“Education for all” è uno slogan potente, che durante la grande rivoluzione culturale degli anni Settanta ha raggiunto tra le più significative espressioni ideologiche delle società contemporanee. Sebbene nel tempo siano stati compiuti progressi significativi rispetto all’educazione delle persone con disabilità permangono, ancora oggi, nel panorama internazionale, approcci molto diversi tra le differenti culture, alcune delle quali adottano una visione inclusiva più articolata e completa rispetto ad altre. Un recente studio (Byrne, 2019), che ha esaminato i rapporti dei vari Paesi sull’applicazione dell’articolo 24 della Convenzione ONU del 2006, in riferimento all’ educazione inclusiva, ha messo in evidenza grandi difficoltà e ritardi, da parte delle nazioni sottoscriventi, nel fare fede agli impegni presi. In molti casi, infatti, continuano a esistere scuole separate soprattutto per bambini e bambine, ragazzi e ragazze con disabilità più complesse (Ianes & Zagni, 2024). Si tratta di costrutti paradigmatici che variano profondamente tra culture e sistemi educativi riguardo alla percezione, alla presa in carico ed alle politiche governative adottate nei confronti delle persone che vivono tale condizione esistenziale. Sebbene la legislazione internazionale cerchi di dare definizioni univoche al costrutto d’“inclusione” (Medeghini 2018), l’impiego dello stesso termine, come messo in luce da molti autori, cela una serie di incongruenze e sovrapposizioni semantiche sovrastrutturali (D'Alessio, Medeghini, 2009).
Anthropos y cultura: claves para una educación humanística
Grazia Lombardi
2026
Abstract
“Education for all” è uno slogan potente, che durante la grande rivoluzione culturale degli anni Settanta ha raggiunto tra le più significative espressioni ideologiche delle società contemporanee. Sebbene nel tempo siano stati compiuti progressi significativi rispetto all’educazione delle persone con disabilità permangono, ancora oggi, nel panorama internazionale, approcci molto diversi tra le differenti culture, alcune delle quali adottano una visione inclusiva più articolata e completa rispetto ad altre. Un recente studio (Byrne, 2019), che ha esaminato i rapporti dei vari Paesi sull’applicazione dell’articolo 24 della Convenzione ONU del 2006, in riferimento all’ educazione inclusiva, ha messo in evidenza grandi difficoltà e ritardi, da parte delle nazioni sottoscriventi, nel fare fede agli impegni presi. In molti casi, infatti, continuano a esistere scuole separate soprattutto per bambini e bambine, ragazzi e ragazze con disabilità più complesse (Ianes & Zagni, 2024). Si tratta di costrutti paradigmatici che variano profondamente tra culture e sistemi educativi riguardo alla percezione, alla presa in carico ed alle politiche governative adottate nei confronti delle persone che vivono tale condizione esistenziale. Sebbene la legislazione internazionale cerchi di dare definizioni univoche al costrutto d’“inclusione” (Medeghini 2018), l’impiego dello stesso termine, come messo in luce da molti autori, cela una serie di incongruenze e sovrapposizioni semantiche sovrastrutturali (D'Alessio, Medeghini, 2009).| File | Dimensione | Formato | |
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