L’articolo analizza il lavoro di Victoria Lomasko come caso di studio per comprendere la trasformazione del fumetto non-fiction tra graphic journalism, testimonianza situata e comics activism. A partire dalla mostra Political Statement: From Sketch to Symbol, il contributo indaga il passaggio dallo schizzo come traccia prodotta nella prossimità dell’evento al simbolo come forma capace di circolare nello spazio pubblico, condensando conflitti, memorie e cornici interpretative condivisibili. Il disegno dal vivo viene interpretato come dispositivo di conoscenza situata: non semplice registrazione del reale, ma pratica di osservazione, selezione e giudizio che espone la mediazione autoriale e trasforma la soggettività in componente epistemica. Attraverso i riferimenti ad Hannah Arendt e Ágnes Heller, il testo mette in luce il rapporto tra testimonianza, vita quotidiana e comprensione politica, mostrando come Lomasko renda visibili forme di vulnerabilità, marginalità e violenza che attraversano lo spazio post-sovietico. L’analisi delle sue opere italiane, da Altre Russie a L’ultima artista sovietica, consente inoltre di distinguere arte e attivismo come differenza di funzione, temporalità e regime di verità. La politica del disegno emerge così non solo come denuncia o mobilitazione, ma come capacità di connettere micro-violenza e macro-potere, memoria individuale e storia collettiva, urgenza dell’evento e durata dell’elaborazione simbolica.
Dallo sguardo che testimonia al segno che connette. Victoria Lomasko come caso di studio tra reportage illustrato, memoria post-sovietica e politica del disegno
Giovanni Boccia Artieri
2026
Abstract
L’articolo analizza il lavoro di Victoria Lomasko come caso di studio per comprendere la trasformazione del fumetto non-fiction tra graphic journalism, testimonianza situata e comics activism. A partire dalla mostra Political Statement: From Sketch to Symbol, il contributo indaga il passaggio dallo schizzo come traccia prodotta nella prossimità dell’evento al simbolo come forma capace di circolare nello spazio pubblico, condensando conflitti, memorie e cornici interpretative condivisibili. Il disegno dal vivo viene interpretato come dispositivo di conoscenza situata: non semplice registrazione del reale, ma pratica di osservazione, selezione e giudizio che espone la mediazione autoriale e trasforma la soggettività in componente epistemica. Attraverso i riferimenti ad Hannah Arendt e Ágnes Heller, il testo mette in luce il rapporto tra testimonianza, vita quotidiana e comprensione politica, mostrando come Lomasko renda visibili forme di vulnerabilità, marginalità e violenza che attraversano lo spazio post-sovietico. L’analisi delle sue opere italiane, da Altre Russie a L’ultima artista sovietica, consente inoltre di distinguere arte e attivismo come differenza di funzione, temporalità e regime di verità. La politica del disegno emerge così non solo come denuncia o mobilitazione, ma come capacità di connettere micro-violenza e macro-potere, memoria individuale e storia collettiva, urgenza dell’evento e durata dell’elaborazione simbolica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


