Il ruolo che il paesaggio ha assunto nel corso della poesia dei primi anni Duemila varia a seconda delle tradizioni letterarie. Certamente l’effusione dell’io e il guizzo di vita che emerge nel rapporto con gli elementi biologici hanno conferito una carica di segno positivo alla cosiddetta soggettività della natura. Un autore come Philippe Jaccottet ha potuto leggere nel paesaggio — precipuamente quello di Grignan nella Drôme — un ‘luogo’ altamente connotato a beneficio dell’io lirico che, nell’incontro con esso, ne esce fortificato sotto il profilo ontologico ed esistenziale. Del tutto diversa la prospettiva di Valerio Ma-grelli, il quale, soprattutto nell’ultima tranche della sua produzione, ha segnalato i residui e le scorie dell’Antropocene in ‘spazi’ tutt’altro che ameni e incontaminati, senza pur conseguire apertamente l’impegno e la valenza di una letteratura ecologica tout court. L’americano Forrest Gander, dichiarato esponente dell’ecopoetry, ha invece riunito lato sensu la denuncia e l’elogio nella metaforizzazione delle componenti essenziali dell’‘ambiente’, utili alla sopravvivenza biologica dell’uomo. Nel presente intervento analizzeremo tre sillogi edite nel primo ventennio degli anni Duemila — Et, néanmoins (2001) di Jaccottet, Il sangue amaro (2014) di Magrelli, Be With (2018) di Gander — che esprimono tre visioni della relazione tra io-scrivente e paesaggio, e che conferiscono a quest’ultimo caratteristiche diverse ma complementari.

La 'natura guardata' nel luogo, nello spazio, nell'ambiente: tre poetiche a confronto. Philippe Jaccottet, Valerio Magrelli e Forrest Gander

Alberto Fraccacreta
2021-01-01

Abstract

Il ruolo che il paesaggio ha assunto nel corso della poesia dei primi anni Duemila varia a seconda delle tradizioni letterarie. Certamente l’effusione dell’io e il guizzo di vita che emerge nel rapporto con gli elementi biologici hanno conferito una carica di segno positivo alla cosiddetta soggettività della natura. Un autore come Philippe Jaccottet ha potuto leggere nel paesaggio — precipuamente quello di Grignan nella Drôme — un ‘luogo’ altamente connotato a beneficio dell’io lirico che, nell’incontro con esso, ne esce fortificato sotto il profilo ontologico ed esistenziale. Del tutto diversa la prospettiva di Valerio Ma-grelli, il quale, soprattutto nell’ultima tranche della sua produzione, ha segnalato i residui e le scorie dell’Antropocene in ‘spazi’ tutt’altro che ameni e incontaminati, senza pur conseguire apertamente l’impegno e la valenza di una letteratura ecologica tout court. L’americano Forrest Gander, dichiarato esponente dell’ecopoetry, ha invece riunito lato sensu la denuncia e l’elogio nella metaforizzazione delle componenti essenziali dell’‘ambiente’, utili alla sopravvivenza biologica dell’uomo. Nel presente intervento analizzeremo tre sillogi edite nel primo ventennio degli anni Duemila — Et, néanmoins (2001) di Jaccottet, Il sangue amaro (2014) di Magrelli, Be With (2018) di Gander — che esprimono tre visioni della relazione tra io-scrivente e paesaggio, e che conferiscono a quest’ultimo caratteristiche diverse ma complementari.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11576/2692529
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