le ragioni del fenomeno. Lo studio è stato pertanto sviluppato attraverso un approccio qualitativo, seguendo una tradizione consolidata del settore disciplinare economico-aziendale (Ferraris Franceschi, 1978) e si è focalizzato sulle figure, sui percorsi scientifici ed accademici di quelle che vogliamo chiamare a pieno titolo “Maestre” della ragioneria e dell’economia aziendale nel nostro Paese, iniziando, in questo lavoro, da Isa Marchini. La scelta di questa direzione di ricerca trova una conferma, con riguardo alla validità del campo di indagine e dell’impostazione seguita, nei lavori, fra gli altri, di Broadbent, Kirkham (2008) e Broadbent(1998, 2015) che, nell’ambito degli studi sul genere (Pulejo, 2012; Paoloni, 2011), sviluppa il filone di studi sull’accounting and gender (come meglio specificato nei successivi paragrafi), presentando una lucida ed interessante agenda di ricerca, in cui il nostro contributo si colloca, con il proposito di contribuire a colmare gli ancora numerosi gap. Non ci risulta infatti che tale argomento sia stato toccato in altri lavori, né in Italia, né all’estero. Cogliendo l’invito di Broadbent (2015) ribadiamo la necessità di un maggiore impegno di ricerca per scoprire le ragioni che affondano nella cultura aziendale e antropologica del nostro Paese e che hanno a che fare sia con la teoria aziendale, che con le prassi strutturatesi nel tempo. Attraverso il caso proviamo a rispondere alla seguente domanda di ricerca: «Quali sono le motivazioni che portano alla scarsa presenza e alla ridotta visibilità delle studiose nella disciplina economico-aziendale nel nostro Paese?» Il lavoro offre una serie di riflessioni attraverso l’analisi di un caso (Guthrie et al., 2014) relativo all’esperienza di Isa Marchini, il cui percorso, maturato a partire dagli anni Cinquanta e sino ai nostri giorni, consente di toccare, in una prospettiva storica, le dinamiche (e quindi i fattori e le cause) sociali, culturali e istituzionali che hanno “forgiato” la ragioneria e l’economia aziendale. Il percorso di Marchini abbraccia decenni caratterizzati da profondi mutamenti, che hanno avuto un riflesso sia sulla condizione delle donne nel contesto lavorativo generale, che su quello particolare delle accademiche italiane nella disciplina dell’economia aziendale. Alla base deduttiva della ricerca si affianca quindi lo studio induttivo, realizzato attraverso l’analisi documentale di articoli, documenti (verbali di consigli accademici, pubblicazione su riviste e testi) che riportano le scelte e le dichiarazioni di Isa, e attraverso interviste dirette e conversazioni informali, che sono state sviluppate negli anni, prendendo in esame una prospettiva storica che va dal 1940 al 2010. Il lavoro è così strutturato: nel successivo paragrafo (2) viene presentato il macro-contesto teorico di riferimento (theoretical background) ed è il risultato di un’analisi della letteratura che si è occupata di disuguaglianza di genere in ambito universitario e accademico. Nel paragrafo 3 viene delineato il costrutto teorico di riferimento, focalizzandosi sulla disuguaglianza di genere nell’ambito accademico e scientifico dell’economia aziendale, così come affrontata nei filoni di studio che emergono. Nella seconda parte del lavoro viene presentato e discusso il caso, a cui seguono le conclusioni e le prospettive future della ricerca.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2640037
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