Il saggio ruota intorno alla disputa sull’eredità kantiana che avvenne a Davos, nel 1929 tra Cassirer e Heidegger. L'autore legge l'intero dossier concernente la questione misurandosi con i testi, le testimonianze e con la principale letteratura critica sull'argomento. Al suo centro è il rapporto tra immaginazione, libertà e politica. Due diverse letture di Kant che stanno in una discrepanza che suscita sgomento. La convinzione che il saggio matura è che si tratti di un’opposizione, non di un livellamento ermeneutico, tra Cassirer e Heidegger, cioè che tra la "Filosofia delle forme simboliche" e "Essere e Tempo" o "Kant e il problema della metafisica" debbano cogliersi le analogie oltre che le differenze filosofico-politiche. L'idea è che si sia davanti ad un'opposizione filosofica che si lega fin nell’intimità della parola alla positività di ciò che è posto — e non necessariamente contrapposto — di fronte alla posizione contraria; opposizione filosofica quale figura produttiva del negativo, perché ne incorpora il potenziale di movimento e di trasformazione, ne incoraggia la possibile traduzione in nome di Kant - ossia della prima e della seconda edizione della "Critica della ragione pura", che fu al centro del dibattito - in luogo della loro reciproca esclusione. Un’opposizione reale tra forze entrambe positive, attive e non reattive: ecco come l'autore legge il confronto o la disputa tra Cassirer e Heidegger a Davos. Nessuna delle due filosofie deriva infatti il proprio senso dalla negazione dell’altra, come avrebbe detto Kant, dei contrari che non sono contraddittori. Esse si sfidano tuttavia secondo un piano ontologico e simbolico aperto su prospettive storiche e teoriche drammaticamente controverse. Da una parte la libertà come forma simbolica dell'antropologia umana, difesa da Cassirer come un valore da riconoscere, dall'altra la libertà come verità dell'essere e destino di un popolo, assunta da Heidegger come una missione da compiere. Sullo sfondo le ombre nere che il mito politico del nazionalsocialismo allunga sulla Germania e l’Europa. Tenebre che presto getteranno l’opposizione nell’oscurità di una notte del mondo in cui una filosofia, quella di Cassirer, salverà nell’esilio il simbolico, riflettendo criticamente sul mito dello Stato, mentre l’altra, quella di Heidegger, si abbandonerà alla sua replica distruttiva, alla potenza del nazionale, nell’annientamento dell’essere e della sua differenza.

Davos 1929. Ernst Cassirer e Martin Heidegger di fronte a Kant

Domenico Scalzo
2018-01-01

Abstract

Il saggio ruota intorno alla disputa sull’eredità kantiana che avvenne a Davos, nel 1929 tra Cassirer e Heidegger. L'autore legge l'intero dossier concernente la questione misurandosi con i testi, le testimonianze e con la principale letteratura critica sull'argomento. Al suo centro è il rapporto tra immaginazione, libertà e politica. Due diverse letture di Kant che stanno in una discrepanza che suscita sgomento. La convinzione che il saggio matura è che si tratti di un’opposizione, non di un livellamento ermeneutico, tra Cassirer e Heidegger, cioè che tra la "Filosofia delle forme simboliche" e "Essere e Tempo" o "Kant e il problema della metafisica" debbano cogliersi le analogie oltre che le differenze filosofico-politiche. L'idea è che si sia davanti ad un'opposizione filosofica che si lega fin nell’intimità della parola alla positività di ciò che è posto — e non necessariamente contrapposto — di fronte alla posizione contraria; opposizione filosofica quale figura produttiva del negativo, perché ne incorpora il potenziale di movimento e di trasformazione, ne incoraggia la possibile traduzione in nome di Kant - ossia della prima e della seconda edizione della "Critica della ragione pura", che fu al centro del dibattito - in luogo della loro reciproca esclusione. Un’opposizione reale tra forze entrambe positive, attive e non reattive: ecco come l'autore legge il confronto o la disputa tra Cassirer e Heidegger a Davos. Nessuna delle due filosofie deriva infatti il proprio senso dalla negazione dell’altra, come avrebbe detto Kant, dei contrari che non sono contraddittori. Esse si sfidano tuttavia secondo un piano ontologico e simbolico aperto su prospettive storiche e teoriche drammaticamente controverse. Da una parte la libertà come forma simbolica dell'antropologia umana, difesa da Cassirer come un valore da riconoscere, dall'altra la libertà come verità dell'essere e destino di un popolo, assunta da Heidegger come una missione da compiere. Sullo sfondo le ombre nere che il mito politico del nazionalsocialismo allunga sulla Germania e l’Europa. Tenebre che presto getteranno l’opposizione nell’oscurità di una notte del mondo in cui una filosofia, quella di Cassirer, salverà nell’esilio il simbolico, riflettendo criticamente sul mito dello Stato, mentre l’altra, quella di Heidegger, si abbandonerà alla sua replica distruttiva, alla potenza del nazionale, nell’annientamento dell’essere e della sua differenza.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2663764
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