Il volume prova a ricostruire il regime giuridico della circolazione delle res furtivae, colmando, al tempo, una grave lacuna storiografica consistente nella mancanza, dalla fine dell'800, di una monografia sulla disciplina di dette res. Il lavoro si articola seguendo tre direttrici, corrispondenti ai più vistosi nodi problematici della materia: il rapporto tra le legge Atinia de rebus subreptis e la legislazione decemvirale, la quale parrebbe, secondo alcune testimonianze, aver contenuto un divieto di usucapire i beni di provenienza furtiva. In secondo luogo, si esaminano le regole, frutto dell'elaborazione giurisprudenziale, in materia di reversio in potestà, attraverso il cui meccanismo la furtività dei beni sarebbe cessata. Infine si analizzano le decisioni della giurisprudenza in merito alla disciplina dei frutti delle cose furtivae, con particolare risalto ai prodotti dell'uomo e ai prodotti animali. Lo studio prova non solo a dare sistemazione ad una materia intricata e spesso resa intimamente contraddittoria da fonti antiche e confuse, ma anche a raggiungere alcuni risultati in termini di originalità, collocando i problemi nella loro dimensione storico-giuridica e facendo il più possibile luce su alcune testimonianze, anche letterarie, che vengono rilette in modo da presentare una maggiore coerenza tra di loro. La disciplina che complessivamente ne deriva si presenta anche utile per il giurista moderno, chiamato ancora oggi a verificare la portata pratica di alcune norme del codice civile in specie l'art. 1153 a proposito degli acquisti dei beni mobili a non domino, in buona fede.

Res furtivae. Contributo allo studio della circolazione degli oggetti furtivi in diritto romano

FRUNZIO, MARINA
2017-01-01

Abstract

Il volume prova a ricostruire il regime giuridico della circolazione delle res furtivae, colmando, al tempo, una grave lacuna storiografica consistente nella mancanza, dalla fine dell'800, di una monografia sulla disciplina di dette res. Il lavoro si articola seguendo tre direttrici, corrispondenti ai più vistosi nodi problematici della materia: il rapporto tra le legge Atinia de rebus subreptis e la legislazione decemvirale, la quale parrebbe, secondo alcune testimonianze, aver contenuto un divieto di usucapire i beni di provenienza furtiva. In secondo luogo, si esaminano le regole, frutto dell'elaborazione giurisprudenziale, in materia di reversio in potestà, attraverso il cui meccanismo la furtività dei beni sarebbe cessata. Infine si analizzano le decisioni della giurisprudenza in merito alla disciplina dei frutti delle cose furtivae, con particolare risalto ai prodotti dell'uomo e ai prodotti animali. Lo studio prova non solo a dare sistemazione ad una materia intricata e spesso resa intimamente contraddittoria da fonti antiche e confuse, ma anche a raggiungere alcuni risultati in termini di originalità, collocando i problemi nella loro dimensione storico-giuridica e facendo il più possibile luce su alcune testimonianze, anche letterarie, che vengono rilette in modo da presentare una maggiore coerenza tra di loro. La disciplina che complessivamente ne deriva si presenta anche utile per il giurista moderno, chiamato ancora oggi a verificare la portata pratica di alcune norme del codice civile in specie l'art. 1153 a proposito degli acquisti dei beni mobili a non domino, in buona fede.
978-88-921-1010-6
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