Questo articolo esplora il ruolo poliedrico della natura nelle opere di Leon Battista Alberti, mettendo in luce la sua duplice funzione di specchio della condizione umana e di spazio favorevole a una vita virtuosa e felice. Diversamente da quanto accade in Petrarca, dove la natura è spesso luogo di immersione e contemplazione, in Alberti gli elementi naturali vengono integrati come allegorie di caratteri umani o valori morali all’interno di riflessioni filosofiche, letterarie e architettoniche. Attraverso l’analisi di testi come Theogenius, Momus, De re aedificatoria e Famiglia, il saggio rivela una prospettiva profondamente antropocentrica, in cui paesaggio, flora e fauna assumono significati simbolici, didattici o critici. L’articolo affronta inoltre la poesia bucolica albertiana, in particolare la Mirtia, presentando Alberti come una voce unica e sperimentale all’interno della tradizione pastorale, più influenzata da fonti greche come Teocrito di quanto solitamente si riconosca. La digressione bucolica contribuisce a contestualizzare l’innovazione letteraria di Alberti all’interno del recupero umanistico dei modelli classici, in particolare durante il suo soggiorno ferrarese. Nature in Leon Battista Alberti: Between a Mirror of the Human Condition and a Space «utile a bene e beato vivere» (with a Bucolic Digression) · This article explores the multifaceted role of nature in the works of Leon Battista Alberti, highlighting its dual function as both a mirror of human condition and a space conducive to virtuous and fulfilling living. Rather than presenting nature as a backdrop for immersion or contemplation – as seen in Petrarch – Alberti integrates natural elements as allegorical tools and moral referents within philosophical, literary, and architectural reflections. Through the analysis of texts such as Theogenius, Momus, De re aedificatoria, and Famiglia, this essay reveals a deeply anthropocentric perspective in which landscape, flora, and fauna serve symbolic, didactic, or critical purposes. The article also discusses Alberti’s bucolic poetry, particularly Mirtia, framing him as a unique and experimental voice within the pastoral tradition, more influenced by Greek sources like Theocritus than typically acknowledged. This bucolic digression further contextualizes Alberti’s literary innovation within the humanist revival of classical models, especially during his time in Ferrara.

La natura in Leon Battista Alberti tra specchio della condizione umana e spazio «utile a bene e beato vivere» (con una digressione bucolica)

marcelli
2026

Abstract

Questo articolo esplora il ruolo poliedrico della natura nelle opere di Leon Battista Alberti, mettendo in luce la sua duplice funzione di specchio della condizione umana e di spazio favorevole a una vita virtuosa e felice. Diversamente da quanto accade in Petrarca, dove la natura è spesso luogo di immersione e contemplazione, in Alberti gli elementi naturali vengono integrati come allegorie di caratteri umani o valori morali all’interno di riflessioni filosofiche, letterarie e architettoniche. Attraverso l’analisi di testi come Theogenius, Momus, De re aedificatoria e Famiglia, il saggio rivela una prospettiva profondamente antropocentrica, in cui paesaggio, flora e fauna assumono significati simbolici, didattici o critici. L’articolo affronta inoltre la poesia bucolica albertiana, in particolare la Mirtia, presentando Alberti come una voce unica e sperimentale all’interno della tradizione pastorale, più influenzata da fonti greche come Teocrito di quanto solitamente si riconosca. La digressione bucolica contribuisce a contestualizzare l’innovazione letteraria di Alberti all’interno del recupero umanistico dei modelli classici, in particolare durante il suo soggiorno ferrarese. Nature in Leon Battista Alberti: Between a Mirror of the Human Condition and a Space «utile a bene e beato vivere» (with a Bucolic Digression) · This article explores the multifaceted role of nature in the works of Leon Battista Alberti, highlighting its dual function as both a mirror of human condition and a space conducive to virtuous and fulfilling living. Rather than presenting nature as a backdrop for immersion or contemplation – as seen in Petrarch – Alberti integrates natural elements as allegorical tools and moral referents within philosophical, literary, and architectural reflections. Through the analysis of texts such as Theogenius, Momus, De re aedificatoria, and Famiglia, this essay reveals a deeply anthropocentric perspective in which landscape, flora, and fauna serve symbolic, didactic, or critical purposes. The article also discusses Alberti’s bucolic poetry, particularly Mirtia, framing him as a unique and experimental voice within the pastoral tradition, more influenced by Greek sources like Theocritus than typically acknowledged. This bucolic digression further contextualizes Alberti’s literary innovation within the humanist revival of classical models, especially during his time in Ferrara.
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