Le relazioni che intercorrono tra i diversi centri di governo, nelle alterne dinamiche centrifughe o centripete, identificano una delle questioni di maggiore attualità nei percor-si di rimodulazione dei sistemi democratici e partecipativi. In questa prospettiva, si inserisce uno degli ordinamenti federali più complessi e travagliati dell’America latina, espresso nella Costituzione brasiliana del 1988 nella quale è contenuta una singolare coniugazione del rapporto centro-periferia. Sin da subito va chiarito che le ragioni della ricerca svolta, non procedono sul crinale della comparazione giuridica, individuando concordanze e divergenze formali e so-stanziali riscontrabili tra il sistema sudamericano e quello italiano. L’intento primario dal quale muove lo studio è, invece, quello di dedicare una particolare attenzione all’assetto policentrico brasiliano, svolgendo una quanto più dettagliata descrizione ordinamentale. Un simile percorso ha permesso, in primo luogo, di contribuire alla conoscenza, poco approfondita, della Federazione brasiliana, con l’impegno di non disgiungere la descrizione istituzionale dalla evidenziazione delle problematiche sottese all’oggetto dell’indagine. Una seconda finalità del lavoro va ravvisata nel tentativo di contribuire ad una lettura differenziata nel dibattito dottrinario brasiliano, che per quanto separata dagli orientamenti dottrinari descritti nel corso della ricerca, per formazione e cultura giuridica, attinge a questi ultimi per offrire la composizione di un modello originale di asset-to istituzionale. Infine, dal modello ricostruttivo proposto di coordinamento dei diversi livelli di governo, sono emerse alcune riflessioni ritenute utili per offrire un orientamento di confronto alle nostre dinamiche interne di riallocazione delle fun-zioni. Il tema dell’indagine si è quindi focalizzato sul “potere municipale” brasiliano, quale luogo di equilibrio dell’intero ordito istituzionale e di sviluppo delle libertà. Le prerogative costituzionali riconosciute attualmente all’ente locale collocano la collettività municipale nelle con-dizioni di pieno autogoverno, dalla struttura burocratica al-la previsione dei servizi pubblici, allo sviluppo territoriale, nell’esercizio di un’autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria non derivata né tanto meno autorizzata, bensì espressione di una potestà normativa che si connota per l’esclusività su ogni materia di interesse locale. Conseguentemente, la posizione istituzionale e la de-scrizione dei tratti del governo locale permettono di avanza-re un’affermazione inedita sulla natura giuridica del Mu-nicípio, ancora oggi dibattuta nell’ambito scientifico brasiliano, elevando la collocazione dalla sua precedente dimensio-ne infrastatale a quella federale. Quest’ultima non appare certo una qualificazione semantica, atteso che, nel percorso di verifica tracciato, si è cercato di cogliere non solo lo stretto rapporto che intercorre tra natura federale ed effettività delle competenze locali, ma anche la coerenza che un tale legame assume rispetto al posizionamento costituzionale assegnato. Il Municipio non risulta, quindi, frutto di un’autolimitazione del governo superiore, ma vive un riconoscimento, una presa d’atto dell’esistenza di un’insopprimibile sfera locale, resa autonoma e coordinata da una partecipazione funzionale all’azione di governo, al pari degli altri soggetti che compongono “l’unione indisso-lubile” della Federazione. L’inquadramento federale dell’ente, inoltre, condiziona l’assetto dell’intero ordinamento, aprendo un’ulteriore fron-te di analisi, semplicemente accennata, sulla teorizzazione di un federalismo brasiliano tridimensionale (Unione – Stati – Municipio), tentativo di un superamento del modello “dua-le” di stampo statunitense come risposta alle complesse istanze politiche cui devono fare fronte i distinti ambiti di governo. L’unico titolare della sovranità risulta il popolo che delega a ciascun livello territoriale un mandato differen-ziato di esercizio del potere, autonomo ma coordinato ed unitario. E’ il principio costituzionale del funzionamento “ar-monioso” di tutti gli enti federali, corollario del pluralismo istituzionale, il cui equilibrio è affidato principalmente alla diffusa potestà legislativa, ripartita secondo un ottica dina-mica del federalismo cooperativo, inteso a perseguire lo svi-luppo di relazioni intergovernative nell’esercizio di auto-nome e coordinate sfere di potere.

