La letteratura internazionale ha ampiamente dimostrato l’efficacia degli interventi psicoeducativi che fanno riferimento al modello cognitivo-comportamentale. I soggetti affetti da disturbo dello spettro autistico, inseriti in percorsi di trattamento con evidenze di efficacia, registrano progressi significativi in molte aree di apprendimento. Sovente rimangono compromesse l’area delle abilità sociali e quella del gioco condiviso, soprattutto con i pari. Questo studio è stato condotto con tre bambini di età inferiore ai tre anni – di cui uno con diagnosi di disturbo della relazione e della comunicazione e due con disturbo dello spettro autistico – e si è indirizzato a valutare l’effetto di un intervento combinato, nel quale all’azione del terapista si è aggiunta la presenza di un bambino a sviluppo tipico, opportunamente istruito, che ha svolto il ruolo di tutor. Le abilità prese in considerazione nell’intervento, condotto con un disegno sperimentale sul soggetto singolo con interazione di due variabili, sono state quelle sociali, del gioco condiviso e di imitazione. La dimensione dell’effetto per i bambini è risultata clinicamente significativa all’analisi visiva, evidenziando miglioramenti nelle aree sopra elencate in tutti e tre i soggetti, i quali da una situazione iniziale di gioco caratterizzata da una manipolazione e combinazione degli oggetti circoscritta da un numero di azioni stereotipate e ripetitive, sono passati ad una modalità di gioco autonomo e funzionale, raggiungendo la fase di un vero e proprio gioco cooperativo e di condivisione delle attività sia con i familiari che con i coetanei. Hanno imparato, inoltre, ad accettare piccole regole di gioco e frustrazioni. Nell’area dell’imitazione sono riusciti ad imitare non solo azioni su richiesta, ma anche ed in modo spontaneo abilità funzionali nell’ambiente naturale. L’aggiunta del peer tutoring all’intervento sviluppato dal terapista ha prodotto la creazione di uno spazio di apprendimento “a misura di bambino” e tra bambini, dove la reciprocità di insegnamento, considerata un’opportunità educativa straordinaria per il bambino con difficoltà, ha aumentato la motivazione all’apprendimento e sviluppato l’intersoggettività e le abilità sociali. L’analisi statistica condotta con il test C ha sostanzialmente confermato i riscontri dell’analisi visiva, conferendo agli stessi un maggiore peso esplicativo. Lo studio assume particolare rilevanza in relazione all’età precoce dei bambini, dimostrando di fatto l’utilità di implementare esperienze di peer tutoring anche a livello prescolastico.

Peer tutoring e Disturbo dello Spettro Autistico: la strategia funziona anche con bambini molto piccoli?

Cottini L.
;
2020

Abstract

La letteratura internazionale ha ampiamente dimostrato l’efficacia degli interventi psicoeducativi che fanno riferimento al modello cognitivo-comportamentale. I soggetti affetti da disturbo dello spettro autistico, inseriti in percorsi di trattamento con evidenze di efficacia, registrano progressi significativi in molte aree di apprendimento. Sovente rimangono compromesse l’area delle abilità sociali e quella del gioco condiviso, soprattutto con i pari. Questo studio è stato condotto con tre bambini di età inferiore ai tre anni – di cui uno con diagnosi di disturbo della relazione e della comunicazione e due con disturbo dello spettro autistico – e si è indirizzato a valutare l’effetto di un intervento combinato, nel quale all’azione del terapista si è aggiunta la presenza di un bambino a sviluppo tipico, opportunamente istruito, che ha svolto il ruolo di tutor. Le abilità prese in considerazione nell’intervento, condotto con un disegno sperimentale sul soggetto singolo con interazione di due variabili, sono state quelle sociali, del gioco condiviso e di imitazione. La dimensione dell’effetto per i bambini è risultata clinicamente significativa all’analisi visiva, evidenziando miglioramenti nelle aree sopra elencate in tutti e tre i soggetti, i quali da una situazione iniziale di gioco caratterizzata da una manipolazione e combinazione degli oggetti circoscritta da un numero di azioni stereotipate e ripetitive, sono passati ad una modalità di gioco autonomo e funzionale, raggiungendo la fase di un vero e proprio gioco cooperativo e di condivisione delle attività sia con i familiari che con i coetanei. Hanno imparato, inoltre, ad accettare piccole regole di gioco e frustrazioni. Nell’area dell’imitazione sono riusciti ad imitare non solo azioni su richiesta, ma anche ed in modo spontaneo abilità funzionali nell’ambiente naturale. L’aggiunta del peer tutoring all’intervento sviluppato dal terapista ha prodotto la creazione di uno spazio di apprendimento “a misura di bambino” e tra bambini, dove la reciprocità di insegnamento, considerata un’opportunità educativa straordinaria per il bambino con difficoltà, ha aumentato la motivazione all’apprendimento e sviluppato l’intersoggettività e le abilità sociali. L’analisi statistica condotta con il test C ha sostanzialmente confermato i riscontri dell’analisi visiva, conferendo agli stessi un maggiore peso esplicativo. Lo studio assume particolare rilevanza in relazione all’età precoce dei bambini, dimostrando di fatto l’utilità di implementare esperienze di peer tutoring anche a livello prescolastico.
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