La statuizione del caso Soledil impegna ad ammettere che la deduzione della contrarietà della clausola vessatoria alla protezione del consumatore dovuta in forza del diritto unionale, quand’anche mai espressamente sollevata in precedenza, non possa risultare preclusa nel giudizio di rinvio prosecutorio, neppure laddove il principio di diritto enunciato nella pronuncia di cassazione rescindente abbia implicitamente (ma non anche esplicitamente) contenuto ostativo all’accoglimento di tale eccezione. L’effetto che ne consegue non sembra tuttavia impattare significativamente sulla disciplina nazionale, soprattutto se si considera che l’eccezione di giudicato a sua volta presenta di fatto, nell’applicazione concreta ad opera della giurisprudenza, probabilità di accoglimento inverse a quelle della conclusione di merito al cui accoglimento osterebbe, come dimostra per esempio il caso Coffee Break: il giudicato ingiusto è fragile anche in base al diritto interno, persino se la questione è stata espressamente sollevata nel procedimento, ma non coltivata nel grado successivo dal soccombente. I costi che l’attuazione di Soledil può infliggere al sistema, d’altronde, rientrano fra i più generali costi dell’armonizzazione delle discipline processuali, che tende facilmente al ribasso, come mostra la statuizione del caso Villa Ramazzini, la cui motivazione può pregiudicare l’accesso alla tutela cautelare ultrattiva per la generalità del contenzioso, oltre che specificamente nella materia della proprietà intellettuale, perché muove dal timore che l’ultrattività possa concernere anche cautele rese inaudita altera parte: si rende perciò auspicabile l’adozione di uno strumento unionale che piuttosto imponga a tutti gli Stati membri di onerare l’istante di promuovere tempestivamente il riesame della misura nel contraddittorio delle parti, ma non anche necessariamente a cognizione piena.

Strumentalità del giudicato civile e costi dell’armonizzazione: da Soledil a Villa Ramazzini

A. Giussani
2026

Abstract

La statuizione del caso Soledil impegna ad ammettere che la deduzione della contrarietà della clausola vessatoria alla protezione del consumatore dovuta in forza del diritto unionale, quand’anche mai espressamente sollevata in precedenza, non possa risultare preclusa nel giudizio di rinvio prosecutorio, neppure laddove il principio di diritto enunciato nella pronuncia di cassazione rescindente abbia implicitamente (ma non anche esplicitamente) contenuto ostativo all’accoglimento di tale eccezione. L’effetto che ne consegue non sembra tuttavia impattare significativamente sulla disciplina nazionale, soprattutto se si considera che l’eccezione di giudicato a sua volta presenta di fatto, nell’applicazione concreta ad opera della giurisprudenza, probabilità di accoglimento inverse a quelle della conclusione di merito al cui accoglimento osterebbe, come dimostra per esempio il caso Coffee Break: il giudicato ingiusto è fragile anche in base al diritto interno, persino se la questione è stata espressamente sollevata nel procedimento, ma non coltivata nel grado successivo dal soccombente. I costi che l’attuazione di Soledil può infliggere al sistema, d’altronde, rientrano fra i più generali costi dell’armonizzazione delle discipline processuali, che tende facilmente al ribasso, come mostra la statuizione del caso Villa Ramazzini, la cui motivazione può pregiudicare l’accesso alla tutela cautelare ultrattiva per la generalità del contenzioso, oltre che specificamente nella materia della proprietà intellettuale, perché muove dal timore che l’ultrattività possa concernere anche cautele rese inaudita altera parte: si rende perciò auspicabile l’adozione di uno strumento unionale che piuttosto imponga a tutti gli Stati membri di onerare l’istante di promuovere tempestivamente il riesame della misura nel contraddittorio delle parti, ma non anche necessariamente a cognizione piena.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2783831
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