Nelle Lezioni Urbinati contenute in questo volume, Antonio De Simone consegna al lettore contemporaneo una riflessione sviluppata nel tempo, e in diverse circostanze, che ha come nucleo culturale e filosofico-politico centrale il rapporto tra Bildung, Europa e Occidente. Nella sua trama, dopo la Lezione prima, che funge da introduzione e che muove da un riesame critico delle fenomenologie della crisi, degli scenari della contemporaneità e dell’ontologia del conflitto, l’ordito testuale intreccia due piani logico-argomentativi reciprocamente complementari. Nel primo (Lezione seconda), attraverso alcuni degli originali saggi filosofici di Georg Simmel, l’Autore insiste sul perché comprendendo il fluire dinamico, nel tempo e nello spazio, della vita e della storia, l’io fallibile e reciproco non si possiede mai totalmente con se stesso come identità, affidabile e sicura. La realtà dell’io si crea nella relazione sociale: si forma “alla scuola del conflitto” vivendo la tragedia della cultura moderna soggettiva e oggettiva. Come per Hegel, anche per Simmel l’io è costituito dal rapporto con l’altro: un’alterità che lo (ri)compone e lo erode nella vita delle forme. Non si può pensare-di-pensare la vita come flusso continuo, dinamico, dialettico, in cui si dislocano la coscienza, i corpi e le cose fuori da questo ineffabile “relazionismo”. Le trame di tale intrico fanno sì che la vita, la società, la filosofia, la politica, la scienza e l’arte, cioè la cultura, possono farci riconoscere come soggetti individuali di desiderio, di potere e di sapere, nel nostro limite, in un’ontologia dell’umano e del sociale non depoliticizzante, in cui il principio reciprocità traduce, nelle figure dell’esperienza, l’inquieto divenire dell’essere, nella contingenza chiasmatica del vivente. Nel secondo e nel terzo (Lezione terza, quarta e quinta), da un lato, il libro si propone di ricostruire alcuni dei principali transiti culturali, filosofici e politici all’interno dell’opera di Theodor W. Adorno, Hans-Georg Gadamer e Jürgen Habermas sulle questioni specifiche del ruolo della Bildung, delle filosofie dell’Europa e del destino dell’Occidente, considerando questi tre “maestri” del pensiero filosofico occidentale come punti di riferimento fondamentali e ineludibili per la comprensione critica della condizione umana e politica contemporanea. Dall’altro, muovendo dalla crisi morfologica della sfera politica nel nostro tempo, l’intento principale è quello di problematizzare il nesso tra soggettività, politica e dominio mediante una comparazione delle configurazioni che la soggettività assume nel Moderno attraverso un quadro ermeneutico che coinvolge le filosofie di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e di Jürgen Habermas e la politicità che le percorre, per poi congiungere le rilevanze e le ricadute di questa comparazione con la rilettura sviluppata da Miguel Abensour della relazione possibile tra teoria critica e filosofia politica. Lo scopo esplicito è quello di approfondire, tra classico e contemporaneo, anche nella faglia del presente, non solo il duplice legame tra cultura, filosofia e politica e tra potere e soggetti, ma anche il confronto diretto con la teoria critica del dominio, le drammaturgie del conflitto e le topologie attuali del politico capaci di interpretare e diagnosticare le aporie della forma politica nei naufragi e nelle dismisure della nostra enigmatica e complessa realtà

BILDUNG, EUROPA E OCCIDENTE. CULTURA, FILOSOFIA E POLITICA TRA HEGEL E HABERMAS

ANTONIO DE SIMONE
2020-01-01

Abstract

Nelle Lezioni Urbinati contenute in questo volume, Antonio De Simone consegna al lettore contemporaneo una riflessione sviluppata nel tempo, e in diverse circostanze, che ha come nucleo culturale e filosofico-politico centrale il rapporto tra Bildung, Europa e Occidente. Nella sua trama, dopo la Lezione prima, che funge da introduzione e che muove da un riesame critico delle fenomenologie della crisi, degli scenari della contemporaneità e dell’ontologia del conflitto, l’ordito testuale intreccia due piani logico-argomentativi reciprocamente complementari. Nel primo (Lezione seconda), attraverso alcuni degli originali saggi filosofici di Georg Simmel, l’Autore insiste sul perché comprendendo il fluire dinamico, nel tempo e nello spazio, della vita e della storia, l’io fallibile e reciproco non si possiede mai totalmente con se stesso come identità, affidabile e sicura. La realtà dell’io si crea nella relazione sociale: si forma “alla scuola del conflitto” vivendo la tragedia della cultura moderna soggettiva e oggettiva. Come per Hegel, anche per Simmel l’io è costituito dal rapporto con l’altro: un’alterità che lo (ri)compone e lo erode nella vita delle forme. Non si può pensare-di-pensare la vita come flusso continuo, dinamico, dialettico, in cui si dislocano la coscienza, i corpi e le cose fuori da questo ineffabile “relazionismo”. Le trame di tale intrico fanno sì che la vita, la società, la filosofia, la politica, la scienza e l’arte, cioè la cultura, possono farci riconoscere come soggetti individuali di desiderio, di potere e di sapere, nel nostro limite, in un’ontologia dell’umano e del sociale non depoliticizzante, in cui il principio reciprocità traduce, nelle figure dell’esperienza, l’inquieto divenire dell’essere, nella contingenza chiasmatica del vivente. Nel secondo e nel terzo (Lezione terza, quarta e quinta), da un lato, il libro si propone di ricostruire alcuni dei principali transiti culturali, filosofici e politici all’interno dell’opera di Theodor W. Adorno, Hans-Georg Gadamer e Jürgen Habermas sulle questioni specifiche del ruolo della Bildung, delle filosofie dell’Europa e del destino dell’Occidente, considerando questi tre “maestri” del pensiero filosofico occidentale come punti di riferimento fondamentali e ineludibili per la comprensione critica della condizione umana e politica contemporanea. Dall’altro, muovendo dalla crisi morfologica della sfera politica nel nostro tempo, l’intento principale è quello di problematizzare il nesso tra soggettività, politica e dominio mediante una comparazione delle configurazioni che la soggettività assume nel Moderno attraverso un quadro ermeneutico che coinvolge le filosofie di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e di Jürgen Habermas e la politicità che le percorre, per poi congiungere le rilevanze e le ricadute di questa comparazione con la rilettura sviluppata da Miguel Abensour della relazione possibile tra teoria critica e filosofia politica. Lo scopo esplicito è quello di approfondire, tra classico e contemporaneo, anche nella faglia del presente, non solo il duplice legame tra cultura, filosofia e politica e tra potere e soggetti, ma anche il confronto diretto con la teoria critica del dominio, le drammaturgie del conflitto e le topologie attuali del politico capaci di interpretare e diagnosticare le aporie della forma politica nei naufragi e nelle dismisure della nostra enigmatica e complessa realtà
978-88-9392-206-7
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2682278
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