L’autonomia locale nell’ordinamento federale. Il caso del Brasile

Alberto Clini
2008-01-01

Abstract

Le relazioni che intercorrono tra i diversi centri di governo, nelle alterne dinamiche centrifughe o centripete, identificano una delle questioni di maggiore attualità nei percor-si di rimodulazione dei sistemi democratici e partecipativi. In questa prospettiva, si inserisce uno degli ordinamenti federali più complessi e travagliati dell’America latina, espresso nella Costituzione brasiliana del 1988 nella quale è contenuta una singolare coniugazione del rapporto centro-periferia. Sin da subito va chiarito che le ragioni della ricerca svolta, non procedono sul crinale della comparazione giuridica, individuando concordanze e divergenze formali e so-stanziali riscontrabili tra il sistema sudamericano e quello italiano. L’intento primario dal quale muove lo studio è, invece, quello di dedicare una particolare attenzione all’assetto policentrico brasiliano, svolgendo una quanto più dettagliata descrizione ordinamentale. Un simile percorso ha permesso, in primo luogo, di contribuire alla conoscenza, poco approfondita, della Federazione brasiliana, con l’impegno di non disgiungere la descrizione istituzionale dalla evidenziazione delle problematiche sottese all’oggetto dell’indagine. Una seconda finalità del lavoro va ravvisata nel tentativo di contribuire ad una lettura differenziata nel dibattito dottrinario brasiliano, che per quanto separata dagli orientamenti dottrinari descritti nel corso della ricerca, per formazione e cultura giuridica, attinge a questi ultimi per offrire la composizione di un modello originale di asset-to istituzionale. Infine, dal modello ricostruttivo proposto di coordinamento dei diversi livelli di governo, sono emerse alcune riflessioni ritenute utili per offrire un orientamento di confronto alle nostre dinamiche interne di riallocazione delle fun-zioni. Il tema dell’indagine si è quindi focalizzato sul “potere municipale” brasiliano, quale luogo di equilibrio dell’intero ordito istituzionale e di sviluppo delle libertà. Le prerogative costituzionali riconosciute attualmente all’ente locale collocano la collettività municipale nelle con-dizioni di pieno autogoverno, dalla struttura burocratica al-la previsione dei servizi pubblici, allo sviluppo territoriale, nell’esercizio di un’autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria non derivata né tanto meno autorizzata, bensì espressione di una potestà normativa che si connota per l’esclusività su ogni materia di interesse locale. Conseguentemente, la posizione istituzionale e la de-scrizione dei tratti del governo locale permettono di avanza-re un’affermazione inedita sulla natura giuridica del Mu-nicípio, ancora oggi dibattuta nell’ambito scientifico brasiliano, elevando la collocazione dalla sua precedente dimensio-ne infrastatale a quella federale. Quest’ultima non appare certo una qualificazione semantica, atteso che, nel percorso di verifica tracciato, si è cercato di cogliere non solo lo stretto rapporto che intercorre tra natura federale ed effettività delle competenze locali, ma anche la coerenza che un tale legame assume rispetto al posizionamento costituzionale assegnato. Il Municipio non risulta, quindi, frutto di un’autolimitazione del governo superiore, ma vive un riconoscimento, una presa d’atto dell’esistenza di un’insopprimibile sfera locale, resa autonoma e coordinata da una partecipazione funzionale all’azione di governo, al pari degli altri soggetti che compongono “l’unione indisso-lubile” della Federazione. L’inquadramento federale dell’ente, inoltre, condiziona l’assetto dell’intero ordinamento, aprendo un’ulteriore fron-te di analisi, semplicemente accennata, sulla teorizzazione di un federalismo brasiliano tridimensionale (Unione – Stati – Municipio), tentativo di un superamento del modello “dua-le” di stampo statunitense come risposta alle complesse istanze politiche cui devono fare fronte i distinti ambiti di governo. L’unico titolare della sovranità risulta il popolo che delega a ciascun livello territoriale un mandato differen-ziato di esercizio del potere, autonomo ma coordinato ed unitario. E’ il principio costituzionale del funzionamento “ar-monioso” di tutti gli enti federali, corollario del pluralismo istituzionale, il cui equilibrio è affidato principalmente alla diffusa potestà legislativa, ripartita secondo un ottica dina-mica del federalismo cooperativo, inteso a perseguire lo svi-luppo di relazioni intergovernative nell’esercizio di auto-nome e coordinate sfere di potere.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2656337
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