Nel novembre 1961 tredici militari italiani vengono trucidati a Kindu, in Congo, dove si trovano per contribuire alla prima missione di pace decisa dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite allo scopo di arginare la violenta guerra civile seguita al raggiungimento dell’indipendenza del paese dalla dominazione belga. L’efferatezza di quel crimine, pervaso da una ferocia incontrollata e seguito da un accanimento lugubre sui corpi delle vittime, suscita nella società italiana, sensibile ai cambiamenti di mentalità indotti dalla fase più espansiva del “miracolo” economico, reazioni e sentimenti molto contrastanti, e fa sorgere interrogativi di diverse natura. Alcuni riguardano la natura stessa della missione di pace (espressione del tutto nuova all’epoca) e i motivi per cui l’Italia vi è coinvolta. Altri incrociano dimensioni differenti: la rappresentazione dell’altro e gli stereotipi contrapposti relativi all’Africa; la definizione di vecchi e nuovi rituali collettivi di elaborazione del dolore e del lutto; lo sviluppo di un nuovo linguaggio politico e retorico nelle aule del parlamento e nelle piazze; e infine il ruolo della comunicazione mediatica, e in particolare di quella televisiva. Interrogativi di grande portata, che si proiettano sullo sfondo di un passaggio cruciale nella storia della guerra fredda (a poche settimane dalla costruzione del muro di Berlino) e in quella dell’Italia repubblicana (nel pieno della transizione al governo di centro sinistra).

Morire di Pace. L'eccidio di Kindu nell'Italia del «miracolo»

MARTELLINI, AMORENO
2017-01-01

Abstract

Nel novembre 1961 tredici militari italiani vengono trucidati a Kindu, in Congo, dove si trovano per contribuire alla prima missione di pace decisa dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite allo scopo di arginare la violenta guerra civile seguita al raggiungimento dell’indipendenza del paese dalla dominazione belga. L’efferatezza di quel crimine, pervaso da una ferocia incontrollata e seguito da un accanimento lugubre sui corpi delle vittime, suscita nella società italiana, sensibile ai cambiamenti di mentalità indotti dalla fase più espansiva del “miracolo” economico, reazioni e sentimenti molto contrastanti, e fa sorgere interrogativi di diverse natura. Alcuni riguardano la natura stessa della missione di pace (espressione del tutto nuova all’epoca) e i motivi per cui l’Italia vi è coinvolta. Altri incrociano dimensioni differenti: la rappresentazione dell’altro e gli stereotipi contrapposti relativi all’Africa; la definizione di vecchi e nuovi rituali collettivi di elaborazione del dolore e del lutto; lo sviluppo di un nuovo linguaggio politico e retorico nelle aule del parlamento e nelle piazze; e infine il ruolo della comunicazione mediatica, e in particolare di quella televisiva. Interrogativi di grande portata, che si proiettano sullo sfondo di un passaggio cruciale nella storia della guerra fredda (a poche settimane dalla costruzione del muro di Berlino) e in quella dell’Italia repubblicana (nel pieno della transizione al governo di centro sinistra).
978-88-15-27127-3
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