Le società capitalistiche liberali sembrano caratterizzate da una superiore efficienza economica e tecnologica, frutto dell’industrialismo avanzato e della loro acquisita flessibilità ma anche del loro pluralismo e dell’autonomia della società civile nella sua libera iniziativa. Di fronte a una crisi improvvisa come la pandemia, i presunti vantaggi che avrebbero dovuto facilitare una pronta risposta sono stati però neutralizzati da un altro aspetto di queste società e cioè la loro fede acritica nella immodificabilità dell’ordine presente, corollario di una sorta di religione assoluta che percepisce come naturali le leggi del capitalismo e vive il presente come un orizzonte perpetuo, impedendo anche solo di concepire configurazioni sociali e modi di vita diversi. Nel momento in cui un evento eccezionale ha messo in discussione l’ordine costituito e ha scosso la fede acritica nell’eternità inscalfibile della società borghese, sarebbe stato allora assai utile per l’Occidente fare i conti con la propria teologia implicita e confrontarsi finalmente con l’altro. Con modelli di organizzazione sociale e con visioni del mondo che in realtà già da tempo avevano scalfito l’illusione gratificante che conduce la nostra parte della Terra a considerare se stessa come il tutto. Incapace di qualunque autocritica e di guardare oltre se stesso, invece di ammettere che sono possibili anche esperienze diverse dalla propria e di ascoltarle, il “mondo libero” si è però preoccupato anzitutto circoscrivere quel peculiare contagio che sembrava provenire da un paese in particolare, da un particolare “altro”.

Crisi storiche e naturalismo capitalistico

AZZARA'
2020-01-01

Abstract

Le società capitalistiche liberali sembrano caratterizzate da una superiore efficienza economica e tecnologica, frutto dell’industrialismo avanzato e della loro acquisita flessibilità ma anche del loro pluralismo e dell’autonomia della società civile nella sua libera iniziativa. Di fronte a una crisi improvvisa come la pandemia, i presunti vantaggi che avrebbero dovuto facilitare una pronta risposta sono stati però neutralizzati da un altro aspetto di queste società e cioè la loro fede acritica nella immodificabilità dell’ordine presente, corollario di una sorta di religione assoluta che percepisce come naturali le leggi del capitalismo e vive il presente come un orizzonte perpetuo, impedendo anche solo di concepire configurazioni sociali e modi di vita diversi. Nel momento in cui un evento eccezionale ha messo in discussione l’ordine costituito e ha scosso la fede acritica nell’eternità inscalfibile della società borghese, sarebbe stato allora assai utile per l’Occidente fare i conti con la propria teologia implicita e confrontarsi finalmente con l’altro. Con modelli di organizzazione sociale e con visioni del mondo che in realtà già da tempo avevano scalfito l’illusione gratificante che conduce la nostra parte della Terra a considerare se stessa come il tutto. Incapace di qualunque autocritica e di guardare oltre se stesso, invece di ammettere che sono possibili anche esperienze diverse dalla propria e di ascoltarle, il “mondo libero” si è però preoccupato anzitutto circoscrivere quel peculiare contagio che sembrava provenire da un paese in particolare, da un particolare “altro”.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2688799
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