La figura contrattuale della locatio operarum dell’uomo libero, che va collocata nell’ambito dell’unitaria figura della locatio-conductio, in quanto generativa sempre e comunque di una obbligazione di dare, si rivela all’analisi come la forma di ciò che nell’esperienza giuridica di oggi denominiamo “subordinazione”. Con la locatio operarum, infatti, viene attribuita la disponibilità materiale della persona locata, oggetto del contratto, al fine della prestazione delle operae, senza differenze tra il caso in cui questa persona sia quella dello schiavo o quella del libero. Il contributo qui presentato intende indagare sul modo nel quale, nell’esperienza romanistica, segnatamente dell’età tardo-antica, la subordinazione riceve configurazione strutturale e intende dimostrare che questa configurazione è collocata concettualmente nell’ambito della generale fenomenologia della possessio (C. 7,14,11), e in particolare nella specifica figura della possessio naturalis, o corporalis. Da questa configurazione discende non solo l’attribuzione al conductor di una situazione potestativa in ordine alla prestazione delle operae, ma la conseguente attribuzione del potere insindacabile, che si esercita ovviamente anche nei confronti del locator libero, di indirizzarne la prestazione ai fini esclusivi della realizzazione dell’interesse del conductor che ne rimane l’unico interprete.

Assoggetare per organizzare. Varianti della subordinazione

CRESCENZI, VICTOR
2013-01-01

Abstract

La figura contrattuale della locatio operarum dell’uomo libero, che va collocata nell’ambito dell’unitaria figura della locatio-conductio, in quanto generativa sempre e comunque di una obbligazione di dare, si rivela all’analisi come la forma di ciò che nell’esperienza giuridica di oggi denominiamo “subordinazione”. Con la locatio operarum, infatti, viene attribuita la disponibilità materiale della persona locata, oggetto del contratto, al fine della prestazione delle operae, senza differenze tra il caso in cui questa persona sia quella dello schiavo o quella del libero. Il contributo qui presentato intende indagare sul modo nel quale, nell’esperienza romanistica, segnatamente dell’età tardo-antica, la subordinazione riceve configurazione strutturale e intende dimostrare che questa configurazione è collocata concettualmente nell’ambito della generale fenomenologia della possessio (C. 7,14,11), e in particolare nella specifica figura della possessio naturalis, o corporalis. Da questa configurazione discende non solo l’attribuzione al conductor di una situazione potestativa in ordine alla prestazione delle operae, ma la conseguente attribuzione del potere insindacabile, che si esercita ovviamente anche nei confronti del locator libero, di indirizzarne la prestazione ai fini esclusivi della realizzazione dell’interesse del conductor che ne rimane l’unico interprete.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2577378
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